mariano lodato

Carta d’identità letteraria

mariano lodato

Nome: Mariano Lodato
Autore di: Equilibri e Portali, primo e secondo volume della  saga Luce e Tenebre
Scrittore/i preferito/i: Asimov e Scarrow, anche se preferisco sempre le storie agli autori
Il libro o i libri irrinunciabili: la lunga saga di Catone e Macrone di Simon Scarrow
Il libro che hai iniziato e non finirai mai: Il signore della guerra di Bernard Cornwell

 

Intervista

Ciao Mariano e benvenuto su Il Gufo Lettore. Come prima cosa, vorrei chiederti come nasce il tuo amore per la scrittura. Quando hai iniziato a scrivere? E soprattutto, perché?

Contrariamente a quanto risponderebbero altri, io sono arrivato a metter su carta i miei pensieri per puro caso, quasi per gioco, e molto avanti con gli anni. Per quanto mi sia sempre piaciuto, partendo da un piccolo dettaglio, provare a immaginare i possibili sviluppi futuri, avevo già trentuno anni quando ho cominciato a buttar giù le prime righe di Equilibri.
Il motivo che mi ha spinto a farlo? La semplicissima voglia di raccontare qualcosina di mio a una cerchia molto ristretta di amici. L’intento originale era quello di scrivere non più di quelli che poi sono diventati i primi due capitoli di Equilibri. Poi, però, aggiungi un dettaglio; aggiungine un altro… nella mia testa ha preso forma la “tetralogia aperta” di Luce e Tenebre.

I tuoi romanzi da me letti, Luce e Tenebre. Equilibri e Luce e Tenebre. Portali, fanno parte di una saga che pone al centro la lotta tra il bene e il male: un tema comune nella letteratura, in particolare quella di genere fantastico. Eppure, i tuoi libri rientrano solo parzialmente nel fantasy, inglobando le più svariate suggestioni, da quelle spirituali sino a quelle del thriller storico. Come è nata l’idea di scrivere un libro che attinga da così numerose influenze? E qual è per te il genere in cui dovremmo inserire il tuo romanzo?

Parto dalla fine.
Bellissima domanda la tua: è la stessa che mi sono fatto e che mi sto facendo ancora. Il genere fantasy, nell’interezza della saga, è innegabile. Tuttavia, come tu stessa hai accennato, c’è un amalgama di generi. Questo, lo confesso, mi ha messo parecchio in crisi. Credo che ci resterò fino a che non verrà creato il genere “fantasy urban-storico-spiritualista-mitologico”.
L’idea di fondere tante realtà diverse (storiche, spirituali, ecc.) non era certo quella iniziale, è maturata andando avanti con la scrittura del primo volume. Possiamo dire, però, che essa si basi sul pensiero, espresso anche in Equilibri, che la Verità non può appartenere in modo esclusivo a un determinato gruppo di persone piuttosto che agli altri. Questo concetto mi stava molto a cuore e, nella mia grande ignoranza, ho provato a renderlo al meglio, sia attraverso dei passi specifici che tramite l’omogeneità dei personaggi principali.

mariano

Una cosa che mi ha colpito nei tuoi romanzi è la cura meticolosa con cui hai costruito l’ambientazione e la “cosmogonia” del mondo dove si muovono i protagonisti. Mi puoi raccontare la genesi di questo mondo che prevede un Creatore, gli Arcangeli e i diavoli, ma chiama in causa anche il mito di Atlantide e le creature come i grifoni, per racchiudere il futuro in un libro del destino? Quanto è durato questo lavoro di documentazione e trasposizione?

La mia grande ignoranza, purtroppo o per fortuna, mi ha portato ad avere come punto di partenza le conoscenze in mio possesso. L’influenza cattolica, dunque, ha avuto il sopravvento, come si evince dalla struttura cosmogonica principale a cui facevi riferimento. Il mito di Atlantide, di Mu e delle creature fantastico/mitologiche, sono rientrati nella storia grazie all’immenso vuoto che precede la storia documentata dell’uomo. Fossili, stratificazioni, teorie e poi? Mi sono detto: certezze assolute non esistono, quindi tutto può essere accaduto, fino a prova contraria.
Confesso di essermi documentato molto meno di quanto si possa credere. Nel caso avessi voluto fare un accurato lavoro di ricerca, molto probabilmente Equilibri sarebbe ancora in fase embrionale. Studiare, ad esempio, tutti i testi sacri (o meglio le interpretazioni degli stessi) avrebbe richiesto anni e anni. Sicuramente, con tante nozioni contrastanti, sarebbe stato molto più complicato riuscire a trovare un filo comune su cui far correre la mia storia. Ho seguito il metodo di cercare quando serve, studiare e prendere solo quanto utilizzabile. Il frangente riguardante l’Edda Poetica è un chiaro esempio.

Nel primo romanzo ha molto peso il percorso di crescita personale del protagonista, Matteo-Valerio, che affronta alcune delle più urgenti domande che affollano il cuore dell’uomo di ogni epoca, trovando risposta in un sistema che gioca sull’equilibrio tra bene e male, per cui uno non deve prevaricare sull’altro. In questo sistema, è centrale anche il libero arbitrio. Credi che sia il libero arbitrio la più alta cifra umana, per cui possiamo scegliere “da che parte stare”?

