L'Inferno

 

Titolo: L’Inferno
Autore: Marco Maria Orlandi
Editore: autopubblicazione
Data di uscita: 25 febbraio 2017
Pagine: 394
Link all’acquisto: e-book

 

 

Quando l’autore mi ha proposto di recensire questo libro devo ammettere di avere avuto qualche perplessità, in quanto si tratta di un esercizio di versificazione non di facile lettura e perché, di primo acchito, la componente citazionista dell’opera mi pareva per lo meno azzardata. Insomma, Dante è Dante, e scaraventarlo in un improbabile ambiente ospedaliero mi lasciava interdetta. In realtà, devo dire che L’Inferno di Marco Maria Orlandi è stato una sorpresa, grazie a due elementi che hanno mosso la penna del suo autore: la passione, per la letteratura e per la nostra bella lingua, e l’ironia, che spoglia il testo di ogni pretenziosità.

Questo poema, perché di fatto è un poema, è articolato in canti, 34 proprio come quelli dell’inferno dantesco, a rima incatenata. Come si può leggere dalla sinossi, centrale è l’attenzione riservata alla lingua: si trovano termini dell’italiano antico (“bura”, “capocroce”, “chiarigion”, “cerbaccono”) e citazioni di locuzioni o di versi, siano questi di Dante, come quello d’apertura “Amezzo del cammin di nostra vita” o di Foscolo, come  “spirto guerrier ch’entro mi rugge”. A guidarci nella lettura ci sono le note – curatissime, anche se mi sarebbe piaciuto che contenessero la parafrasi del testo – , indispensabili sia per la comprensione del testo sia per assaporare appieno la ricchezza e la varietà dei versi. Ciò che affascina de L’Inferno è propio questa cura lessicale, assolutamente interessante a livello filologico, come è interessante – ed encomiabile – il tentativo di recuperare termini in disuso per dar loro nuova vita, mostrando la ricchezza di toni e di livelli che l’italiano permette. Una provocazione questa, che ci vuole richiamare alle potenzialità che possiede la nostra lingua, sempre più impoverita e contagiata da forestierismi; ma ancora più di una provocazione è un atto d’amore

In un percorso di significanti che si va complicando canto dopo canto, assistiamo alle rocambolesche avventure, spesso assurde, di un uomo ricoverato in ospedale. Prelievi, vomiti, clisteri: ogni cosa viene narrata con il lessico che appare ai nostri occhi ricercato, creando una dissonanza tra il contenuto e la forma. Le scene descritte sono spesso grottesche, volutamente bestiali, folli o comiche, ma lasciano emergere un senso di miseria, come a suggerire che la vita, nella mente dell’autore, è una lunga degenza in uno strano ospedale, paradossale, meschina e imprevedibile. Anche i personaggi sono grotteschi, uno specchio della tragicomica specie umana.

In conclusione, L’Inferno di Marco Maria Orlandi è un libro “sperimentale”, una scommessa vinta per l’autore che ci conduce a ritroso nella lingua italiana, con dovizia, intelligenza e anche rispetto. Una lettura non facile, che anzi a prima vista può sembrare troppo complicata, ma, con un po’ di pazienza e di attenzione, risulta estremamente stimolante e originale, soprattutto per lettori appassionati e curiosi.

Amezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai dentro una stanza oscura
semincosciente e la gola ostrüita

da un grosso tubo che facéa paura.