torce nel diluvio dettaglio

torce nel diluvio

 

Titolo: Torce nel Diluvio
Autore: Thomas Mazzantini
Editore: auto-pubblicazione
Pubblicazione: 29 novembre 2016
Pagine: 376
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Torce nel Diluvio di Thomas Mazzantini è uno dei libri più strani che io abbia mai letto: a metà tra la distopia e la fantascienza, con qualcosa del romanzo di formazione, è ambientato in un mondo post-apocalittico, spazzato via dal Diluvio, popolato da creature ibride e pericolose, dove quel che rimane dell’umanità è sotto il controllo della Monade e del Vuoto, adorati come divinità, e lotta per sopravvivere. Ma qualcosa di sconosciuto e potente agisce nell’ombra per salvare gli uomini.

Il mondo di Torce nel Diluvio è un mondo allo sbando, come i personaggi che lo popolano, uomini e donne deturpati non solo nel corpo ma anche nello spirito: i protagonisti del romanzo sono tutti quanti stati feriti in qualche modo – chi perdendo la propria famiglia, chi gli amici, chi scoprendosi tradito, chi vedendosi segnato per sempre a causa di un errore – e a loro modo cercano di reagire alla realtà ostile che annichilisce le loro esistenze. Il rapportarsi con la realtà dei diversi personaggi è estremamente vario: c’è chi lotta, selvaggiamente e con un briciolo di pazzia, con l’intento di distruggere ogni cosa e salvare così la più preziosa, chi si ingegna per arrivare alla fine della giornata insieme ai reietti come lui, chi si ribella, in modo silenzioso ma risoluto, a quelle entità che hanno distrutto il mondo. Ma in questa varietà di atteggiamenti c’è un punto comune che unisce (quasi) tutti i personaggi, e cioè il bisogno di poter vivere la propria vita partendo da ciò che c’è di più semplice e puro, come possono essere l’amicizia o l’amore. Ed è in realtà proprio da questa purezza, o meglio innocenza, che ha origine quell’evento che poi sarà motore della vicenda: quando Ashvin e i suoi amici, che sono dei ragazzini, trovano in un campo qualcosa di totalmente inaspettato daranno il via a una serie di vicende che avranno l’apoteosi solo nel finale del romanzo; in particolare Ashvin e suo fratello Cautes rappresentano al meglio quest’innocenza, che si concretizza in uno sguardo “aperto” e positivo nei confronti della realtà e delle altre “persone”, pronto a mettere in discussione ciò che appare come una verità assoluta (essenziale in tal senso è l’educazione che i genitori hanno dato ai due ragazzi e che ci viene lasciata intuire) e pronto a dare ascolto agli altri. Si tratta di un’innocenza, e di conseguenza di uno sguardo, che poi si va a perdere nel corso della vicenda, tra lotte, uccisioni e torture, per quanto un seme di essa resti intatto in alcuni personaggi; sarà questo seme, lanciato al momento giusto, che saprà dare frutti insperati.

La storia è ambientata su piani temporali diversi: è una scelta che io adoro nei romanzi, perché permette di approfondire al meglio i personaggi e le vicende, cosa che in Torce nel Diluvio avviene e, nel nostro caso, rende la lettura appassionante e anche divertente perché, mancando la linearità temporale, si è portati a ipotizzare chi siano i vari personaggi a distanza di tempo e che cosa gli sia capitato. Un discorso simile può essere fatto anche per gli eventi cruciali della vicenda, posticipati a livello di numerazione di pagine rispetto al loro ordine temporale, perché di fatto ci si chiede come è possibile che accadano certe cose e questo rende la lettura molto avvincente. Quando, verso la fine, tutti i pezzi trovano la loro collocazione, ne emerge un’architettura finemente studiata dall’autore, che permette di respirare anche una certa epicità, calibrata però sui personaggi della vicenda e il loro essere disillusi, a diversi livelli.

Il romanzo è scritto con uno stile che a mio parere risulta quasi sempre efficace, prediligendo le frasi brevi che rendono bene nei momenti di azione ma forse un po’ meno in quelli descrittivi o di riflessione. Ho apprezzato molto l’utilizzo di immagini, anche molto originali e insolite (come “sulla lingua suonò un’orchestra di freddo e calore”), per esprimere le sensazioni dei personaggi. Ho trovato poi i dialoghi molto credibili, mai banali e a volte anche spassosi. Peccato per alcuni refusi e per certi errori (“qual è” scritto con l’apostrofo fa sempre accapponare la pelle).

Per concludere, Torce nel Diluvio è un romanzo insolito, consigliato per chi cerca una storia che sappia sorprendere e appassionare, ambientata in un mondo che l’immaginazione dell’autore ha saputo rendere unico e originale.

Ricordo il principio della mia inesistenza, il boato assordante del primo silenzio, l’alba accecante del primo giorno.
Ma non so più qual è il mio nome e mi trovo lacerato tra mondi diversi.
Forse sto diventando pazzo. Forse nessuno avrebbe mai dovuto avere questo potere.