La voce delle ombre

 

Titolo: La voce delle ombre
Autore: Paolo Lanzotti
Editore: Mondadori
Pubblicazione: 6 ottobre 2016
Pagine: 341
Link all’acquisto: cartaceo/e-book

 

 

La voce delle ombre di Paolo Lanzotti è un giallo storico ambientato nella Venezia dell’estate del 1849: sullo sfondo di una rivoluzione morente, quella contro gli austriaci, che insegue il sogno dell’indipendenza, l’ex sbirro della polizia asburgica Teodoro Valier indaga, per volere di Daniele Manin, fautore della rivoluzione, sull’omicidio di un combattente della fascia più radicale. Teodoro è malvisto da chi incontra, che in una situazione critica come è quella che sta affrontando la città – tra bombe e l’epidemia di colera – non comprende che senso abbia concentrarsi sull’ennesimo corpo morto, ma anche dal suo aiutante Samuele Poli, che lo accusa della morte del fratello; nonostante questo, prosegue nella sua indagine, sino a condurci alla sua risoluzione.

La voce delle ombre è un buon romanzo, dove la fantasia e la realtà storica si fondono insieme, creando una vicenda plausibile e avvincente. Chi ha ucciso Alvise? Si tratta di un omicidio casuale, oppure c’è qualcosa di ben più grande dietro la sua morte? E ancora: cosa nascondono tutte le persone che sembrano coinvolte nella vicenda? E, infine, che ne sarà di Venezia, di quel sogno di libertà che ha ridotto una città alla fame e alla miseria? Mentre la storia fa il suo corso, la vita dei personaggi – in primis quella del protagonista e narratore Teodoro, ma anche quella dei personaggi secondari, reali o fittizi che siano – prosegue, a volte assecondando gli eventi – travolgenti nella loro grandezza – , altre volte cercando di tracciare una propria via, di trovare il proprio posto con disilluso pragmatismo o ardente, e a tratti superbo, patriottismo. Si può dire che Venezia sia la coprotagonista di questo romanzo: leggendo pare di camminare per le calli, di vedere il disfacersi di una città che tuttavia mantiene un certo grandioso eroismo, di percepire lo sconforto dei suoi abitanti. L’altro protagonista è Teodoro Valier, quest’uomo di quarant’anni, vedovo, con un atteggiamento cauto e controllato che nasconde un certo disagio nei confronti degli altri e anche di se stesso. Teodoro è un uomo che si sente discosto da tutti e da ogni cosa, e questo si traduce in una profonda malinconia, nei confronti di un mondo che scivola via da un passato che sembra sgretolarsi in nome di un futuro che appare incerto, oscuro e in una solitudine che si trascina da anni e sembra acuirsi in un momento in cui tutti si uniscono in una lotta che lui sente estranea. A smuovere questa solitudine, che è quasi una reclusione, sarà un fugace incontro, un’intuizione che, nella Venezia che crolla sotto il peso delle proprie speranze e che gli risulta estranea, ci sia tuttavia qualcosa anche per lui.

La lettura di questo romanzo è, come detto prima, avvincente: la vicenda è ben congegnata e il mistero dell’omicidio di Alvise appassionante; è interessante assistere agli interrogatori di Teodoro, alla sua attenzione per i particolari e per le piccole contraddizioni. I dialoghi sono ben costruiti, mai scontati, capaci di catturare l’attenzione e credibili, così come credibili sono i personaggi, che risultano ben caratterizzati. Oltre a Teodoro, spiccano in particolare il suo aiutante Samuele, sfuggente ma decisivo, la figura di Lucetta Scarpa, moglie dell’uomo ucciso, una donna forte e affascinante, e quella di Daniele Manin, politico che a voluto la rivoluzione ma che si rende conto del suo fallimento prima che sia troppo tardi.

Il libro è scritto con uno stile che definirei analitico, capace di far emergere bene le sensazioni e i pensieri di Teodoro – ma anche di cogliere le reazioni di chi interagisce con lui – e soprattutto molto efficace nel dipingere questa Venezia rivoluzionaria e il suo clima a metà tra il rassegnato e il coraggioso, scandito dalle continue esplosioni – che non a caso costellano le pagine, come echi lontani oppure vicini, ma mai assenti – e dalla presenza della morte, che impregna l’aria, le case, i corpi e gli spiriti. Inoltre il ritmo lento permette di godersi al meglio lo svolgersi dei fatti e di ipotizzare la propria risoluzione del caso.

In conclusione, La voce delle ombre è un buon romanzo in grado di equilibrare il mistero con la storia, con un protagonista che, con i suoi modi quieti, il suo senso della giustizia e la sua malinconia, saprà conquistare chi legge.

La navigazione durò alcuni minuti. Il ritmico sciabordio del remo, l’acqua placida dei canali, il cielo limpido, la calura appena smossa da una brezza odorosa di salsedine pennellavano una tipica, sonnolenta mattina d’estate. Il contrasto con le masserizie degli sfollati accatastate sulle rive, i ponti lesionati, lo sguardo ansioso dei barcaioli che incrociavano il nostro tragitto e l’onnipresente riecheggiare delle artiglierie era stridente.