Nithràl

 

Titolo: Ciclo della Rinascita. Nithràl
Autore: Francesco Leo
Editore: Edizioni Paguro
Anno di pubblicazione: 2017
Pagine: 328
Link all’acquisto: cartaceo

 

 

 

Nithràl di Francesco Leo è il secondo volume del Ciclo della Rinascita, iniziato con Viktor. Se il primo romanzo era incentrato intorno alla formazione del protagonista e alla sua decisione finale di abbracciare la causa della lotta contro Zergh, divinità malvagia di cui si attende il ritorno, in questo secondo capitolo assistiamo alla sua ribellione: Viktor, scoperto tramite Selene quale terribile destino lo attenda, informazione che gli è stata volutamente celata da tutte le persone che si sono occupate del suo addestramento, si sente tradito e decide di abbandonare l’organizzazione della Stella per partire con Selene alla ricerca di un antico manufatto che gli permetta di mutare la propria sorte. Ha inizio così per i due ragazzi, ai quali in seguito si unirà anche Gabriel, fratello di Viktor, un viaggio per le terre di Mirthya che li condurrà sin oltre il mare, davanti alla Regina degli elfi. Tra peripezie, tradimenti, magie e nuove scoperte, i protagonisti sono chiamati a mettere alla prova se stessi per sopravvivere e per convincere chi incontrano che presto il mondo intero dovrà unirsi nella lotta contro Zergh e i suoi seguaci del Dedalo della Morte.

È un crescendo di eventi, questo Nithràl, una storia decisamente più avvincente di quella del primo romanzo, dove molte delle energie dell’autore erano state investite nella costruzione dell’ambientazione e nella presentazione dei molti personaggi. In questo secondo capitolo, tutto scorre più veloce, un fatto che permette anche di gustarsi meglio le descrizioni, che continuano ad essere molto dettagliate, ma essendo meno preponderanti sullo svolgersi della trama risultano più piacevoli. Ho apprezzato in particolare la delineazione della città degli elfi, avendo la sensazione di trovarmi lì, in certi momenti della lettura. Strettamente connesse agli eventi sono poi le rivelazioni presenti nel testo, notizie che aprono interessanti sviluppi per il terzo romanzo e che rendono la vicenda più accattivante, oltre a consentire all’autore di trattare alcune importanti tematiche, come il valore della vita del singolo rispetto a molti, l’importanza della cooperazione – già presente nel primo tomo – , il coraggio di perseguire la propria idea, l’importanza di saper tornare sui propri passi. Ma su tutti spicca, almeno a parer mio, il tema dell’amore: sia esso tra un uomo e una donna o sia quello fraterno, risulta chiaro come senza l’amore manchi quel motore in grado di far muovere gli ingranaggi e quindi di permettere a ognuno dei personaggi di accettare il sacrificio o il pericolo. È infatti per amore, per Selene, per la sua famiglia, per il suo villaggio, che Viktor ha accettato di combattere Zergh – e proprio la scoperta di dover rinunciare per forza a tutto questo, senza apparente possibilità di appello, lo mette in crisi, forse più del sentirsi tradito, ma in ogni caso non sino al punto di rinunciare del tutto alla missione – . Certo, per amore si fanno errori: ne è un esempio Amir, che vanifica, o almeno così pare, tutto quanto i suoi compagni hanno fatto nella speranza di riabilitare il fratello, o Selene, pronta ciecamente a scagliarsi contro chiunque per difendere Viktor, senza dialogare con chi le sta di fronte.

Emerge leggendo una certa impulsività nei personaggi “giovani”, cioè in Viktor, Selene e Gabriel, che senza esitazioni sono pronti a seguire la propria opinione senza guardare in faccia nessuno, risultando anche un po’ autoreferenziali, affrettati nei loro giudizi e, in certi momenti, infantili, perché barricati nelle loro convinzioni. Dall’altro lato, però, anche i personaggi “adulti” sono chiusi nelle loro convinzioni e mostrano una certa scarsità di vedute che è sintomo di un’incapacità di interpretare il nuovo, i tempi che cambiano e, più di ogni altra cosa, le persone che incontrano. Una situazione che muta solo nel momento in cui tutti si aprono al dialogo e, mai come prima, si guardano in faccia, come se l’autore volesse ricordarci che per comprendersi davvero le barriere debbano cadere, in nome del bene comune.

Se quindi rispetto al primo romanzo il salto di qualità in Nithràl c’è stato e si sente, tuttavia la storia di tanto in tanto zoppica, dilungandosi su accadimenti che avrebbero potuto essere condensati in meno pagine e approfondendo personaggi che poi spariscono dopo qualche pagina – penso per esempio al capitano della nave su cui i tre ragazzi si imbarcano, ma non solo – e trascurando invece quella che a mio parere è la figura più interessante del libro, cioè Edgar, l’incarnazione della speranza, caduto in una sorta di spirale autodistruttiva che lo porta ad azioni estreme. Credo che questo personaggio avrebbe meritato più attenzione per far emergere maggiormente le sue motivazioni ed emozioni. Parlando di emozioni, non si può poi non parlare anche della scrittura: la scrittura di Francesco Leo è molto ricca e curata, di piacevole lettura, ma non introspettiva; non scava infatti nell’animo dei personaggi, ma lascia invece che siano le loro azioni, e più ancora i dialoghi, a svolgere questa funzione. Si tratta di una scelta stilistica che, in un romanzo dove comunque la componente preponderante è quella dell’azione, funziona, ma personalmente mi ha reso più difficile entrare in contatto con i personaggi ed empatizzare con loro.

Concludendo, Nithràl con le sue avventure ci lascia curiosi nei confronti di un terzo libro dove finalmente vedremo tutte le trame e sotto-trame trovare una conclusione e scopriremo le sorti di Mirthya.

«Per anni il mondo si è interessato tanto del suo benestare ignorando egoisticamente la profezia, facendosi beffe dell’oscuro destino che gli spetta se l’eletto cadrà. Ora, però, Mirthya sta cambiando: avverte la minaccia e storie che credeva di fantasia cominciano a concretizzarsi. Pian piano la paura nei loro cuori partorirà il coraggio di combattere al tuo fianco. Crediamo in te: vai, e salva la gente. Compi il tuo incarico e per sempre il tuo nome verrà cantato assieme a quelli dei Sette. Tu sei l’ultimo eletto e questa potrà essere la tua ultima battaglia.»