Thomas Mazzantini

 

Nome: Thomas Mazzantini
Autore di: Garmir: l’Eclissiomante, Garmir: I Soli Prigionieri, Torce nel Diluvio
Scrittore preferito: Terry Pratchett
Il libro o i libri irrinunciabili: Buona Apocalisse a Tutti
Il libro che hai iniziato e non finirai mai: Brisingr

 

 

Ciao Thomas e benvenuto su Il Gufo Lettore. Cominciamo subito con la domanda di rito per ogni scrittore: quando e perché hai iniziato a scrivere? E che cosa ti ha spinto a voler condividere le tue storie? 

Ciao! Che bello essere qui, grazie per l’opportunità! Ho iniziato a scrivere sul serio (senza contare raccontini vari mai finiti) a 15 anni. Scrivevo per far divertire i miei amici. Davo loro delle “puntate” di cinque capitoli ogni due/tre settimane, che poi sono diventate il mio primo romanzo, Garmir: l’Eclissiomante, pubblicato a 18 anni con la Baldini Castoldi Dalai (ora Baldini&Castoldi).

Torce nel Diluvio è un romanzo che attinge da diversi generi letterari, risultando anche non di facile collocazione, per quanto affine alla fantascienza. Ho trovato originale questa mescolanza di generi, così come l’ambientazione, che costruisce un mondo post-apocalittico allagato da un ipotetico Diluvio, che ha portato alla nascita di creature ibride. Che rapporto c’è tra l’ideazione del romanzo e quella dell’ambientazione? In particolare, come è nata l’idea di un mondo simile, dove sono presenti anche entità aliene in grado di modificare il fisico e la mente delle persone?

Torce nel Diluvio nasce da un racconto breve che avevo scritto per un concorso (mai pubblicato). La mia prima intenzione era quella di rispolverare il racconto e aggiungerne altri per creare una raccolta tutta ambientata nello stesso folle mondo post-apocalittico. Via via che progettavo le varie trame ho sperimentato collegandole tra di loro e alla fine è uscito un romanzo.
In quanto all’origine del mondo di Torce nel Diluvio è difficile dirlo… c’è un bel guazzabuglio nella mia testa, in cui si mescolano migliaia di fonti diverse. Non mi piace limitarmi a un genere solo quando creo un mondo, attingo da tutto ciò che per me ha senso per creare una visione coerente. Per Torce nel Diluvio volevo una città futuristica allagata e colonizzata da organismi inusuali, in cui era difficile sopravvivere. Poi ho pensato a come doveva essere quel mondo prima del Diluvio e il resto è venuto da sé.
Però posso dire con certezza che per la creazione dell’ambientazione le religioni monoteistiche hanno giocato un ruolo molto importante, in particolare le varie derive meno conosciute come lo gnosticismo.
La modifica dei “peccatori” prende ispirazione dalla legge del contrappasso dantesca, creando una specie di inferno in terra. Solo che i giudici non sono divini, a differenza di quello che pensa la gran parte della popolazione nel romanzo. 

Nel tuo romanzo non c’è un protagonista assoluto, ma una serie di personaggi, di età molto diverse e di “razze” diverse, che si alternano tra loro nella narrazione della vicenda. A un certo punto, ti trovi a dare voce a due alieni, Millennio e Secolo, che non percepiscono il mondo in termini umani e, anche in altre situazioni, devi far entrare in contatto alieni con esseri umani. Questo ha rappresentato una sfida per te?

Non è stato facile, certo, però mi sono divertito molto! Sono un grande fan della nozione che gli alieni, se esistono, non sono omini verdi con le antenne o grigi con gli occhioni. Non dovrebbero avere niente di umano e addirittura dovrebbe essere difficile capire a una prima occhiata se siano piante, animali, oppure oggetti. Per esigenze di trama ho comunque fatto comunicare questi alieni con gli umani in un modo a noi comprensibile, però i loro valori etici, il modo di vedere il mondo e il loro aspetto sono decisamente diversi dai nostri.

Thomas Mazzantini diluvio

Nella mia recensione evidenziavo come un evento cruciale per lo sviluppo della trama sia dovuto a un particolare sguardo positivo nei confronti della realtà, pronto a mettere in discussione ciò che viene dato come realtà assoluta. Uno sguardo onesto, che non si lascia offuscare dalla paura e che mantiene la lucidità anche nei momenti più difficili. Ho trovato interessante che questo sguardo fosse innanzitutto incarnato da dei ragazzini. Quanto è importante per te avere questo sguardo? E perché hai scelto che fossero proprio dei ragazzini i suoi “testimoni”?

Importantissimo. Anzi, essenziale. Essere aperti a nuove idee, cambiare il proprio punto di vista, mettere in discussione le proprie convinzioni più radicate… per me è quello che ci salverà. Uno sguardo senza pregiudizi sulla realtà è alla base dello sviluppo scientifico e sociale. Il contrario, invece, è una minaccia seria.
Ho scelto dei ragazzini perché hanno ancora l’elasticità mentale per scoprire come funziona il mondo senza rinchiudersi in dogmi e vecchie abitudini. Però sono anche i più vulnerabili all’indottrinamento da parte di figure autoritarie, un altro tema importante nel libro. Non è facile lasciare una prigione se pensi che sia il paradiso.

Tornando ai personaggi, dicevo che non c’è un protagonista assoluto. Perché questa scelta? Qual è il tuo personaggio preferito, se c’è? E quello che ti assomiglia di più?

