La casa dalle radici insanguinate

La casa dalle radici insanguinate

 

Titolo: La casa dalle radici insanguinate
Autore: Roberto Ciardiello
Editore: autopubblicazione
Data di uscita: 11 aprile 2017
Pagine: 224
Link all’acquisto: cartaceo/e-book

 

 

La casa dalle radici insanguinate di Roberto Ciardiello è un romanzo crudo, capace di trascinare in una spirale di inquietudine che, con immagini violente, angoscianti e aspre, crea una dimensione di paura che, pagina dopo pagina, si insinua nella mente del lettore, alla disperata ricerca di una spiegazione razionale che possa dare un senso a quanto assiste.

La vicenda inizia come un thriller claustrofobico, con una fuga allucinata che ci suggerisce che, fuori dalla stanza nella quale si nasconde Skizzo, uno dei personaggi, ci sia qualcosa che esula dalla normalità e che ha trasformato la rapina di Skizzo e dei suoi compagni, Cupo e Mago, in un incubo. Per i tre – giovani di periferia dalle storie diverse ma attanagliati dallo stesso desiderio di riscatto, che tuttavia pare seppellito sotto la violenza, la droga e uno sguardo tutt’altro che costruttivo nei confronti della realtà – la rapina a Villa Marchetti, la casa di una coppia di gioiellieri, sembra un gioco di ragazzi. Ma subito si rendono conto che qualcosa di misterioso aleggia in quella grande abitazione, forse il fantasma di qualche segreto, forse una presenza maligna e mostruosa. E quando delle chiavi vengono trovate nella cassaforte, sarà solo l’inizio di una terrificante carneficina che affonda le proprie radici insanguinate nell’ingenuità un po’ maligna di un bambino e in un vecchio terribile: e così il romanzo vira nell’horror, per condurre chi legge in una realtà che è un sogno allucinato.

Questo romanzo, sostenuto da una narrazione dal ritmo serrato, gioca con le immagini, estremamente “fisiche” e carnali, colpendo con sensazioni che, a tratti, pare di provare nella pancia; su tutto, aleggia un’atmosfera degradante, l’epifania di un tragedia, umana per la famiglia Marchetti e sanguinosa per i tre rapinatori, ancora da consumarsi. Non si prova – tranne che in alcuni brevi passaggi – empatia con i personaggi che, nella loro supponenza, nel loro squallore o nella loro mollezza, paiono marionette nelle abili mani dell’autore; un fatto questo che conduce a uno straniamento, per cui si assiste sgomenti a quanto accade, con la smania di comprendere quanto stia effettivamente succedendo e perché. E le risposte si materializzano colpo di scena dopo colpo di scena, con scelte che forse non brillano per originalità, ma il pregio di questo libro non sta tanto nella trama, certo apprezzabile, ma nella sua costruzione, nelle riprese degli stessi eventi con punti di vista differenti, nei flashback, nella suspence, negli intermezzi costruiti come se fossero gli spezzoni di un film, nell’insistenza su certi suoni, come il gorgogliare di una gola tagliata, su determinati dettagli, come il sangue che cola, e, in generale, sull’utilizzo di metafore e analogie per dipingere un quadro angosciante e spaventoso con parecchi tocchi splatter.

La casa dalle radici insanguinate è, chiaramente, un libro che racconta una storia, ma è ancora di più un libro che mostra una storia e che suggestiona; un romanzo che si legge di un fiato, consigliato a tutti gli amanti del genere e non solo.

Altri occhi scintillanti di desiderio. Affilati, curiosi. Spiavano la scena da dietro uno scaffale, lontani.
Ed era un macabro, vomitevole desiderio quello. Erano occhi che parlavano di cose brutte, appiccicose come il sangue e molli come la carne morta. Di roba che andava fatta di notte, in gran segreto, con la complicità delle tenebre amiche, Anna lo sapeva bene.
Perché negli ultimi sei mesi, di sangue e carne morta ne aveva vista anche troppa.