Spesso le storie che leggiamo nei romanzi sono ispirate a fatti realmente accaduti, siano essi momenti della vita di qualche personaggio famoso, stralci della quotidianità di persone che ci sono sconosciute o grandi eventi della storia. Proprio quest’ultimi sono stati le fonti per alcuni dei libri che più sono entrati nella storia della letteratura, perché a volte i romanzi sono in grado di raccontare la verità meglio di quanto possa fare qualsiasi manuale, portandoci dentro i fatti, facendoceli vivere come se noi fossimo i protagonisti. Ecco quindi 8 romanzi che mostrano il coraggio, e anche la brutalità, delle rivoluzioni:

1. I Miserabili di Victor Hugo

romanzi ispirati a rivoluzioni - miserabili

TitoloI Miserabili
Autore: Victor Hugo
Editore: BUR
Pagine: 1635
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Dalla quarta di copertina: Esaltato come lo Shakespeare del romanzo, paragonato a Omero da un grandissimo rivale come Dostoevskij, artefice, secondo Rimbaud, di un linguaggio simile per intensità a quello della poesia, Victor Hugo fu ritenuto il più grande scrittore in prosa della sua generazione. Adorato dai lettori contemporanei per la terribile bellezza dei suoi libri, Hugo, nel Novecento, è diventato estraneo, proprio per i caratteri iperbolici del suo genio, alla più diffusa sensibilità contemporanea. Il più contenuto apprezzamento dei moderni si spiega anche con la sempre più frequente diffusione antologica, sfavorevole alla comprensione di un autore interessato alle grandiose architetture piuttosto che al particolare, all’invenzione romanzesca ben più che alla limatura della singola pagina. Ne I Miserabili, pubblicato nel 1862 e qui proposto in edizione integrale, il vasto affresco della società parigina si costruisce attorno a una trama di base da detective story, incentrata sul rapporto tra due personaggi: Jean Valjean, ex carcerato, e Javert, il poliziotto che lo insegue.
Accanto, una folla di figure, ora comprimarie come Cosette, la bambina salvata e adottata dal protagonista, e Marius, il giovane che si innamorerà di lei, ora più defilate, volti e nomi nell’immensa folla dei miserabili, vittime di un sistema sociale crudele. E, sullo sfondo, la grande storia, con i suoi eventi memorabil, sempre intrecciati con i fatti e i fantasmi della vita individuale, dalla battaglia di Waterloo ai combattimenti sulle barricate durante i moti del 1832.

2. Le due città di Charles Dickens

romanzi ispirati a rivoluzioni - le due città

TitoloLe due città
Autore: Charles Dickens
Editore: BUR
Pagine: 454
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Dalla quarta di copertina: Fra Parigi e Londra – mentre “un re dalla grossa mandibola e una regina dall’aspetto volgare sedevano sul trono d’Inghilterra; un re dalla grossa mandibola e una regina dal leggiadro volto, sul trono di Francia” – Dickens ambienta le vicende di un gruppo di persone coinvolte negli eventi della Rivoluzione francese e del periodo del Terrore: Charles Darnay, un aristocratico francese, vittima di accuse indiscriminate da parte dei rivoluzionari, e Sydney Carton, un avvocato inglese che cerca di redimere la propria vita per amore della moglie di Darnay. Vi si trovano tutti i temi classici del romanziere inglese: l’oppressione e la violenza, la povertà e la nobiltà di spirito, il sacrificio e la redenzione.

3. Sull’ansa del fiume di V.S. Naipaul

romanzi ispirati a rivoluzioni - ansa del fiume

TitoloSull’ansa del fiume
Autore: V.S. Naipaul
Editore: Adelphi
Pagine: 327
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Dalla quarta di copertina: Attratto da un richiamo fatale nel cuore dell’Africa, il giovane Salim, indiano di fede musulmana, lascia la costa orientale del continente per rilevare da un amico di famiglia un eccentrico bazar in riva a un fiume punteggiato dalle “isole scure” dei giacinti e circondato da un paesaggio primordiale di foreste, torrenti nascosti e impervi, canali infestati da zanzare e solcati da chiatte, buganvillee rigogliose, tramonti velati di nuvole lungo le rapide. Qui cercherà di contribuire, con pochi sodali, all’evoluzione di una società travolta da recenti tumulti. E in un primo momento la comunità dell'”ansa del fiume” – così come l’intero paese sembrerà avviarsi a un promettente progresso. Ma quello slancio innovatore, fagocitato dal Grande Uomo (nel quale non è difficile riconoscere il dittatore Mobutu), si convertirà presto in un futurismo grottesco (il “radioso avvenire”); e, unito alla feroce rabbia accumulata nel periodo coloniale e a un equivoco ritorno alla ‘nazione autentica’, susciterà un sistema di controllo paranoico e una catena di cieche rappresaglie – consegnando Salim a un destino di apolide senza patria e senza vera identità.

