Satyros

Satyros

 

Titolo: Satyros
Autore: Giorgio Borroni
Editore: È scrivere – auto pubblicazione
Anno di pubblicazione: 2017
Pagine: 89
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Satyros di Giorgio Borroni è un romanzo breve dalle atmosfere soffocanti, un concentrato di ansia che cresce di pagina in pagina, sino all’arrivo della conclusione orrida e spiazzante.

Il romanzo si apre con Bastiano, un uomo che, dopo svariati anni, ritorna nel suo paese natio. L’arrivo al paese, sopra un autobus torrido che arranca per la strada, mostrandoci fuori dal finestrino una miserabile desolazione, non è che l’antifona di quanto sta per accadere, di quei ricordi che affiorano con terribile mollezza per svelare una verità assurda, un segreto nascosto in una manciata di implacabili pixel. È una sfida, quella che aspetta Bastiano, una sfida che lo terrorizza, ma che accetta di affrontare sotto richiesta di Teresa, un’amica di infanzia per la quale Bastiano ha sempre provato qualcosa che supera l’amicizia. E il suo nemico lo attende nascosto sotto il portico dell’hotel Il Sole, là dove l’incubo è iniziato, celato in quello che appare un innocente gioco.

Satyros è un testo che si svolge tra passato e presente, dove il primo contamina l’altro: il ricordo di quanto accaduto, di quell’evento sovrannaturale che ha stravolto la vita di Bastiano e quella dei suoi due amici, insieme al ricordo di una spensieratezza ormai perduta, si insinua tra le righe, attraverso sogni, immagini suggerite da scorci di paesaggio o da fotografie, ma anche attraverso dei flashback. Non solo: il passato è qualcosa che aleggia su tutta la storia, nascosto per esempio nella fatiscenza degli arredi dell’Hotel Il Sole ma soprattutto in un’incapacità di Bastiano di staccarsi dall’immagine di tredicenne chiuso in se stesso e sempre un passo indietro rispetto all’amico Ferdinando. Pare, a tratti, quasi un romanzo introspettivo, una storia dove i rimpianti riaffiorano inesorabili, dove il protagonista pare colpevole di qualche azione o qualche mancanza; ma poi il sovrannaturale piomba nella vicenda, stravolgendo le apparenze.

L’autore ha costruito la sua storia con sapienza e attenzione: l’atmosfera di angoscia si può respirare sin dalle prime pagine, grazie anche alle descrizioni – dall’aggettivazione che volutamente trasmette un certo affanno – e ad alcuni personaggi che paiono usciti da un circo del grottesco, in un crescendo che trova il proprio culmine nella conclusione inquietante. Il protagonista è credibile, con i suoi timori e le sue incertezze, e in alcune pagine ci sentiamo come dentro la sua testa, vivendo con lui l’incubo nel quale si trova.

In conclusione, Satyros è un buon romanzo breve, un piccolo gioiellino dell’orrore che gioca con l’inquietudine, per lasciarci senza fiato.

La moneta produsse un tonfo metallico quando cadde dall’altra parte della gettoniera e sembrò echeggiare all’infinito. Bastiano si riempì i polmoni di aria e con la manica della camicia scostò lo strato di polvere sullo schermo su cui campeggiava l’impronta strascicata di una piccola mano. Quella di Nino.