cyborg

 

Titolo: Memorie di un Cyborg
Autore: Alex Zaum
Editore: Eden Editori
Data di uscita: 2017
Pagine: 432
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Devo ammettere che tra me e la fantascienza non ci sia poi questo grande rapporto, anzi; l’unico libro di fantascienza che io abbia mai letto è stato La svastica sul sole di Philip K. Dick, incuriosita dalla questione dell’ucronia e invogliata dal fatto non vi avrei incontrato il “classico” ambiente fantascientifico ultra-tecnologico e avrei evitato la presenza di robot o di cyborg. Paradossalmente, questa recensione è dedicata a un romanzo che ha già nel titolo la parola cyborg e che ha come protagonista proprio uno di essi, tale Sean Parker. Eppure, Memorie di un Cyborg di Alex Zaum è un libro che, per quanto appartenga a un genere letterario che ribadisco non sia nelle mie corde, offre alcuni spunti di riflessione interessanti, sui quale vale la pena soffermarsi.

Le premesse di questo romanzo sono per lo meno angoscianti: ci troviamo nel 2048, circa una decina di anni dopo la terza guerra mondiale che, a forza di attacchi chimici, ha reso tossica l’acqua della Terra e di conseguenza reso difficile la vita su di essa: si mangia cibo sintetico e il commercio della poca acqua potabile è in mano a una grande azienda, la Stilla; chi non ha abbastanza denaro avvelena se stesso bevendo acqua tossica e mangiando cibo contaminato, divenendo un sopravvivente, un essere umano non più degno di essere tale che o vive nell’ombra o viene stipato in campi di raccolta. Chi ha denaro invece può permettersi di modificare il proprio corpo a piacere grazie alla chirurgia, seguendo l’ultima moda in fatto di tratti somatici, oppure può scegliere di diventare un cyborg e potenzialmente vivere per sempre. Un mondo contraddittorio, il cui apparente sviluppo è solo una facciata dietro la quale si celano interessi economici, dove solo l’apparenza conta e il benessere personale è il fine ultimo, a discapito degli altri. E già quest’ambientazione dà adito ad alcune riflessioni su certe derive del mondo contemporaneo, dove manca sempre più una bussola morale condivisa e alcune vite vengono reputate indegne di essere vissute.

Su questo sfondo, Sean, un cyborg che ha scelto di divenire tale per combattere in prima linea la terza guerra mondiale in seguito alla perdita della moglie, viene incaricato, insieme al socio Christopher, di trovare chi ha rubato il misterioso progetto 2037 da una base segreta della Stilla. Questa indagine porterà Sean a scoprire che dietro questo furto c’è in realtà un complotto pensato per stravolgere l’ordine mondiale.

Aver scelto di diventare un cyborg, per Sean, ha voluto dire rinunciare a buona parte dei suoi ricordi; ai rimanenti Sean si attacca con tutte le sue forze, quasi ne dipendesse la sua intera esistenza. E, in fondo, è così, perché un uomo senza memoria è un uomo senza identità che, come Sean, può solo cercare di aggrapparsi a frammenti di ricordi che lo possano definire, che lo possano avvicinare a un’umanità parzialmente perduta, così come d’altronde testimonia anche il suo amore per i “vecchi” cimeli. In un certo senso, Sean è figlio della società contraddittoria in cui vive, dove l’umanità, intesa soprattutto come fragilità e vulnerabilità, ma anche capacità di andare oltre la mera apparenza, è scansata e anzi evitata.

Tuttavia il personaggio più interessante è senza dubbio quello di Zeta, il terrorista che si nasconde dietro una maschera ed è deciso a sovvertire l’ordine globale in nome dei sopravviventi, forte di un amore per l’umanità non calato nella quotidianità e nella carne, ma platonico, anche se risulta distruttivo per chi lo circonda. Zeta è, come Sean, un uomo colmo di contraddizioni, che spinge a domandarsi se esista un limite oltre il quale non è lecito spingersi in nome di ciò in cui si crede, se per ricostruire sia necessario prima distruggere.

Memorie di un Cyborg è un libro piacevole e dal buon ritmo, complici uno stile semplice ma curato e l’alternanza dei punti di vista. Tuttavia, per quanto resti un romanzo capace di suscitare svariate riflessioni, godibile anche se si cerca una lettura che sia solo di intrattenimento grazie all’intrigo che sottende l’intera storia, non è un libro che coinvolge molto dal punto di vista emotivo: ci si sente più spettatori e si fatica ad entrare in sintonia con i personaggi, soprattutto con i secondati che, tranne forse per quello di Sarah, un’agente della Stilla che affianca Sean e Christopher nelle indagini, sono più che altri comparse con caratterizzazioni stereotipate.

Ad ogni modo, Memorie di un Cyborg è stato una piacevole scoperta, un romanzo che incuriosisce quel che basta per volerne leggere il seguito.

Il mio aspetto fisico si era cristallizzato nel momento in cui avevo accettato di diventare un cyborg, diciassette anni fa. Dentro di me, invece, tutto era cambiato. Ero metà uomo e metà macchina, la somma degli sfuggenti ricordi di Sean Parker e delle percezioni amplificate dei miei sensi artificiali.