la cacciatrice di stelle di sara simoni

la cacciatrice di stelle

 

Titolo: La cacciatrice di stelle
Autore: Sara Simoni
Editore: auto-pubblicazione
Pubblicazione: 2017
Pagine: 229
Link all’acquisto: cartaceo/e-book

 

 

Miriam è una giovane inquisitrice, unica donna a svolgere questo incarico; testarda, caparbia, severa e dura, è cresciuta con il padre, idealizzando la sua figura di cacciatore di streghe. Leandro è invece il figlio di una strega che lo ha abbandonato, adottato da un inquisitore e mal visto per il suo retaggio; è un ragazzo solitario, che fatica a rapportarsi con gli altri e con se stesso, costretto in una posizione che non gli appartiene e dalla quale non trova la forza di liberarsi. Sono loro i protagonisti de La cacciatrice di stelle di Sara Simoni, seguito de La musa della notte, dove la lotta tra le streghe della Società di Diana e l’Inquisizione riprende drammaticamente, portando alla luce nuove dinamiche tra le due fazioni.

Se nel primo volume avevamo conosciuto Arturo, inquisitore, e Viviana, strega, e avevamo assistito al nascere del loro amore che, per quanto tormentato, è stato una forza propositiva che, nonostante gli esiti finali, ha saputo gettare le basi per un barlume di cambiamento positivo – se non altro nei suoi protagonisti – , in questo secondo capitolo assistiamo invece al rapporto tra Miriam e Leandro, un rapporto ai limiti dell’ossessivo e che, invece di generare, come dovrebbe essere proprio dell’amore, si rivela malsano e distruttivo, innanzitutto per coloro che lo vivono. Miriam e Leandro sono due persone piuttosto simili, che tendono a isolarsi e a sfuggire un confronto diretto con gli altri che li possa far vacillare nelle loro – poche – certezze, anche se reagiscono in modo diverso nei confronti della vita: se infatti Miriam ad affrontare gli eventi di petto, quasi impaurita dall’idea di dover fronteggiare qualche evento da lei non previsto o non pilotato, come se questo manifestasse la sua fragilità, Leandro invece tende a subire quanto accade, quasi a ritrovare ogni volta la conferma della propria fragilità. Il fulcro del loro rapporto – che l’autrice a mio parere ha saputo far emergere con maestria – è che si soffocano a vicenda, incapaci di contare l’uno sull’altra sino in fondo e anzi preferendo non rivelarsi mai del tutto, nei pensieri o nelle intenzioni, fermi nell’idea che l’uno è la debolezza dell’altra e quindi non riuscendo a vedersi come compagni che possono darsi forza vicendevolmente. Entrambi hanno un disperato bisogno di amare e di essere amati, ma non riescono ad accettarsi innanzitutto loro stessi per quello che sono.

La cacciatrice di stelle è appunto incentrato sul rapporto tra Leandro e Miriam e come questo viene influenzato non solo da loro stessi, ma anche dall’esterno, dalla richiesta di Arturo di rintracciare Viviana, dalle streghe che si presentano a Leandro rivelandogli che lui è in realtà il Re Stregone che attendono da secoli e dalle lotte di potere interne all’Inquisizione. Eventi che noi conosciamo tramite il filtro del punto dei vista dei due protagonisti – che narrano la vicenda a capitoli alternati – e che si susseguono con una certa drammaticità, come le decisioni che i due prendono in proposito; i punti di vista sono davvero ben gestiti, tanto che in alcuni punti della vicenda si vorrebbe quasi entrare tra le pagine del libro e bloccare i personaggi, mostrare loro quanto la loro posizione condurrà inevitabilmente al peggio. È anche interessante vedere dall’esterno i personaggi che nel primo romanzo avevano in mano la vicenda, cioè Arturo e Viviana, che appaiono comunque fedeli a se stessi.

In linea generale, il romanzo è scritto molto bene, capace non solo di tratteggiare gli animi dei personaggi, gli ambienti o le scene più crude, ma anche di trasmettere l’atmosfera magica che già si respirava nel primo: sono molto belli i passaggi in cui l’autrice ci descrive le sensazioni dovute alla magia e – sembra strano da dire – risultano realistiche.

Concludendo, La cacciatrice di stelle è un ottimo secondo capitolo, capace di regalarci il ritratto ben fatto di due personaggi problematici e che apre la strada a un finale che si prospetta indimenticabile.

“Sai cosa?”.
Lui non risponde. Non ha voglia di sentirla parlare ancora. Di scoprire quale limite stanno per passare questa volta.
Miriam ignora il silenzio e continua: “Noi avremmo dovuto conoscerci da bambini”.
L’assurdità di questa affermazione lo fa girare verso di lei. “Così avremmo avuto più tempo per insultarci?”.
La ragazza si sporge verso di lui e lo abbraccia da dietro, allaccia le mani sul suo torace rigido. “Così non sentiremmo sempre il bisogno di dimostrarci a vicenda chi siamo. Ci conosceremmo meglio di chiunque altro, senza maschere, senza trucchi”.