sofia montanari

 

Nome: Sofia Montanari
Autore di: Stray Dogs
Scrittore preferito: Stephen King, Ken Follett, Donna Tartt, Joanne Harris
Il libro o i libri irrinunciabili: It, Dio di illusioni, I pilastri della terra
Il libro che hai iniziato e non finirai mai: Sono molti i libri che lascio in sospeso, in realtà; sono convinta che ogni opera debba trovarmi nello stato d’animo adatto a digerirla. Comunque a caldo direi Guerra e pace.

 

Ciao Sofia e benvenuta su Il Gufo Lettore. Partiamo con la domanda di rito: come e perché hai cominciato a scrivere? E quando è nata la volontà di condividere i tuoi lavori?

Grazie mille! Ho cominciato a inventare storie già quando frequentavo le elementari. Ero già una lettrice vorace: quando mi hanno registrata alla biblioteca comunale mi si è aperto un mondo, perché a casa avevo finito i libri da leggere. Da lì, il passo è stato breve, naturale. Creavo storie, le corredavo di disegni. Crescendo, non ho mai abbandonato l’abitudine (non ho nemmeno lasciato da parte i disegni, non del tutto, almeno), e il mio stile si è evoluto con me. Negli ultimi anni ha preso una rotta un po’ cupa, ma il riscontro sul mio umore è assolutamente positivo: adoro creare intrecci e risolvere problemi, passo giorni interi a rimuginare, creare e scartare. Lo definirei terapeutico. Poi ho notato che i miei racconti piacevano, e ho deciso di darli in pasto a un pubblico più vasto, in modo da uscire dalla mia comfort zone: a prescindere da come andrà, penso abbia rappresentato per me un grande impulso per essere più impulsiva anche in altri ambiti.

Stray dogs è il tuo libro di esordio e si tratta del primo capitolo di una saga distopica. Come nasce questa storia e in particolare che cosa ti ha spinto a decidere di ambientarla in un mondo devastato da un’epidemia? Hai avuto qualche riferimento nel scriverla?

Questa storia nasce dal mio amore per i cattivi. In questo caso ho agito come l’avvocato del diavolo (letteralmente), ho voluto dar loro una possibilità di brillare, nel bene e nel male: sta a loro saper cogliere l’occasione. Stray Dogs si basa su due capisaldi: il primo è che in ogni essere umano è presente una stilla di malvagità che non aspetta altro del momento giusto per deflagrare (una teoria di cui Jack stesso si fa portavoce); il secondo pilastro di Stray Dogs è una riflessione su quanto profonda sia – a conti fatti – la nostra impronta biologica. O per meglio dire, cosa succederebbe all’ecosistema se l’uomo venisse improvvisamente a mancare? Avrei potuto inventare una guerra nucleare capace di distruggere il nostro complesso sistema sociale, ma a conti fatti ho pensato bastasse un virus creato in laboratorio per decidere le sorti del mondo. E così la vita prosegue, la natura assorbe la perdita del suo animale più prolifico senza grossi traumi, le città vengono inghiottite poco a poco. Non c’è solo una regressione a livello sociale, l’umanità viene ridimensionata anche in relazione a quello che la circonda.

I protagonisti, ma anche i personaggi secondari del tuo romanzo, sono decisamente poco amabili, anzi, a tratti proprio odiosi e, sopra ogni cosa, egoisti. Perché questa scelta? Pensi che, in un mondo come quello nato dalla tua penna, non ci sia spazio per – non dico eroi – ma almeno antieroi? Oppure proprio da questi personaggi “randagi” dobbiamo aspettarci l’inaspettato?

Quello che succede allo scatenarsi dell’epidemia è pura speculazione, ma io penso che la mia visione sia fondata. Come ho detto, in Stray Dogs si parte dal presupposto che tutti sono “cattivi”: seguire questa pulsione o meno, è frutto di una scelta. Certo, potrebbero esistere antieroi – o persino eroi – ma credo che in un mondo come quello della Pista, non durerebbero molto: è un ambiente selvaggio, che alla lunga finisce col sporcare anche l’animo più nobile. E quando la realtà prende a calci in faccia, bisogna possedere una forza d’animo davvero fuori dal comune per mantenere la propria linea di pensiero.
I miei ragazzi sono persone comuni, dei reietti. Sicuramente avranno modo di crescere nel corso della saga, e penso che nel loro piccolo avranno modo di stupirci con la loro imprevedibilità. Del resto, per loro mettere su famiglia, o innamorarsi, è già un grande atto di fede!

Nella recensione di Stray dogs evidenziavo come i protagonisti siano senza legami, eppure con un terribile bisogno di questi, perché aiutano nella definizione di sé. Perché i legami sinceri non trovano posto nel tuo mondo?

