sice. le bambole non hanno diritti

sice. le bambole non hanno diritti

 

Titolo: SICELe bambole non hanno diritti
Autore: Fernando Santini
Editore: Dark Zone Edizioni
Data di uscita: ottobre 2017
Pagine: 224
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SICE, cioè Squadra Investigativa Crimini Efferati: un’unità operativa con il compito di risolvere quegli omicidi che creano scandalo, perché particolarmente violenti e spietati. Il primo caso della squadra, capitanata da Marco Gottardi – Vice Questore con un profondo senso della giustizia – , riguarda l’uccisione di un regista cinematografico nel suo appartamento, collegata al ritrovamento del corpo – brutalmente torturato – di un bambino nel Tevere. Ad aiutare di nascosto la SICE, un’organizzazione segreta che si fa chiamare ARCO, pronta a utilizzare la violenza pur di trovare i colpevoli.

SICELe bambole non hanno diritti di Fernando Santini è un thriller che tratta di argomenti forti: si parla di traffico di minori, di film snuff (sono i film dove le torture e gli omicidi avvengono per davvero), di corruzione. Non è certo una lettura facile, perché alcune immagini sono proprio un pugno nello stomaco e – purtroppo – la storia raccontata potrebbe essere vera. Tuttavia, è palese che il fine di questo romanzo non sia quello di scandalizzare; con la sua storia, dove la risoluzione del caso comunque appassiona, vengono lanciate alcune provocazioni: che cosa spinge alcuni persone a voler far del male alle altre? Come si può far del male a un bambino? Ma in particolare una provocazione nel libro è più centrale rispetto alle altre: che cosa significa giustizia? O meglio: in che modo si fa giustizia? La risposta è quella della SICE, che rispetta la legge e fa parte del “sistema”, o quella di ARCO, che si considera al di sopra della legge e anzi la infrange? Tralasciando ora quello che è il peso dell’una e dell’altra nell’indagine all’interno del romanzo, è interessante la contrapposizione tra giustizia e vendetta – per quanto questa nella bocca di chi la professa sia mascherata proprio da giustizia: una giustizia per chi non c’è più e ha dovuto subire un destino simile a quello delle vittime del caso –  e non banale il fatto che la risposta sia idealmente scontata, ma che non lo sia sempre nei fatti. Quella tra giustizia e vendetta è una contrapposizione classica, di cui si è parlato molto, ma è sempre attuale, così come attuale è la storia narrata, in particolare con i riferimenti all’immigrazione.

SICELe bambole non hanno diritti è una storia corale: accanto a Marco Gottardi, sono tanti i personaggi che popolano le pagine del libro, tra i suoi colleghi, i membri della ARCO e i colpevoli. Ne esce un ampio campionario umano – che desta svariate sensazioni – , su sui spiccano i poliziotti e le loro emozioni durante le indagini, che poi sono le emozioni che prova il lettore. Il libro è scritto con uno stile scorrevole che rende la lettura veloce; si tratta di uno stile che trovo adeguato per una storia del genere.

In conclusione, SICELe bambole non hanno diritti è un buon thriller che consiglierei a chi è appassionato del genere.

«Vedi, Guglielmo, quella, per noi, non è una ragazzina. Per noi, e se ci pensi bene anche per te, è solo una bambola. E una bambola non ha diritti. Una bambola ha solo un dovere. Quello di far divertire il burattinaio» […].