Il Portale d'Ossa

Il Portale d'ossa di Laura Fornasari

 

TitoloIl Portale d’Ossa
Autore: Laura Fornasari
Editore: auto-pubblicazione
Anno di pubblicazione: 2018
Pagine: 1042
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Il Portale d’Ossa, dopo Le lacrime di Ishtar e Le fiamme di Darastria, chiude la Trilogia di Ishtar, saga fantasy nata dalla penna di Laura Fornasari; una conclusione che è un sunto di tutto ciò che è accaduto nei romanzi precedenti e in un certo senso sua sublimazione, ultima rappresentazione che tira le fila di una storia che, in mezzo a magia, altre dimensioni, mezzosangue, elfi, demoni, ali di drago e molto altro, è innanzitutto umana.

Vahenor, dio della morte, sta per tornare: il folle piano di re Dinadus e del suo mago Carath-Adremus sta per compiersi. Hennet è deciso a salvare i mezzidraghi sopravvissuti alla distruzione di Darastria e, per aiutarlo, Lirah chiede aiuto ai Fatati, andando nel mondo di Sotto e risvegliando l’attenzione di qualcuno di pericoloso. Rayanath cerca di portare via sua figlia dal carcere del mago e Gade scopre l’orrore che si nasconde dentro il corpo della sua sorellina rediviva. Intanto, Fenwark e Lilien scoprono timorosi il legame che li unisce, mentre Zelmar affronta i propri fantasmi e la Mater Vita Morrigan fugge i propri doveri. Ma la battaglia finale si avvicina e tutti sono chiamati a prendere il posto che spetta loro.

Il Portale d’Ossa è un romanzo affollato, dove ogni personaggio, anche quelli minori e marginali, ha una propria storia che trova una conclusione, una strada che percorre e che lo conduce a una maturazione: c’è chi capisce che colpevolizzarsi è inutile, chi rinuncia alla propria felicità per il dovere, chi prendendosi cura degli altri guarisce le proprie ferite, chi scopre il valore del perdono. Certo, sopra tutti brilla il percorso di Hennet: è in questo romanzo che il ragazzo – dopo aver accettato la propria identità e capito che il suo essere diverso non lo può portare a rinunciare a una vita come quella di qualsiasi altra persona – affronta le conseguenze del proprio retaggio e diventa l’eroe pronto a sacrificarsi, quello da cui dipende l’esito ultimo della guerra. Ma è anche il ragazzo che ha delle ferite, prima fra tutte la perdita di Arakun; e sarà proprio Arakun che sarà decisivo in un momento cruciale della vicenda, perché in fondo non ha mai cessato di essere vicino al suo amico e di aiutarlo. Accanto a Hennet, anche Lirah fa la sua parte, osa, si spinge oltre le proprie capacità per aiutare gli altri e anche per provare a se stessa di potercela fare, testarda e coraggiosa, e come lui affronta il dilemma del che cosa sia giusto e cosa sbagliato quando si lotta, fino a che punto ci si possa spingere senza rinunciare alla propria umanità, senza trasformarsi in carnefici. 

Dicevo che questo romanzo è la sublimazione dei due precedenti, perché appaiono quelle tematiche che a ben vedere sono il cuore di questa saga e si ripresentano  a un livello più elevato e profondo. La tematica della diversità ritorna non più – o almeno non del tutto – come discrimine, ma come amalgama, perché in fondo, divinità, elfi o demoni, si ha bisogno di rivedersi negli occhi dell’altro, di trovare ed essere trovati: emblematica in tal senso è la triste storia dell’uomo-serpente e della sua identità perduta, alla ricerca di qualcosa o qualcuno con cui identificarsi, incapace di vivere perché divorato da una solitudine distruttiva. E pure il desiderio di vivere nel mondo, di non rinchiudersi in una prigione dorata che aveva caratterizzato il secondo libro ritorna, portata avanti ancora da Hennet, ma anche da quei personaggi che non ti aspetti e la cui prigione, in un primo momento, non appare nemmeno nemmeno tale e, in un secondo momento, non ha nulla di dorato: è il caso di Dinadus, sua moglie e Sarod, intrappolati nell’illusione che il limite umano della morte possa essere superato, non importa a quale prezzo; ma è anche il caso di Carath-Andramus, reso cieco dall’ambizione, prigioniero di se stesso.

Il Portale d’Ossa, nonostante la notevole lunghezza, è un libro che si legge in fretta, complice anche il continuo saltare da un personaggio all’altro e il bello stile, capace di emozionare. È un romanzo che ha la capacità di accompagnare chi legge verso la conclusione che è in realtà l’inizio di qualcosa di nuovo: giunti alla fine, l’autrice consegna i suoi personaggi al lettore perché sia lui che possa immaginare il resto delle loro vite, non prima di un confronto finale, commosso e commovente, tra Hennet e il drago Rayanath – che resta il più bel personaggio della trilogia, nonostante in questo libro la sua presenza sia meno preponderante – . Dopo una guerra che ha scosso l’ordine del continente dei nostri personaggi, che li ha messi alla prova, uniti, allontanati, feriti e uccisi, arriva quel momento in cui tutto ciò che era non è più e nuove prospettive si aprono; Rayanath è tutto ciò che era in passato, portavoce di un mondo che ha cessato di esistere, emblema di una spiritualità trascendente che si è chinata su di lui e attraverso di lui sul mondo, mentre Hennet è tutto ciò che è al di là da venire, con la sua prospettiva umana, fatta di nobili ideali e coraggio. Hennet è l’eredità di Rayanath, è la persona che ha imparato a camminare – a volare, nel nostro caso – da sola e che ora chiede di poter provare a costruire un nuovo mondo con le sue forze; ma è anche la persona che sa di aver bisogno del drago, nonostante il drago non sia presente fisicamente, ma sia piuttosto un insegnamento, un ricordo, una leggenda.

Alla fine delle lettura, resta un sapore agrodolce in bocca, che è un po’ quello che rimane dopo essersi affezionati a una bella storia. Il Portale d’Ossa è, insieme ai libri precedenti, proprio questo: una bella storia, una di quelle che si incontrano per caso e che poi, con le loro suggestioni, rimangono.

Quando smette di farsi domande, quando ci riesce, cala su di lui una questa consapevolezza: è come se i ricordi fossero lì con lui, al sicuro, come se tutto fosse sotto controllo.
Sa di avere tutti i pezzi del rompicapo- Deve solo resistere alla tentazione di guardarli, perché altrimenti si dissolvono nel nulla.
Quando scivola in quello stato c’è tuttavia qualcosa che ribolle sotto la superficie, qualcosa di troppo grande per poter essere ignorato.
Sa di essere morto.