la sinfonia del vento di maura maffei

la sinfonia del vento

 

Titolo: La Sinfonia del Vento
Autore: Maura Maffei
Editore: Parallelo45 Edizioni
Pubblicazione: 30 giugno 2017
Pagine: 342
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Quando inizio a leggere un libro di Maura Maffei ormai so con certezza che troverò qualcosa – una frase, un passaggio, una scena – che sembra scritto proprio per me. E anche La Sinfonia del Vento non sfugge a questo, con la sua storia cullata da note malinconiche che rivelano sprazzi di luce, di umanità che mendica amore e comprensione.

La storia ha inizio nel 1915, a Genova, quando Gabriele, un professore di conservatorio che sta per partire per il fronte, viene invitato da Ciarán, un direttore d’orchestra irlandese di grande fama, a suonare durante un concerto per una sostituzione dell’ultimo minuto. I due sono agli antipodi: Gabriele è un uomo semplice, introverso e innamorato della neo-moglie, mentre Ciarán è un giovane pieno di sé, annoiato dalla vita e che intrattiene una relazione superficiale con Lorna. È un incontro casuale, eppure, nell’attimo di tempo sospeso creato dalla musica, le loro anime si sfiorano, quel tanto che basta affinché Gabriele, quando sarà ferito mortalmente, decida di affidare il futuro della moglie Guerriera a Ciaràn.

Questa è la premessa di una storia che poi si trasforma in un affondo dentro due anime ferite: quella splendente della vedova Guerriera, salda nella fede e capace di riconoscere ciò che di bello e buono c’è al mondo, e quella ombrosa di Ciaràn, sperduta e arrabbiata con Dio e con la sua famiglia, furiosa persino con se stessa. Sono loro i due protagonisti assoluti de La Sinfonia del Vento, che, più degli altri romanzi della Maffei, si presenta come il romanzo “dell’interiorità”, che desidera scavare dentro i moti dell’animo umano, che siano nobili o meschini, e mostrare che tutto, anche quella negatività che spaventa, è già stato salvato.

Ma questo è anche il romanzo dell’arrendevolezza, del lasciarsi fare dall’Amore, e solo così divenire guerrieri capaci di affrontare la vita. Guerriera – e viene da pensare che il nome non sia a caso – con il suo bagaglio di sofferenze affronta la vita come rupe che le intemperie possono sì turbare, ma non distruggere, non spostare da quella convinzione che è la fede, che lei vive con la consapevolezza che rimettersi nelle mani di un Altro significa non rinunciare alla propria fragilità o al dolore, ma vederlo accolto, compreso e trasformato. Essere guerrieri non è affermare se stessi con prepotenza, non è osservare il mondo con malizioso sdegno, ma abbracciare il proprio nulla e, forti di queste debolezze trasfigurate, divenire strumento di un Altro. Così è Guerriera, ma così può diventare anche Ciaràn, purché sappia guardare a quanto gli è accaduto – e non sveliamo per non rovinare la lettura – con occhi limpidi, capire che vale sempre la pena vivere e, anzi, che per lui è il momento di iniziare a farlo davvero. Ed è forse questo che, al termine del libro, resta più impresso, questo invito ad abbracciare l’esistenza con letizia, qualsiasi siano le condizioni in cui ci si trova.

Nonostante questa preminenza dell’interiorità dei personaggi, anche la storia trova spazio tra le pagine del romanzo: troviamo la prima guerra mondiale, con il suo strascico di menomati nel corpo e nello spirito, e la rivolta d Pasqua, che interessò Dublino nel 1916, con il suo altro strascico di morti. È immancabile la presenza dell’Irlanda nei romanzi della Maffei, a partire dalla presenza di frasi in gaelico nella narrazione; si tratta di una firma distintiva, così come lo stile evocativo, abile e sapiente nell’uso dell’aggettivazione, capace di amplificare sentimenti e suggestioni dei personaggi, così come di dipingere un paesaggio vivo e, a tratti, tangibile.

Per concludere, La Sinfonia del Vento è la storia – in parte prevedibile, ma non per questo meno bella da leggere – di come a volte la vita riesca a sorprenderci e di come il vento, che non altro che l’alito di un Altro, soffi in modo misterioso e ci guidi, purché scegliamo di assecondarlo, verso la felicità.

«No, ha ragione» gli rispose con accento accorato. «Non è per gli altri che deve suonare, ma per sé stesso. Per gustare ogni istante che le è stato donato. Guardi il blu profondo del mare e la vertigine limpida del cielo, sopra di noi: le appartengono! La vita non è una grossa catena di successi fragorosi, ma un rosario umile di piccole cose. Come quel gabbiano laggiù, che si lascia trasportare dall’aria: è un graffio abbagliante sull’orizzonte, è una meraviglia che nessuno nota. Eppure è un attimo del mio esistere, che nell’eternità non andrà perduto. Lo è anche del suo, signor Ó Murchú, purché non lo lasci trascorrere invano…»