4. La morte di Artemio Cruz di Carlos Fuentes

romanzi ispirati a rivoluzioni - morte di artemio cruz

TitoloLa morte di Artemio Cruz
Autore: Carlos Fuentes
Editore: Il Saggiatore
Pagine: 272
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Dalla quarta di copertinaArtemio Cruz è l’uomo della rivoluzione – quella messicana – che conquista il potere e, invece di adoperarlo a fini liberatori, lo usa per opprimere e sopraffare; l’idealista che diventa profittatore. Ora è sul letto di morte, tra il lezzo del sudore e l’afrore dei medicinali, i bisbigli della moglie e della figlia, le insistenze del prete, le trame dei suoi seguaci. Ripensa alla sua esistenza tumultuosa, progetta quello che avrebbe potuto essere, soffre la sua agonia. E intorno a lui si affollano i fantasmi delle donne che ha amato, i compagni sacrificati, Villa, Zapata…

5. Il simpatizzante di Viet Thanh Nguyen

romanzi ispirati a rivoluzioni - il simpatizzante

TitoloIl simpatizzante
Autore: Viet Thanh Nguyen
Editore: Neri Pozza
Pagine: 383
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Dalla quarta di copertina: È il mese di aprile del 1975 a Saigon. Il mese nel quale la guerra che va avanti da tempo immemorabile ha cominciato ormai a perdere i pezzi. In una villa dalle mura ricoperte di cocci di vetro e di filo spinato arrugginito, il generale capo della Polizia Nazionale del Vietnam del Sud, colto da improvvisa insonnia, vaga tra le stanze con la faccia di un pallore verdognolo. Il fronte settentrionale ha ceduto dinanzi all’avanzata dei Vietcong, gli aerei americani decollano giorno e notte con a bordo donne, bambini e orfani, e l’ordine ufficiale di evacuazione tarda a venire soltanto per evitare la rivolta in città.
A bordo di un C-130, con un volo coperto, il Generale si appresta a raggiungere gli Stati Uniti con la famiglia e parte dei suoi uomini. Ufficiale magro dal portamento impeccabile, il Generale crede in Dio, nella moglie, nei figli, nei francesi, negli americani e… nell’assoluta fedeltà del suo uomo di fiducia, il solo tra i suoi sottoposti ad abitare a casa sua: il Capitano. Non sa che il Capitano è, in realtà, una spia, un dormiente, un uomo con due facce che fotografa in gran segreto ogni rapporto e dispaccio e li invia a Man, suo addestratore tra le fila Vietcong.
Figlio illegittimo di una vietnamita e di un prete cattolico francese, il Capitano ha studiato in un piccolo college della California meridionale, spedito da quelle parti da Man con una borsa di studio e il compito di apprendere la «mentalità degli Stati Uniti», un paese che, ai suoi occhi, si rivela subito cosí scioccamente narcisista da definire tutto «super» (i supermercati, le superstrade, Superman, il Super Bowl ecc.). Animato da un’autentica fede nel comunismo, rientrato in patria, ha sostenuto con tale rigore la sua parte di agente doppiogiochista da risultare insospettabile agli occhi di tutti, anche a quelli di Bon, l’amico di lunga data che è entrato a far parte del famigerato «Phoenix Program» della CIA.
In una Saigon in preda alla confusione, al caos e al terrore, il Capitano, il Generale e un nutrito gruppo di fuggiaschi scappano sotto la tempesta di fuoco dei Vietcong, tra una pioggia di razzi e granate che lasciano sulla pista dell’aeroporto della città i corpi inerti di moglie e figlio di Bon.
Una volta a Los Angeles, nella città del futile mondo del cinema, gli orrori della guerra sembrano lontani. Ma un dilemma atroce attende il Capitano: seguire «le cose che contano», come l’ideologia e il credo politico, oppure lasciare prevalere le «illusioni della giovinezza», salvando la vita a Bon, l’amico con cui ha sigillato un patto di sangue durante l’adolescenza?