La scelta deriva dal fatto che all’inizio erano tanti racconti diversi, ognuno col proprio protagonista. Però io adoro le storie corali, soprattutto se posso mostrare un po’ di ambiguità e mettere diverse fazioni a confronto, ciascuna con le proprie idee.
Il mio personaggio preferito è Sofia. Sarà pazza, ma le sue motivazioni sono comprensibili. Poi ha quell’animaletto con sé che… ma non spoileriamo.
Quello più vicino a me forse è Ashvin. Un po’ nerd, ribelle ma non troppo, con dentro un bel po’ di emozioni che non capisce. Poveraccio.

Torce nel Diluvio non è il tuo primo romanzo. Nel 2008 hai pubblicato Garmir: l’eclissiomante e nel 2010 Garmir: I Soli Prigionieri, editi dalla Baldini Castoldi Dalai, due romanzi fantasy. Come sei passato dal fantasy alla fantascienza di Torce nel Diluvio? O meglio: l’essere partito dal fantasy tradizionale ti ha fatto approcciare alla fantascienza in modo differente? 

Sono passato senza problemi. In realtà sono sempre stato appassionato di entrambi i generi e li ho mescolati un po’ anche nei due Garmir. Mi hanno detto che Torce nel Diluvio potrebbe essere considerato fantasy, perché ha elementi di misticismo e qualche tecnologia aliena miracolosa. In fondo Arthur C. Clarke diceva che qualsiasi tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia. Io non lo so, per me è un libro strano e basta, del genere che mi piace scrivere.

Leggendo la tua biografia, ho notato che crei giochi di ruolo. Questo influisce sulla scrittura di romanzi? E viceversa?

Giochi da tavolo, in realtà: diciamo più simili a Risiko che a Dungeons & Dragons, per capirci. Carte, dadi, quel genere di cose. Invento giochi insieme al mio socio Samuele Sai per la casa editrice GateOnGames. È un lavoro che mi piace moltissimo e che mi sta dando delle belle soddisfazioni. Non saprei dire se ha avuto un effetto sulla mia scrittura. Forse una propensione ad analizzare le situazioni in modo schematico e incastrarle al meglio nella trama, come faccio con le varie meccaniche dei giochi. L’effetto della scrittura sui giochi invece è facile: c’è sempre una trama e un’ambientazione integrata al gioco, fin dal primo prototipo. Molto spesso cambia tantissimo prima che il prodotto finisca sugli scaffali, ma c’è. Credo sia importante per immergersi nell’atmosfera quando si gioca.

Thomas Mazzantini Garmir

Torce nel Diluvio è un romanzo auto-pubblicato. Come sei arrivato all’auto-pubblicazione, dopo aver esordito con una casa editrice? Avresti qualche consiglio da dare a un autore che voglia provare una delle due strade? 

Ho scelto la strada dell’auto-pubblicazione dopo una brutta esperienza con la casa editrice, ma non è stata una scelta istintiva. Ho studiato per circa due anni pro e contro dell’auto-pubblicazione prima di scegliere questa strada. Il self publishing è difficile: bisogna informarsi bene prima di iniziare su tutte le opzioni disponibili, richiede un investimento iniziale per copertina, editing e tutto il resto e poi bisogna pensare da soli al marketing (che per alcuni di noi scrittori eremiti è estenuante). Il bello e il brutto è che hai pieno controllo su tutto e che le percentuali di guadagno su ogni libro venduto sono molto più alte che con una casa editrice. Il mio consiglio principale è: non risparmiate sulla copertina e sull’editing. Dovete portare al lettore un prodotto professionale, che riesca a emergere in mezzo al mare di libri disponibili.
Se invece volete contattare una casa editrice armatevi di santa pazienza. I tempi di risposta sono lunghi e spesso dopo tutto quel tempo vi diranno di no, anche se il libro è bello, semplicemente perché hanno troppi titoli a cui pensare o il genere non si allinea al loro catalogo. Anche in questo caso però informatevi bene prima di mandare il manoscritto: mi raccomando contattate sempre case editrici non a pagamento. Non dovreste sborsare nemmeno un euro per pubblicare con un editore.

Ho visto che stai lavorando a un nuovo romanzo fantasy, Garmir Fandel e il Sigillo dell’Eclissi. Puoi farci qualche anticipazione? Hai altri progetti letterari?

Sì certo! Si tratta di un vero e proprio reboot del mio primissimo romanzo (Garmir: l’Eclissiomante). Sto riscrivendo da capo tutto col mio stile di adesso, aggiungendo alla trama e allo sviluppo dei personaggi. La saga di Garmir doveva essere una trilogia, ma si è fermata al secondo libro. Ora riparte dal primo e la concluderò, finalmente.
Il romanzo parla di Garmir Fandel, un giovane mago che utilizza magia della luce insieme a quella dell’oscurità (un eclissiomante, appunto). A una prima occhiata potrebbe sembrare un fantasy di quelli classici: compagnia di eroi, ricerca di oggetti magici e un oscuro signore contro cui lottare. Invece è una specie di decostruzione del fantasy epico e allo stesso tempo una lettera d’amore verso questo genere che adoro.
Una volta terminata la trilogia ho intenzione di pubblicare direttamente in inglese, a livello globale, tramite Amazon. Ho già in mente tante belle cose ma non voglio ancora dire niente di preciso. Ci sarà dell’horror, comunque!

Ringraziamo Thomas Mazzantini per essere stato nostro ospite. Un in bocca al lupo per i suoi romanzi!

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