la progenie di abaddon

TitoloLa progenie di Abaddon
Autore
: Rob Himmel
Editore: Dark Zone
Anno di pubblicazione: 2018
Pagine: 304
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La progenie di Abaddon, romanzo dark fantasy di Rob Himmel, è un libro che parla di oscurità: di quell’oscurità che è intorno a noi e che crea scandalo, ma anche e soprattutto dell’oscurità che è dentro di noi – sia essa rabbia, disamore, invidia, opportunismo, paura – e che costituisce una sfida quotidiana.

Abaddon, signore delle tenebre, sta per estendere il suo dominio sul mondo intero: ben presto i suoi accoliti, gli abaddoniti, sconfiggeranno chiunque oserà opporsi a lui e non accetterà di entrare a far parte delle sue schiere. Come ultimo baluardo, resta un gruppo di Splendenti, guerrieri dotati di capacità fuori dalla norma: a guidarli è Luce, giovane arconte che deve convincere innanzitutto se stessa di poter condurre i suoi compagni verso la vittoria. In parallelo, Reya e Telion, due arconti, cercano di recuperare ciò che è caduto dal cielo e che la profezia sostiene essere un’arma indispensabile per sconfiggere Abaddon e una coppia di truffatori, Kelo e Bhor, cerca di ritagliarsi un angolo di pace in un mondo sull’orlo del baratro.

La progenie di Abaddon, tracciando tre trame differenti che si influenzano a vicenda, segue tre percorsi diversi nel loro svolgimento, ma uguali nella loro essenza: le storie dei personaggi sono la storia dell’uomo che fronteggia il proprio limite, che esplora la propria anima, anche là dove questa è più oscura, e viene tentato di cedere a questa oscurità; un cedimento che – a prescindere dal fatto che si realizzi, che resti solo vagheggiato oppure sia scongiurato – rappresenta sempre un punto di svolta. E quindi ogni personaggio dubita, ha paura, si rattrista e cambia; e il cambiamento è sostanziale, perché cedere o resistere all’oscurità – alla rabbia, alla gelosia, al desiderio, all’odio e così via – è determinante nella vita.

Nei tre percorsi che l’autore ci fa seguire nella sua storia emergono in particolare quelli che sono i tre ambiti fondamentali – e fondanti – dell’esistenza: l’amicizia, l’amore, la fede. L’amicizia è incarnata da Kelo e Bhor, coppia di truffatori che vive guardandosi le spalle, sfruttando le rispettive capacità. Un rapporto di cura reciproca dove l’affermazione  “tu non morirai” – sunto della vera amicizia che si esplica nell’onestà anche a proprio discapito e in un disinteresse personale che si piega davanti al bene dell’altro –  vale però appieno solo per Bhor, che ha uno sguardo quasi paterno nei confronti di Kelo, intrappolato invece in un’idea di amicizia come qualcosa di totalmente esclusivo, per cui è geloso dell’amico e quando nel loro rapporto a due subentra un’altra persona crede che l’affezione e il supporto dell’amico per lui vengano meno. E questo è un problema che porta, in prima battuta, a una serie di errori di valutazione che hanno conseguenze pesanti e, in seconda battuta, all’ossessione e al senso di colpa per quanto accaduto, che portano a chiudersi in se stessi. L’amore trova spazio invece nella storia di Telion e Reya, che per tutta la vita hanno collaborato tra loro portando a termine missioni per gli Splendenti: un’ottima coppia sul campo, ma incapaci di accorgersi di ciò che li lega. Entrambi infatti, per quanto all’apparenza possa sembrare diversamente, non capiscono che cosa sia l’amore, o meglio, lo intuiscono, ma lo fuggono, Telion accontentandosi dell’ebrezza di un momento che non richiede impegno, Reya cercando con timidezza qualcuno che possa tamponare la sua preoccupazione, consolarla e farla sentire importante. Quando entrambi riconoscono se stessi – per quello che sono davvero – nell’altro, si tirano indietro, minimizzano e compiono sbagli clamorosi che tarpano le ali all’altro, invece di accompagnarlo alla sua completa realizzazione. Sia Reya sia Telion sono vittima di un errore di prospettiva, per cui, non rendendosi conto per tempo che la strada che hanno percorso insieme li ha fatti innamorare, portandoli anche ad accettare di soffrire per l’altro e di sacrificarsi, si condannano all’infelicità. In ultimo, di fede si parla nelle vicende che coinvolgono Luce e Gherdiom, che sono guerrieri e fanno entrambi parte della Confraternita degli Splendenti, ma Luce ha un lascito, cioè una capacità sovrannaturale – riesce a prevedere il futuro – , mentre Gherdiom no. Entrambi combattono contro i servi di Abaddon in nome di Or, che è il dio in cui credono e che rappresenta la luce, il bene. Tuttavia, c’è una linea sottile che divide la fede dei due, che è però decisiva: Luce accetta ciò che le viene chiesto, nonostante le rinunce cui va incontro – che non sono rinunce da poco – , certa che la sua fede cambi lo spirito con cui compie ogni azione e che l’esito non dipenda da lei, mentre Gherdiom si ribella, prima in modo tacito e poi in modo palese, perché non disposto fino in fondo a rinunciare a ciò che brama, non riuscendo a comprendere che il bene – sia per lui sia per gli altri – sta in quella rinuncia, in quell’obbedienza che troverà un senso solo se si saprà essere a essa fedeli.

In generale, La progenie di Abaddon parla di come l’oscurità sia innanzitutto dentro le persone. Nel romanzo, e nella vita, non ci sono persone buone a prescindere, senza difetti, senza limiti, ma ci sono persone che combattono per superare l’oscurità che vive in loro. E l’oscurità, alla fine, è venir meno a se stessi; è zittire, deturpare, storpiare il desiderio di bellezza, di giustizia, di amicizia sincera, di amore vero che ognuno possiede, perché non si vuole essere davvero onesti con se stessi, perché il mondo dice che sono altre le cose che contano, perché si ha paura. Così, pezzetto dopo pezzetto, ci si perde.

Concludendo, una breve nota sulla trama e sulla scrittura del libro, che ho trovato non si perdesse in tanti fronzoli e andasse dritta al punto, senza però trascurare quei dettagli che consentono di creare un’ambientazione credibile e, soprattutto, dei personaggi con qualcosa da dire e complessi – su tutti, per credibilità, brillano Luce e Telion – . Per quanto riguarda la trama, ho apprezzato molto il fatto che fosse disseminata di indizi che permettessero di cogliere prima della sua esplicazione il colpo di scena che sta alla base della storia. Dunque, La progenie di Abaddon è un romanzo consigliatissimo.

«Perché, perché quest’odio scellerato?» chiese Luce cadendo sulle ginocchia.
Abaddon parve fermarsi, con i tentacoli fatti di energia oscura che presero a penzolare in un moto docile.
«Odio? No, non è odio», disse con voce umana sovrapposta a un’altra cavernosa. «Io vi amo, siete miei. Mi appartenete da sempre. Dentro ciascuno di voi c’è il mio seme. Voi siete la mia progenie.»