Titolo: Il guardiano delle quattro spade. La regina degli elementi
Autore: Lidia Gentile
Editore: Sunskellion Edizioni
Pubblicazione: 1 luglio 2016
Pagine: 466
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Il guardiano delle quattro spade. La regina degli elementi è il romanzo d’esordio di Lidia Gentile; scritto a quindici anni, si tratta di un fantasy per ragazzi – primo di una saga – che racconta l’avventura di sei adolescenti, chiamati a salvare il mondo dove vivono.

Inizio subito dicendo che la giovane età dell’autrice si sente, sia a livello stilistico – ma ci torneremo dopo – sia a livello di trama. La storia è incentrata intorno a sei ragazzi, tre femmine e tre maschi. Le prime, Sanuye, Sihu e Aranel, sono tre amiche che, per sfuggire al matrimonio combinato dell’ultima, si rifugiano su una spiaggia; qui, in una dimensione tra il sogno e la realtà, incontreranno Yas e insieme a lui riceveranno delle spade in grado di permettere loro di utilizzare la magia. I ragazzi scopriranno così di essere i detentori delle quattro spade, coloro che sono stati prescelti per annientare la minaccia degli Jyodys, un gruppo di malvagi che vuole prendere il potere. Insieme a loro, ci saranno Niyol, giovane dal passato tormentato e capo della guardia di Leyati, uno dei re del continente e promesso sposo di Aranel, e Leyati stesso. Niente di nuovo, verrebbe da dire: sono tante le storie nella letteratura che raccontano di prescelti che decidono di farsi carico di missioni difficili, se non alla stregua dell’impossibile, e che, grazie a un percorso di crescita, umana prima che legata a qualsivoglia abilità richiesta loro, e di conoscenza di sé, riescono ad avere successo; eppure Il guardiano delle quattro spade. La regina degli elementi è una lettura piacevole, che scorre veloce e che lascia di sé un buon ricordo. Trovo che il romanzo riesca a dosare in modo efficace una certa prevedibilità – che si esplica ad esempio nei risvolti romantici tra i personaggi, per altro nati e divenuti vitali per loro in circa trenta giorni, o in generale sul susseguirsi delle vicende – con un determinato grado di originalità – che invece trova spazio negli innumerevoli regni che fanno da sfondo alla vicenda e nel colpo di scena finale – . Inoltre alcuni nodi narrativi importanti, come la questione della perdita di memoria di Sihu e del passato di Yas, avrebbero meritato più spazio, per coinvolgere maggiormente il lettore nei drammi dei personaggi, per quanto questi, o per lo meno i sei protagonisti, sui quali spiccano Niyol e Sanuye, siano (abbastanza) ben caratterizzati; gli altri sono per lo più macchiette, come gli Jyodys, nonostante il tentativo di dare profondità ad alcuni di loro – tentativo non riuscito perché conosciamo gli eventi che li hanno portati a divenire tali tramite il resoconto di altri personaggi e non vivendoli direttamente con loro – , e altri che si incontrano durante la storia. Tornando sui protagonisti, ognuno di loro è identificato con una virtù, collegata alla spada, e l’autrice è stata brava nel mostrare queste virtù tramite i loro comportamenti.

Ogni protagonista rappresenta quindi una virtù e di conseguenza porta con sé un messaggio: l’importanza della speranza, la difficoltà di scegliere ciò che è giusto, il peso della conoscenza, il valore dell’amore che diviene sacrificio. Ma il fulcro del romanzo non è tanto qui, quanto nell’importanza che ha per i prescelti cooperare, scoprirsi amici prima che alleati, compagni di un viaggio la cui meta finale non è tanto la salvezza del mondo, quanto la possibilità di essere davvero se stessi e di scegliere del proprio futuro. Emblematico in tal senso è il caso di Sanuye, figlia di un contadino, che riesce a svincolarsi dalla propria condizione grazie alla fiducia che gli altri hanno riposto in lei, così come quello di Niyol, che combatte i propri demoni da anni ma riesce davvero a sconfiggerli solo quando sceglie di afferrare la mano che gli viene tesa.

Ho detto che lo stile si presenta immaturo, per quanto, nella sua semplicità, risulti scorrevole e abbastanza efficace. Purtroppo ci sono alcune frasi oggettivamente cacofoniche e dei passaggi dove l’utilizzo di sinonimi avrebbe giovato, come una maggiore attenzione in alcuni dialoghi. Ad ogni modo, nulla che una buona revisione non possa sistemare.

In conclusione, Il guardiano delle quattro spade. La regina degli elementi è un romanzo edificante adatto a un pubblico giovane, che riuscirà ad affezionarsi ai suoi protagonisti e a vivere con loro un’avventura, grazie anche alle numerose illustrazioni realizzate dalla stessa autrice.

Tra qualche secolo, quando io non ci sarò più, il Re dell’Oscurità si libererà dalle difese dei Tre Divini, e anche in questo continente s’insedierà il Seme della Malvagità, già cresciuto nelle altre terre del nostro mondo.