cuore di tufo

cuore di tufo

 

TitoloCuore di tufo
Autore
: Giuseppe Chiodi
Editore: Dark Zone
Anno di pubblicazione: 2018
Pagine: 304
Link all’acquisto: cartaceo/e-book

 

 

Cuore di tufo, romanzo di Giuseppe Chiodi, è un libro intriso di folklore, una storia dove la superstizione e la magia diventano realtà, trascinandoci nelle ossessioni di un uomo e nel ventre di una città che si rivela oscura e pericolosa.

Pietro Cimmino, antiquario ossessionato dalla ex-moglie, è disposto a tutto pur di averla indietro: vincere dei soldi affidandosi a un presunto mago, gettare fatture, recuperare un’antica pergamena che possa svelare un segreto che darò corpo a tutti gli spiriti e alle presenze misteriose a cui Pietro ha sempre creduto. Per salvare la figlia Sonia, coinvolta in un gioco mortale di gelosie, Pietro dovrà immergersi in un incubo che lo porterà a scoprire se stesso e le viscere di Napoli.

Pietro è uno di quei protagonisti che, di primo acchito – ma in realtà anche per buona parte della vicenda – non mi piacciono molto: propenso alla lamentela, poco ironico, ossessionato, insicuro. Tuttavia, è innegabile che spesso questo tipo di personaggi siano in grado di evolvere, cambiare, ed è di fatto ciò che accade a Pietro. Il suo cambiamento non è che, in realtà un ritorno alle origini, o meglio una riscoperta di quanto gli è stato insegnato dalla sua famiglia: al di là delle credenze popolari che prendono vita e della magia, conta di più l’attaccamento alle tradizioni di famiglia, quel riconoscere un sentiero che gli è stato indicato e la volontà di seguirlo per salvare proprio questa famiglia, rappresentata dalla figlia Sonia, che è a sua volta qualcuno a cui tramandare delle usanze e sopratutto una storia. Sono le storie ad essere essenziali, perché sono un’eredità che contribuisce a costruire l’identità di chi le ascolta e per questo è importante conoscerle in modo approfondito, come le conosce Pietro. E tutti gli spiriti di questa vicenda non sono che storie che prendono vita e che guidano Pietro, lo consigliano, lo confortano.

Cuore di tufo è un romanzo di cui, leggendo, si percepisce il gran lavoro che ci sta dietro: il mondo di credenze popolari e di folklore nel quale si muove il protagonista è quasi un’aria che si respira, una suggestione che esce dalla pagina e che colpisce l’immaginario. Il risultato è pittoresco, affascinante, ma ammetto che, ignorando completamente chi fossero entità come il monacello o la Bella ‘Mbriana, ho faticato a capire subito di chi e che cosa si stesse parlando (in tal senso avrei trovato utili un glossario o delle note a piè pagina che andassero a contestualizzare in modo più approfondito queste figure). Ad ogni modo, l’impatto che tutte questi elementi folkloristici hanno sul lettore è molto forte, così come l’ambientazione: ci immergiamo, letteralmente, in una Napoli sotterranea – dove è l’istinto a guidare le azioni – e dove ogni cosa si fa grottesca e paradossale. In realtà, tutto il libro è attraversato da una vena grottesca che ho apprezzato e che si esprime anche nelle azioni del protagonista, teatrali e a tratti macchiettistiche.

Il romanzo è scritto con uno stile che ho trovato convincete e con qualche guizzo ricercato, capace di tenere un buon ritmo grazie alle frasi abbastanza brevi – che funzionano bene nelle scene d’azione – e anche alla narrazione al presente. Mi sono piaciuti molto – perché contribuiscono a creare il clima folkloristico che caratterizza questo libro – i dialoghi o alcuni spezzoni in dialetto napoletano, anche se non li ho capiti proprio tutti (e ancora mi sarebbero piaciute delle note a piè pagina che ne riportassero la traduzione).

In conclusione, Cuore di tufo è una lettura interessante, soprattutto per chi cerca un libro diverso dal solito che sappia mettere in scena una storia credibile che affonda le sue radici nel floklore, vero punto forte.

Volto la pagina. Ecco la parte che m’interessa veramente: gli incantesimi. Nomi, formule. Il momento della verità. Prendo la lanterna a olio e spengo il lampadario. Avvicino il beccuccio ai candelabri; accendo le candele, illumino flebilmente la stanza. Questi sortilegi abbisognano delle tenebre. Tiro fuori il pugnale tagliacarte dalla tasca, sfodero la lama d’argento e mi risiedo.