Polvere di fata

Polvere di fata di Barbara Poscolieri

 

Titolo: Polvere di fata
Autore: Barbara Poscolieri
Editore: Lettere Animate
Pubblicazione: 13 novembre 2017
Pagine: 122
Link all’acquisto: cartaceo/e-book

 

 

Polvere di fata di Barbara Poscolieri è un romanzo che colpisce dritto nello stomaco, una storia che si legge di un fiato; è il racconto della caduta di una giovane donna, Chiara – che, mossa dal dolore e dal desiderio di annientamento, cerca di annullarsi nella droga – e poi del suo sofferto tentativo di tornare in piedi.

Chiara è una brillante studentessa di medicina, prossima alla laurea, che ha appena chiuso una relazione nella quale aveva investito tutta se stessa: un evento che la lascia disperata, svuotata, incapace di trovare un motivo per affrontare la vita con positività e di vedere ciò che di bello le resta o può essere. Per caso, conosce Simone, un ragazzo che la introduce all’Ocean, un locale alla moda che nasconde dietro la sua facciata luccicante un antro oscuro, fatto di alcol, sesso e droga. E questo antro oscuro a Chiara appare come il luogo dove il dolore che non riesce affrontare può essere messo a tacere: non importa quanto sia stupido, non importa quanto sia umiliante; l’unica cosa che importa è perdersi in quell’oscurità, non affrontare davvero quello che si prova, illudersi che si vive solo quando la polvere di fata, cioè la cocaina, fa il suo incantesimo. Ma, col tempo, grazie a incontri fugaci da cui Chiara non vuole nemmeno farsi toccare ma dai quali resta in diverso modo segnata, la ragazza proverà a liberarsi della droga, riprendendo in mano la propria vita.

Polvere di fata è appunto la storia di Chiara, una storia che ha come punto di arrivo la consapevolezza di sé e il coraggio di guardare in faccia la realtà per quella che è, senza lasciarsi sopraffare da essa, neanche in realtà aggredendola con violenza, ma, in un primo momento, accettandola e poi cercando, nel proprio piccolo, di cambiare quello che può essere cambiato. Chiara – passando attraverso un incubo che lei per prima ha fortemente voluto per distruggere se stessa e la propria sofferenza e che in realtà l’ha portata a conoscere nuove sfumature del dolore e del disprezzo – alla fine sceglie se stessa. Una se stessa che rivendica a un certo punto anche con forza, tagliando i ponti con tutte le altre persone – che siano amici, ex-fidanzati o compagni di notti disperate – , desiderando salvarsi non per qualcun altro o qualcos’altro, come può essere la dolcezza di un amore che nasce, ma solo per se stessa. Da sola. Ma in realtà la solitudine che reclama Chiara è un’illusione – un’illusione positiva, in un certo senso, dopo un vortice di allucinazioni distruttive – perché è vero che lei si vuole salvare per se stessa, ma è arrivata a questa consapevolezza grazie alle briciole che altri hanno fatto cadere lungo la strada e che lei ha raccolto, briciole che andrà a riassaporare nel suo percorso di risalita.

Un ruolo importante in questo romanzo, per quanto mai centrale ma piuttosto accennato, è giocato dalla scrittura. Si scopre infatti che Chiara, prima di cadere nella spirale del dolore e poi in quella della droga, scriveva: del futuro che sognava e dell’amore. Sono cose che ora non percepisce più proprie perché si sente soffocata dalla sofferenza, motivo per cui abbandona anche la scrittura, perché scrivere è, in qualche modo, guardare sempre dentro se stessi, scavare, cercare, rivivere momenti e affrontare quello che si incontra, che può essere qualcosa di scomodo. Tuttavia non si può prescindere, scrittura o no, da questo lavoro di analisi di sé ed è bello che il romanzo lo affidi alla scrittura.

Il romanzo è scritto bene, con uno stile che sa, da un lato, descrivere con efficacia gli ambienti di questa storia, cogliendo le ombre che rendono inquietanti i luccichii dell’Ocean, e, dall’altro, far emergere i sentimenti e le sensazioni di Chiara; leggendo si empatizza con lei, ci si arrabbia con lei e si fa il tifo per lei. Meno approfonditi risultano gli altri personaggi, che sono in funzione di Chiara e del suo percorso: un elemento non necessariamente negativo, perché certe interazioni assumono un maggior potere evocativo senza avere tutti i dettagli su ciò che un personaggio è stato o ha fatto, ma non in tutti i casi; risulta infatti troppo accennata l’amicizia con Giorgia, che viene presentata come stringente ma poi di fatto non risulta così, e anche la figura dello spacciatore Caligola, la cui affezione nei confronti di Chiara sembra un po’ nascere dal nulla, poteva essere gestita un po’ meglio. Ad ogni modo, sono dei dettagli che non vanno ad inficiare il valore del libro.

In conclusione, Polvere di fata è un buon romanzo, una di quelle letture che riescono al tempo stesso a emozionare e a far riflettere, capace di trattare con delicatezza e onestà il tema per niente facile della dipendenza da droga.

La prima volta che Chiara tirò cocaina non lo fece con l’idea di provare qualcosa di diverso, di aggiungere una nuova voce all’elenco delle esperienze da fare nella vita o di dare una sferzata di euforia alla serata.
Erano cose che giudicava insignificanti.
La prima volta che tirò cocaina lo fece con la volontà di farsi del male.
Esattamente come tutte le altre.