ultima birra al curlies bar

 

Titolo: Ultima birra al Curlies bar
Autore: Armando Bonato Casolaro
Editore: Historica
Pubblicazione: 18 maggio 2017
Pagine: 270
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Ultima birra al Curlies bar di Armando Bonato Casolaro è la storia di Gabriel Estevan, un direttore d’orchestra di Milano che si lascia vivere, scontento e insoddisfatto. Il suo rifugio è la musica, per cui tuttavia la passione sembra affievolirsi, sfiancata da una certa svogliatezza che pervade ogni angolo dell’esistenza di Gabriel, che lo porta anche a perdere l’ispirazione e a lasciare il lavoro.

Ma l’opportunità per un cambiamento arriva, forse in modo inaspettato, sicuramente in modo fastidioso, con la figura del commissario Del Monaco, che sta indagando sulla presunta morte di Maurizio Boltieri, un amico di Gabriel, con il quale non si vedono né si sentono da anni. È la possibilità di ritrovare questo amico, che si è sempre contrapposto a lui per come affronta la vita, in modo intraprendente e spericolato, che porta Gabriel a prendere l’areo e ad andare in India, alla ricerca di Maurizio e, inconsapevolmente, anche di se stesso, di quella parte di sé che lo può portare a vivere la vita con passione, non più da spettatore ma da protagonista.

Ultima birra al Curlies bar è una storia che si divide in due tempi, cui corrispondono due diversi viaggi: il primo è quello, principalmente interiore, nel passato, attraverso i ricordi dell’amicizia con Maurizio che riemergono con gli interrogatori ma anche attraverso l’incontro con Valentina, una donna con cui ha avuto una relazione, e il secondo è quello in India, segnato prima dall’incontro con un gruppo di giovani musicisti, che gli ricordano come vivere la musica con entusiasmo e semplicità, e poi dalla ricerca di Maurizio. Ad unire i due tempi è la musica, che ritorna sotto forma di concerti, di composizioni e soprattutto di volti, accompagnando una trama affascinante che è il percorso di un uomo che sceglie, per la prima volta in vita sua, di abbandonare la vuota tranquillità alla quale si è abbandonato e dalla quale si lascia stordire, per dare davvero ascolto a se stesso. Non è la curiosità infatti e nemmeno la voglia di rivedere un vecchio amico che lo porta a partire per l’India, quando un’esigenza interiore, non del tutto compresa dallo stesso Gabriel, il bisogno di fare ordine nella sua vita, di collocarsi tra le città dove ha vissuto, i lavori che ha svolto e le persone che ha incontrato. Ed è curioso in tal senso che la risoluzione avvenga con un non-incontro, con un semplice scambio di sguardi e nessuna parola; è nel guardarsi negli occhi, senza alcun filtro, che ci si vede per quello che si è e si può intuire che la strada intrapresa ha condotto dove forse non avremmo nemmeno sperato. Ed è qui che si realizza anche che alcune scelte possono non essere condivise, ma che quando un’amicizia, che è uno sfiorarsi di anime, è vera, bisogna anche essere capaci di rispettare la volontà dell’altro e di serbarne il ricordo nel nostro cuore.

Il romanzo è narrato in prima persona: quella che sentiamo è la voce di Gabriel, cosa che ci permette di comprenderlo al meglio e di partecipare alla sua indolenza iniziale, come alla sua “rinascita”. Lo stile è curato e scorrevole; i dialoghi sono molto numerosi, rendendo la lettura dinamica. Solo un appunto al riguardo: ho storto il naso durante alcuni momenti degli interrogatori del commissario, per via delle risposte, di Gabriel e di Valentina, che mi sono parse delle “telecronache” di fatti, delle lunghe pagine descrittive che non sono riuscite a coinvolgermi, oltre a lasciarmi perplessa per il fatto che, a distanza di anni, i personaggi riuscissero a ricordare anche dettagli insignificanti. Ad ogni modo, questo, insieme a una certa mancanza di azione che si è fatta sentire nella parentesi indiana, è il neo di una storia che per me si è rivelata interessante e credibile.

In conclusione, Ultima birra al Curlies bar è un buon libro, l’affascinante avventura di un uomo alla ricerca di se stesso.

 

Inseguendoti per tutto questo tempo, ho capito una cosa importante: che anch’io ero alla ricerca di me stesso. E dopo averti cercato così tanto, ora, tu non vuoi essere, ancora, ritrovato. Lo sento. E sento che stai pensando la stessa cosa.