6. La figlia di Burger di Nadine Gordimer

romanzi ispirati a rivoluzioni - figlia di burger

TitoloLa figlia di Burger
Autore: Viet Thanh Nguyen
Editore: Feltrinelli
Pagine: 368
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Dalla quarta di copertina: Ambientata nel clima di feroce lotta politica del Sudafrica degli anni settanta, la storia, ispirata alla vicenda di un famoso avvocato afrikaner costretto alla clandestinità per il suo impegno contro l’apartheid, segue la lenta maturazione politica ed esistenziale di una donna, Rosa Burger. La morte del padre Lionel – da sempre in lotta per la libertà dei neri – la trasforma definitivamente nella ‘figlia di Burger’. Attraverso la presa di coscienza di questa nuova identità, Rosa sarà costretta non solo a fare i conti con la sua vita privata, ma anche a modificare il rapporto con il suo paese.
Messo al bando poco dopo la pubblicazione e riabilitato in seguito con la vittoria di un prestigioso premio letterario sudafricano, La figlia di Burger resta forse uno dei più famosi libri della grande scrittrice.

7. Balzac e la piccola sarta cinese di Dai Sijie

romanzi ispirati a rivoluzioni - piccola sarta cinese

TitoloBalzac e la piccola sarta cinese
Autore: Dai Sijie
Editore: Adelphi
Pagine: 176
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Dalla quarta di copertina: La storia di questo libro racconta di come la lettura, grazie alla segreta malia di una misteriosa, preziosissima valigia di libri occidentali proibiti, riesca a sottrarre due ragazzi, colpevoli soltanto di essere figli di “sporchi borghesi”, a svariate torture e permetta anche a uno di loro di conquistare la “Piccola Sarta cinese”. Così, pur vivendo in mezzo agli orrori della rieducazione, i due ragazzi e la Piccola Sarta scopriranno, in virtù di qualche goccia magica di Balzac, che esiste un mondo fatto di pura, avventurosa bellezza. Attraversando, nel frattempo, rocambolesche avventure.

8. Il dottor Zivago di Boris Pasternak

romanzi ispirati a rivoluzioni - dottor zivago

TitoloIl dottor Zivago
Autore: Boris Pasternak
Editore: Feltrinelli
Pagine: 471
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Dalla quarta di copertina: Borìs Pasternàk nacque nel 1890 a Mosca. Il suo ingresso nella vita intellettuale russa coincise con la moda del cubofuturismo e con le più accese esperienze di rinnovamento letterario. Ma per quanto animato da un ansioso bisogno di ricerca, egli non dimenticò mai la più genuina tradizione della sua terra come testimonia l’opera poetica e, ancor meglio e di più, il romanzo. La sua poesia, così improduttiva ai fini della propaganda, non lo mise mai in buona luce presso le autorità; egli stesso, non per una ben individuata regione di ordine politico, ma per un preciso bisogno di salvare la libertà dell’arte e del pensiero, sin dal 1930 visse in disparte nella sua dacia di Peredelkino presso Mosca, dove morì nel 1960. Fu in questa volontaria solitudine che maturò e fu scritto Il dottor Zivago. Il premio Nobel per la letteratura, conferitogli nel 1958, e l’eco enorme e l’impressione profonda suscitate in tutto il mondo dal romanzo non valsero a toglierlo dall’isolamento né ad attenuare il gelo ufficiale della politica e della letteratura sovietica.
Unanime, la critica di tutto il mondo riconobbe che Il dottor Zivago si inserisce, per dirla con le parole di Eugenio Montale, “per l’ampiezza del quadro e per la primordialità delle passioni nella tradizione tolstoiana”; e tuttavia, come scrisse Edmund Wilson, esso “non è affatto un romanzo d’antico stampo… è un romanzo poetico moderno, il cui autore ha letto Joyce, Proust, e Kafka e… s’è allontanato dai suoi predecessori per inventare, in questo campo, un genere suo proprio… l’intero libro è una grandiosa, enorme espressione simbolica della visione della vita dell’autore.”
La storia racconta le vicende di un medico travolto dall’impatto della rivoluzione russa e dalla successiva vacuità spirituale in cui precipita il suo paese.