In realtà, ni. Per quanto ogni uomo/donna compia giornalmente delle scelte, queste sono indiscutibilmente condizionate dal comportamento di terzi, nonché dal contesto in cui questi è cresciuto e/o vive. Inoltre, ritengo sia alquanto difficile stabilire in modo assoluto quel che è giusto e quel che è sbagliato. Prendi, ad esempio, gli estremisti islamici. Per loro combattere gli infedeli è giusto, poiché così è stato insegnato loro. Oppure prendi gli induisti che non mangiano le mucche, pur vivendo di stenti. L’arbitrio, in questi e in molti altri casi, mi sembra più condizionato che libero.
Per poter arrivare a definirlo veramente Libero, l’uomo dovrebbe elevarsi davvero sopra ogni condizionamento. A tale scopo, forse una vita sola potrebbe non essere sufficiente. Ciò non significa, secondo me, che sia assolutamente impossibile esercitarlo nel modo corretto. Solo che, sempre a mio avviso, ci sarebbe bisogno di una strepitosa fibra morale.

Parliamo dei personaggi, che sono molti. Quale di essi è più simile a te? E a quale sei più affezionato?

Sembra una frase fatta, ma in ognuno di essi c’è qualcosa di me. Logicamente, Matteo/Valerio ha ricevuto maggiori attenzioni, ma negli altri una piccola sfaccettatura del mio carattere c’è finita (o ci finirà). Ognuno di essi (personaggi minori compresi) è importante ma, per quel che rappresenta, Hatakaya merita un posto sul podio. Lo stesso vale per Alex e Hiwi, anche se per motivi diversi.

Nei tuoi romanzi, in particolare nel secondo, ha molto peso la storia d’amore millenaria tra Valerio e Hiwi, un rapporto che dà loro forza e sostegno. Quanto è importante l’amore nei tuoi libri?

Dante scriveva: “l’amor che move il sole e l’altre stelle”.
Nei miei libri hanno grande importanza i sentimenti forti, sia da un lato che dall’altro della barricata. Sono loro che spingono/hanno spinto i personaggi a compiere determinate azioni. Azioni che li hanno portati/li porteranno in una determinata posizione sullo scacchiere finale.
Il rapporto tra Valerio e Hiwi è eccezionale. Lo è stato fin dal loro primo scambio di sguardi. Non ve ne sono uguali tra gli altri Guardiani, e chissà che in futuro non possa esser preso come esempio.

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I tuoi romanzi sono stati auto-pubblicati. Perché questa scelta? Hai qualche consiglio per un autore che voglia intraprendere questa via?

Un autore per caso come il sottoscritto poteva mai confidare che un editore prendesse solo in considerazione il proprio elaborato?
Data la premessa, appare logico che la risposta possa essere una soltanto: poca fiducia in me stesso. L’essere del tutto disinformato su tanti aspetti del post stesura non ha fatto altro che incanalarmi ancor più nell’unica, per me, direzione possibile. Quindi scelta, in un certo senso, obbligata.
Ciò non significa, però, che non rifarei la medesima scelta editoriale. Visto come gira oggi l’editoria tradizionale, che in molti casi pubblica se hai già “numeri tuoi” su cui fare affidamento, e che è pronta a scommettere sempre meno sul “perfetto sconosciuto”, impegnarsi esclusivamente in prima persona per farsi conoscere non è un’eventualità poi così pessima, anzi.
L’unico consiglio che sento di poter dare a chi vuole entrare in questo affollato mondo di scrittori è quello di informarsi su tutto prima di compiere qualsiasi passo. Meglio aspettare ancora un po’, valutando tutte le opzioni, che lanciarsi a capofitto in una realtà che non si confà alle proprie possibilità, sia economiche sia di tempo da spendere.

Puoi dirci qualcosa sul terzo romanzo?

Risonanze, come i due volumi che l’hanno preceduto, rappresenterà un rischio per me. Ti dico solo che non ci sarà quanto i lettori si aspettano che ci sia. Non ancora. Diciamo solo che Risonanze si potrà definire come un gemello di Portali, con un bel po’ di sorprese.

Un’ultima domanda: oltre alla conclusione della saga Luce e Tenebre, ci dobbiamo aspettare altri libri da te?

Un paio di idee ci sono ma, per ora, non ho intenzione di svilupparle. Mi preme cercare di concentrare tutte le mie attenzioni su Luce e Tenebre. Conoscendomi, so già che finirei per influenzare la saga col nuovo progetto e viceversa. Quando arriverà il momento di voltare pagina lascerò campo libero alla fantasia e vedremo che ne verrà fuori.

Ringraziamo Mariano Lodato per essere stato nostro ospite. Un in bocca al lupo per i suoi lavori!

Essendomi dilungato parecchio, mi auguro di non aver annoiato nessuno, in primis l’intervistatrice. :-p
Scherzi a parte, un doveroso e sentito grazie al Gufo, o sarebbe meglio dire a Silvia, per aver letto i miei libri, per la bella chiacchierata, nonché per l’opportunità di poter esporre i miei pensieri così liberamente. Un grazie anche a quanti hanno avuto la pazienza e la costanza per arrivare fino in fondo a questa prolissa intervista. Un arrivederci a presto mi sembra il minimo.
Saluti, Mariano.

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