le grandi acque

le grandi acque

 

TitoloLe grandi acque
Autore
: Maura Maffei
Editore: Edizioni della Goccia
Anno di pubblicazione: 2018
Pagine: 184
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Le grandi acque di Maura Maffei è uno di quei romanzi che, finita la lettura, ti lasciano quella sensazione di calore nel cuore, quella lietezza perché ogni tassello è andato al proprio posto. La storia, che ha il sapore del mito antico, di quei racconti che trascendono il tempo, narra l’avventura – che è un viaggio di crescita e di conoscenza di sé – degli eredi dei Cavalieri protettori d’Irlanda: ognuno di loro dovrà portare a Briocán, il saggio Cavaliere Bianco, un oggetto che reputa di valore inestimabile; il più meritevole diverrà il taoiseach di una tuath, cioè il capo di un territorio dell’Irlanda.

Úna è una giovane donna, figlia di uno dei Cavalieri d’Irlanda, ed è fidanzata con Donncha, che la ama di un amore semplice e che come lei è uno degli eredi dei Cavalieri. Entrambi sono cresciuti con Cecil, figlio del Cavaliere Nero, che è partito come crociato ed è dato per morto. Prima della partenza, Cecil ha chiesto in sposa Úna, che ha accettato la sua proposta, travolta da un bacio il cui meraviglioso sapore a poco a poco la ha abbandonata; la ragazza, scoperta la morte di Cecil, ha deciso di rompere la promessa e di fidanzarsi con Donncha. Una volta ritrovati, i tre giovani dovranno capire quale rapporto li lega e soprattutto che cosa è chiesto realmente loro.

C’è un piano per ognuno: un’idea che spaventa, perché tenersi in mano è più facile, per quanto più limitante, rinchiudersi nelle proprie idee, nelle proprie impressioni, non fidarsi di niente e di nessuno. Un’idea che si fatica ad accettare, soprattutto quando viene chiesto di abbandonare le poche certezze che si hanno – siano esse materiali o nel campo degli affetti – per qualcosa di più grande, che poi è la piena realizzazione di sé, un – insperato – cento volte tanto quello che già si possiede. È sempre necessario un atto di fede, sia quando ci si deve rapportare con qualcun altro sia quando si deve stravolgere tutto ciò che si aveva immaginato per la propria vita. Fidarsi è il punto di partenza e allora si comprende che il piano che tanto creava sgomento è stato pensato appositamente per ognuno e che ogni tappa – che può essere gioiosa ma anche dolorosa – è necessaria. Aderire al piano – e non a un destino capriccioso – significa scegliere se stessi: è rivelare il meglio di sé e riconoscere il proprio limite – che viene abbracciato da un Altro da cui, in definitiva, deriva il piano – e così scoprirsi del tutto. Úna, schiacciata dallo spettro di una scelta sbagliata dovuta a una situazione obiettivamente difficile e dolorosa, non riesce ad accettare l’errore commesso e sprofonda nell’incertezza che, alla fine, causa sofferenza a se stessa e a chi la circonda. Donncha, che fa della propria apparente mancanza di serietà una fortezza dentro la quale rinchiudersi, preferisce non vedere ciò che accade davanti ai suoi occhi e fuggire le responsabilità. Cecil, che viene da anni di sofferenze fisiche e mentali, è divorato da una rabbia che lo rende implacabile. Ognuno di loro, in momenti diversi, è chiamato a seguire il piano che si rivela lui davanti, e accogliere così la dolcezza di un sentimento condiviso, le responsabilità della vita adulta, la dolcezza del perdono di sé e degli altri. Ma aderire al piano vuol dire anche scoprire quello sguardo d’amore che guida ogni passo; nonostante l’ingenuità, la rabbia, il timore, lo sguardo d’amore persiste. E questo sguardo d’amore è qui incarnato da Briocán – che simboleggia lo sguardo di Dio – , che invita a indagare se stessi ma anche a guardare più in là, verso un’isola che pochi vedono ma che poi è la meta di tutti, quell’isola che si raggiunge navigando le grandi acque della vita.

Il romanzo è scritto con uno stile fortemente evocativo, a tratti onirico, a tratti profetico: i simboli affollano le pagine, rendendo la lettura non troppo semplice, ma stimolante. La scrittura ricalca la storia: entrambe sono intrise di segni che i personaggi e il lettore devono cogliere. Sono poi sempre belle nei romanzi della Maffei le intromissioni di parole irlandesi durante la narrazione, che danno un sapore magico alla lettura.

In conclusione, Le grandi acque è un bel libro, capace di parlare al cuore e di emozionare.

« […] Possibile che a nessuno di voi interessi il grave fardello e la sacra gloria di guidare il mio popolo sulla via della pace?» S’infervorò con la baldanza di quando era il migliore arciere del re: «A chi mai affiderò Cinniúint? A uno spettro triste ed egoista che non si avvede quale sia la verità che gli passa accanto, che lo accarezza di sussurri eterni?».