Il Divino Sequel

Il Divino Sequel

 

TitoloIl Divino Sequel
Autore: Dario Rivarossa
Editore: Il Terebinto Edizioni
Anno di pubblicazione: 2017
Pagine: 195
Link all’acquisto: cartaceo/e-book

 

 

Il Divino Sequel di Dario Rivarossa, romanzo tra lo storico e la fantascienza – ma cercare una classificazione sarebbe riduttivo – , è uno di quei libri che in un primo momento spiazzano, per poi mostrare che dietro a un’idea improbabile non c’è solo una struttura ben congegnata e originale, ma anche tanto da dire.

Zvanì, Giovanni Pascoli, è ancora un ragazzino che aspetta l’inizio delle vacanze estive, quando si imbatte in William, un compagno di scuola che ha fatto uno scoperta straordinaria, vagando per la soffitta del collegio: un antico manoscritto che sembra riferirsi al poema per eccellenza, la Divina Commedia. Sono le premesse per quella che solo in un primo momento è una mera ricerca filologica e diventerà una missione di vitale importanza; perché così come Zvanì uomo e poeta possiede tutta la sensibilità umana e artistica per poter capire e far proprio il segreto della pergamena, anche William possiede facoltà che sono fuori dall’ordinario e così il mondo intero. In un gioco di verità che si palesano a poco a poco, Zvanì cercherà di adempiere alla propria missione.

Il Divino Sequel, prima di essere una storia avvincente, è innanzitutto un romanzo che parla di Letteratura. Ogni cosa parte dalla Letteratura, con la sua carica creativa e immaginifica. La Letteratura è scintilla, principio di conoscenza del mondo e di noi stessi, e in questo senso ci eleva, ci porta a vedere le cose, e i significati che esse celano dietro e dentro di sé, in modo diverso, profondo, consapevole. E in tal senso è liberatoria, ma non c’è mai liberazione senza prima accettazione del proprio io, così come ci viene rivelato, compresi quei lati che non piacciono o spaventano; solo guardandoli in faccia, affrontandoli e amandoli si possono infine comprendere e imparare a conviverci e anche a superarli. Un’esperienza, quella della Letteratura, che viene vissuta sia da chi la produce sia da chi la fruisce, due realtà che sono incarnate da Zvanì, lettore e poeta dallo sguardo sensibile, capace di guardare oltre: non solo – e semplicemente – oltre se stesso e il proprio interesse, ma oltre l’immediato, al che il vedere, con il bagaglio del passato riletto alla luce della consapevolezza acquisita, diventa prevedere, tenere al futuro così tanto da giocarsi in prima persona, contro un nemico malvagio, ma anche contro la mediocrità di chi si accontenta, di chi non sente il richiamo di qualcosa di alto e altro che si distanzia dalla banale quotidianità, di chi pone al centro solo se stesso e i propri bisogni effimeri.

Centrale, nel libro, è l’amore per la poesia e in generale l’amore: in fondo, tutto si muove dall’amore, da una passione che non si esaurisce in se stessa, ma che tenta di costruire, da una complicità anche sofferta, da un’amicizia che è sostegno.

Il romanzo è scritto con un tono ironico, indulgente e affettuoso che rende la lettura molto godibile. Il Divino Sequel riesce ad appassionare e divertire.

Concludendo, Il Divino Sequel è un’avventura filologica e fantascientifica, ma soprattutto umana, un buon libro che parla della Letteratura e del suo essere irrinunciabile.

Chiude la valigia. Scocca un’ultima occhiata alla stanza, annuisce in modo impercettibile e si dirige verso la scala. “Caro Zvanì” intanto pensa “confido nella tua discrezione perché non riveli nulla dell’oggetto dimenticato da padre Antonio, né del documento nascosto da padre Utri. Anche perché non sono mica cose dei padri Scolopi: sono mie”.