la ricostruzione del cuore

 

Titolo: La ricostruzione del cuore
Autore: Coralba Capuani
Editore: Io Scrittore (Gems)
Pubblicazione: 27 luglio 2017
Pagine: 182
Link all’acquistocartaceo/e-book

 

 

La ricostruzione del cuore è il secondo romanzo di Coralba Capuani che leggo e, senza alcun dubbio, si tratta di una conferma per un’autrice che risulta abile nel portare sulla pagina personaggi femminili complessi e farli risultare vivi e vicini. Se ne L’amore è un cerchio la storia era ambientata nell’Italia a cavallo tra gli anni venti del Novecento e la seconda guerra mondiale, qui ci troviamo invece ai nostri giorni, dopo il terremoto dell’Aquila del 2009, che non solo ha distrutto vite e ha demolito edifici, ma ha anche riempito di macerie il cuore di chi è sopravvissuto.

Protagonista della vicenda è Giulia, una ragazza che studia a Bologna e perde i genitori e la sorella, insieme alla casa dove è cresciuta, nel sisma che colpisce l’Aquila; ha inizio per lei un calvario, rinchiusa in un albergo dove le giornate si trascinano mostruosamente uguali, dove il dolore continua a scavare nell’animo, verso quelle profondità buie che paralizzano, per cui non può esistere un futuro che non sia strazio, solitudine, senso di colpa, un futuro che sia un nuovo inizio. Accanto a Giulia c’è Amalia, la cui casa è stata distrutta dal terremoto, una signora anziana abbandonata dai figli, che quasi la colpevolizzano per essere sopravvissuta, che la vedono solo come qualcuno di troppo che invade le loro – ben tristi, tra l’altro – esistenze. Tra Giulia e Amalia nasce un tenero rapporto, quello di due anime che non hanno più nulla e si trovano rinchiuse nella medesima bolla dove, giorno dopo giorno, l’ossigeno diventa di meno. Sono due donne senza prospettiva, Giulia e Amalia, due donne che alla fine si aggrappano l’una all’altra, cercando di convivere con quanto accaduto. Per ultima, viene Giorgia, una ragazza dalla famiglia disastrata, che il sisma ha toccato più da lontano, ma che assiste da dietro il bancone dell’hotel al dipanarsi della tragedia di coloro che sono rimasti vivi.

La ricostruzione del cuore è il romanzo dei sopravvissuti, di coloro che vivono il dramma di aver perso ogni cosa, di aver visto non solo uccisi i parenti più stretti o distrutta la casa dove hanno trascorso l’esistenza, ma anche quella quotidianità rassicurante che contribuisce a costruire i ricordi di una vita. E proprio quando questi ricordi riemergono che si avverte la desolazione lasciata dalla tragedia e la difficoltà di trovare un appiglio al quale aggrapparsi per andare avanti. Ma è anche il romanzo della solitudine, di quegli angoli reconditi dell’animo dove noi stessi abbiamo paura ad immergerci, perché temiamo di non poterne più uscire. Eppure, nonostante il dolore e la paura, alla fine riemergere è possibile, grazie a chi ci circonda, anche se le cicatrici resteranno per sempre. E, infine, è anche il romanzo del ricordo, di quanto sia essenziale non dimenticare, non solo chi non c’è più, ma anche chi è rimasto vivo; ed è forse questo il messaggio che, più di ogni altro, permea le pagine del libro.

L’autrice è davvero brava a trasmettere le emozioni dei suoi personaggi, le cui storie commuovono e coinvolgono. Anche l’atmosfera da lei costruita contribuisce a farci percepire il loro dramma, perché tutto sembra fermo, quasi immutabile, ogni giornata uguale a se stessa. La narrazione è appassionante, curata, piacevole e dinamica, alternando la prima persona alla terza, scritta in un tempo presente che contribuisce a far percepire tutto come più attuale e vicino. E anche qui, come nell’altro romanzo della Capuani da me letto, si avverte quella partecipazione emotiva della stessa autrice che non può non contagiare.

Concludendo, La ricostruzione del cuore è un bel romanzo, in grado di emozionare e di commuovere, un affondo dentro gli animi devastati di chi sopravvive, che mostra come, nonostante la profondità di alcune ferite, ricominciare è possibile, purché non si sia soli.

Ma nonostante questo viviamo. Vivo. Come tanti altri aquilani vivo ancora. Respiro, cammino, penso, piango, e qualche volta amo.
La musica è la mia ancora di salvezza perché, tra i pezzi della mia identità sbriciolata, quella di musicista non è mai andata perduta. Mi sono riconosciuta tra le note di un violino che stringo forte pensando di abbracciare la mia famiglia e non lasciarla più andare via.