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Titolo: Seven Dreams
Autore: Giovanni Magliulo
Editore: Panesi Edizioni
Pubblicazione: 24 marzo 2017
Pagine: 318
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Sette personaggi, sette caratteri diversi che si trovano all’improvviso strappati dalla realtà dove vivono per riapparire nel mondo di Duryan, dove il mago Eris li ha convocati e, prima di morire, insieme a re Auriel affida loro il compito di uccidere Wizen, un altro mago che vuole aprire un varco tra i mondi e gettarli così nel caos. Se uno di loro dovesse morire, anche tutti gli altri moriranno. Questo è l’incipit di Seven Dreams di Giovanni Magliulo, un romanzo fantasy che gioca con le interazioni dei suoi improbabili protagonisti, trasportando chi legge in un’avventura che riesce a coinvolgere, nonostante qualche parte zoppicante. Ma andiamo con ordine.

Come anticipato, ci sono sette personaggi, che provengono da diversi mondi ed epoche; non solo: alcuni di loro non sono umani, come l’orco Gork, spietato e animalesco, la lucertola gigante Karma, tutta istinto, e Caos – per quanto un dubbio sulla sua umanità mi resti, visto che non parla e non toglie mai l’elmo -, un cavaliere nero animato dall’odio e corrotto da Berius, un piccolo demone. Accanto a loro, fanno parte del gruppo Zuma, un saggio capotribù africano, Centurio, un gladiatore romano temprato dalla vita, Elavh, una donna esperta di veleni irascibile, imprevedibile e poco affabile, e Butch, un operaio del Nevada, quello che meno riesce a inserirsi nel gruppo e nelle sue dinamiche, ma soprattutto quello che si sente debole e viene additato come tale. Si tratta di una rosa di protagonisti originale che va a impiantarsi su una trama classica, che è quella del viaggio con annesse avventure, per quanto ci si allontani dall’idea del viaggio come occasione di crescita: in Seven Dreams il viaggio è semplicemente un percorso, una marcia costellata di scontri e anche incontri, ma si tratta di incontri che, più di tirare fuori le qualità positive dei personaggi, ne evidenziano quelle negative, i punti deboli, mostrandoli tutti – o quasi, perché ci sono delle eccezioni positive – come esseri egoisti preda dei loro istinti e delle loro paure; un fatto che si verifica, per altro, più nei personaggi umani che in quelli che non lo sono. È infatti agli uomini che l’autore dedica più scene, per quanto ci sveli pochissimo i loro sentimenti, eccezione per Butch e in parte per Centurio, e ci dia davvero poche informazioni sul loro passato, in particolare di Elavh. A mio parere, questa scelta di svelare davvero poco sui personaggi è un po’ un punto debole del romanzo, perché ho faticato ad affezionarmi a qualcuno di loro, per quanto l’affetto sia stato sostituito dalla curiosità. Sempre parlando di curiosità, Caos è senza dubbio il personaggio che suscita più domande, perché si intuisce che sia diventato il cavaliere che uccide chiunque senza remore perché gli è accaduto qualcosa.

Dunque, i personaggi hanno tutti del potenziale, ma la storia dove sono inseriti non riesce a mantenere sempre un buon ritmo, per quanto susciti interesse; questo è dovuto essenzialmente alle due tappe che il gruppo fa durante lo svolgersi della vicenda. Non che queste tappe non ci dovessero essere, perché riescono a far emergere dei dettagli sulle personalità di alcuni protagonisti e ad approfondire l’ambientazione, però a mio parere entrambe sarebbero dovute essere più brevi, soprattutto la prima, che mostra alcuni dei personaggi a cena in una casa nei boschi e si dilunga in una serie di presentazioni e dialoghi fini a se stessi. Tuttavia, la seconda tappa è anche uno dei momenti più interessanti del romanzo, perché Elavh e Centurio riescono a far luce su una strana situazione, oltre a segnare un momento essenziale per Butch. Soffermandoci su di lui, è forse il personaggio nel quale il lettore può identificarsi meglio, perché è quello che non possiede una particolare abilità nella lotta o nell’uccidere; è un uomo come chiunque altro – forse un po’ rissoso – e anche il personaggio da un certo punto di vista più complesso, perché vacilla, mette in dubbio la missione, si mostra vulnerabile, quando gli altri si adattano quasi subito alla situazione.

La storia è raccontata da un narratore in terza persona che, come già detto, non va nel fondo delle anime dei personaggi, ma lascia che le personalità emergano maggiormente attraverso i dialoghi, che sono davvero molto numerosi. Lo stile del libro è semplice, scorrevole, pulito  e curato – tranne per qualche refuso e qualche frase che non suona tanto bene – .

In conclusione, Seven Dreams è una piacevole libro dal finale aperto, con dei personaggi fuori dall’ordinario; una lettura adatta per chi cerca un compromesso tra il fantasy e il romanzo d’avventura.

«Aspetta!», le urlò dietro Butch e la seguì.
«Vattene», disse lei continuando a camminare. Lui la afferrò per il gomito ma Elavh si voltò di scatto e lo schiaffeggiò.
Butch si portò una mano al viso.
«Anche volendo, non posso fare niente.»
«Se non scegli da che parte stare rimarrai nella tua ignavia e dipenderai sempre dagli altri. Se vuoi sollevarti dalla meschina condizione in cui vegeti comincia a fare ciò che ritieni giusto.»
Butch sbatté le palpebre e rimase a fissarla mentre si allontanava.