Anna che custodì il giovane mago di Maura Maffei

Anna che custodì il giovane mago

 

Titolo: Anna che custodì il giovane mago
Autore
: Maura Maffei
Editore: Edizioni della Goccia
Anno di pubblicazione: 2017
Pagine: 212
Link all’acquisto: cartaceo

 

 

La storia di Anna d’Alençon, marchesa del Monferrato dal 1531 al 1536, è la storia di una donna potente dal passato doloroso, un passato che ogni evento rievoca con struggente malinconia, quasi che Anna fosse chiamata a rivivere i terribili lutti che hanno segnato la sua vita. Ma è anche la storia di una donna animata da un profonda fede, zattera alla quale si affida nel mare in tempesta, per quanto, per sua stessa ammissione, non riesca a intravedere la riva. Anna è una donna forte, votata al dovere verso la terra e le persone che le sono state affidate, che non si aspetta più nulla dalla vita, se non garantire al Monferrato un futuro. Ma ogni cosa muta quando, in una fredda notte, quattro viaggiatori giungono a Casale, in cerca della sua protezione: sono Geraòid Mac Gearailt, quindicenne irlandese, figlio del defunto viceré di Irlanda e inseguito dai sicari di Enrico VIII, insieme ai suoi protettori, padre Thomas e la coppia di litigiosi sposi Aralt e Lean.

È un dovere per Anna ospitare questi viaggiatori, ma col passare del tempo il dovere viene soppiantato dall’affetto e quegli sconosciuti arrivati da un’isola lontana iniziano a colmare il vuoto lasciato dalla morte del marito e dei figli; Geraòid diviene figlio, non nel sangue ma nello spirito, giovinetto a cui Anna guarda con occhi materni, preoccupati, solerti e commossi. La sua incolumità la assilla, portandola a dubitare anche dei compagni con cui il ragazzo è giunto a Casale. A chi concedere la propria fiducia? È una domanda che Anna si porrà per buona parte della vicenda e che, verso la fine, dovrà porsi anche Geraòid. Fiducia, fede: a cosa, a chi affidare la propria vita? Alla magia? Agli uomini? A Dio? E in questo sapersi affidare sta – a mio parere – il nucleo centrale del romanzo, perché mettere la propria vita nelle mani di un altro vuol dire accettare che ciò che desideriamo non si avveri, almeno non così come noi ce lo aspetteremmo. Ma qui sta il senso di tutta la fede di Anna: è un balzo, forse nel vuoto, è sccogliere la volontà di Dio, è scoprirsi mendicanti di una stilla d’amore infinito che tutto salva e, nella sua bontà, può concedere anche l’insperato. E questa è una dinamica che, almeno parzialmente, ritorna anche nel rapporti dei due sposi, Aralt e Lean, incapaci di comprendersi, di incontrarsi, rinchiusi in una bolla di pregiudizi e rigidezze che necessita di essere infranta, compiendo il medesimo balzo di fede capace di cambiare lo sguardo e di mostrare la realtà sotto una luce differente.

Anna che custodì il giovane mago è un romanzo che delicatamente tratteggia le psicologie dei suoi personaggi, lasciandone emergere l’interiorità con immagini poetiche ed evocative, come è nello stile dell’autrice. E anche se ogni accadimento è filtrato dagli occhi di Anna, che indagano chi la circonda con garbo ma fermezza, quasi tutti i personaggi si rivelano a tutto tondo, portatori di questioni e problemi che coinvolgono il lettore. La Maffei è delicata nella sua narrazione, che alterna il presente al passato, una scelta che ancora di più fa emergere la sofferenza di Anna per gli anni perduti che però continua a custodire nel cuore, in un idillio malinconico che plasma le decisioni prese nel presente.

L’ambientazione storica è costruita con dovizia a partire dai termini; le descrizioni non sono mai ridondanti, ma nella loro essenzialità costruiscono una scenografia che risulta minuziosa e vivida e che sa cogliere i tratti salienti: gli occhi della statua della Madonna, le scale che conducono alla torre, le impronte impresse sulla neve. E quanto viene scritto, per quanto frutto di fantasia, risulta credibile e appassionante.

Anna che custodì il giovane mago è in conclusione un bel romanzo storico, che forse non sorprende per l’intreccio ma che convince per la costruzione dei personaggi e che si inserisce alla perfezione nel percorso letterario dell’autrice che, dopo cinque romanzi letti, ci sentiamo di conoscere.

È difficile intuire il sussurro della vita, sapete? Ma vi giuro con tutto il cuore che, istante dopo istante, nell’infinito alternarsi delle gioie e dei dolori, ogni mia preghiera sia stata accolta, serbata ed esaudita. Sì, figliolo, è avvenuto proprio così, soprattutto quando i miei desideri, accarezzati febbrilmente nel petto, hanno avuto un esito diverso da quello invocato nelle mie suppliche. Come avrei sopportato, altrimenti, l’esplosione della sofferenza senza Colui che ha portato insieme con me la mia croce?