L’uomo è un animale sociale, quindi è normale che anche dopo un evento traumatico di questa portata continui a ricercare un qualche contatto nel prossimo. Purtroppo, essere troppo fiduciosi potrebbe essere un grave errore. Nella scrematura dei primi anni tutti gli elementi deboli, che non sono riusciti a stare al passo, sono stati eliminati dall’insorgere dei più spietati. Quella che rimane, è una frangia di sopravvissuti molto ristretta, temprata da sei anni di Crisi. Stringere un qualsiasi legame equivale a mettersi in una posizione di rischio, cosa che ha orientato il pensiero comune verso un deciso individualismo.
È innegabile che tra i Randagi vi sia già un legame; questo muterà nel corso del secondo volume, prendendo definizione nel corso dell’intera saga: per ora non anticipo nulla, però posso confermare che avrà un ruolo importantissimo nelle loro vite, proprio in virtù del loro passato difficile e solitario.

sofia montanari stray dogs

Sempre restando sui personaggi, c’è ne è uno che senti particolarmente vicino? E uno invece che non sopporti? In generale, come ti sei mossa per idearli?

È come avere dei figli, non si possono fare preferenze! Amo tutti loro allo stesso modo e per motivi diversi: Jack mi fa divertire, adoro il suo umorismo e il suo menefreghismo; Nancy mi fa emozionare, perché è di gran lunga la più fragile (e forse, proprio per questo anche la più coraggiosa); Nemo è quello che mi mette più alla prova col suo essere apatico in ogni situazione.
Li ho ideati partendo da una base che io e alcuni amici utilizzavamo in un gioco di ruolo testuale; da allora, hanno fatto un bel po’ di strada! Il “bagno di realtà” a cui li ho sottoposti li ha resi più tormentati, ma anche più aderenti al vero. Li ho pensati in modo che anche il loro aspetto si discostasse dallo stereotipo del protagonista bello e muscoloso: sono persone normali, con fattezze comuni, a tratti persino dimesse. La loro migliore caratteristica è l’essere fallibili: sbagliano di continuo, e anche quando vincono è sempre una vittoria strappata a caro prezzo; in questo modo, hanno un ampio margine di crescita personale… se solo non avessero la testa così dura!

Ho visto che hai pubblicato uno spin-off di Stray Dogs, intitolato The Neighborhood. Ce lo presenti?

The Neighborhood è un racconto breve (brevissimo!) in cui affronto il tema della morte e della solitudine. Non si parla a chiare lettere della pandemia, perché tutto appare come “velato” dalla visione che ne ha l’anonimo protagonista. Tendiamo a dare molte cose per scontate, e nel momento in cui ci vengono strappate via, subiamo uno shock in piena regola.

Il tuo romanzo è stato pubblicato da Pubgold. Ci racconti come sei approdata a questa casa editrice e quale è stata la tua esperienza?

Non è un racconto particolarmente avventuroso! Quando è stato il momento di inviare il manoscritto ho contattato tutte le case editrici che ospitavano una collana dedicata alla fantascienza, che fossero piccole o grandi. Queste ultime le ho contattate per non lasciare nulla di intentato, ma sapevo che sarebbe stato molto difficile farmi prendere in considerazione, essendo una completa sconosciuta e sapendo anche della diffidenza spesso nutrita nei confronti di storie ambientate all’estero. Comunque, tra i vari responsi positivi ricevuti, ho selezionato quelli che mi sembravano più vantaggiosi, operando scremature su più livelli: nel caso di PubGold mi ha colpito la grafica minimale del sito, l’entusiasmo dello staff e la possibilità di crescere assieme ad una realtà appena nata. Ho studiato il contratto, e mi è sembrato adatto alle mie necessità. Per quanto riguarda la mia esperienza, direi che è stata buona. Penso ci siano alcune cose da migliorare (per esempio, la parte relativa all’editing), ma sotto molti aspetti PubGold è un’ottima casa editrice, fatta di persone disponibili, attive, piene di idee originali e voglia di metterle in pratica.

Oltre al seguito di Stray Dogs, hai altri progetti letterari per il futuro?

Sicuramente di mezzo c’è la conclusione di questa saga. A seguire, conto di iniziarne un’altra – più breve – con lo stesso scenario, ma ambientata ad anni di distanza rispetto alla prima e con nuovi personaggi. Per allora, la Pista si sarà evoluta ulteriormente, inasprendosi oppure instaurando un regime di pace, chissà; certo è che chi è stato felice di passare in questi luoghi sarà felice (spero) di ritornarci.
Magari tra le due mi avventurerò in qualche altro genere, come l’horror che finora ho “assaggiato” solo sotto forma di racconto breve. Magari qualcosa ambientato a casa nostra. Sempre cose allegre, comunque.

Ringraziamo Sofia Montanari per essere stata nostra ospite. Un in bocca al lupo per il suo romanzo!

Grazie mille per l’opportunità, è stato un piacere!

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