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Luce e Tenebre. PortaliTitolo: Luce e Tenebre. Portali
Autore: Mariano Lodato
Editore: auto-pubblicazione
Anno di pubblicazione: 2015
Pagine: 248
Link all’acquisto: cartaceo/e-book

3gufetti

 

 

 

Luce e Tenebre. Portali di Mariano Lodato è il secondo volume, dopo Equilibri, della saga Luce e Tenebre, e, anche in questo caso, darne una classificazione risulta quanto mai complicato: la vena fantasy si assottiglia, permane quella spirituale, vengono aggiunti elementi del mystery, del thriller e del romanzo storico, creando una storia complessa e dalle mille architetture, che si svela lentamente a chi legge, mostrando l’abile lavoro dell’autore che, a livello di trama, è riuscito ad inserire i più svariati componenti, dalla letteratura italiana alla mitologia norrena, passando per il mito di Atlantide sino alle suggestioni templari.

La storia inizia dove nel primo libro era terminata: Matteo, o meglio Valerio, superata la prova che lo ha reso a tutti gli effetti uno dei dodici guardiani incaricati di lottare contro le Tenebre, si riunisce con gli altri prescelti e in particolare con Hiwi, la donna che, da ben duemila anni, ama. Dopo un’ultima spiegazione da parte di Mika-el e degli altri arcangeli sulle origini del mondo, i guardiani si reincarnano nei loro corpi originari, con la missione di trovare e aprire i portali che collegano il mondo umano con quello dell’al di là, prima che possano farlo i servitori delle Tenebre. Valerio e Hiwi intraprendono quest’avventura in coppia e, complici due gemelle legate con un filo doppio a Matteo-Valerio e le conoscenze archeologiche acquisite da Hiwi nelle sua ultima reincarnazione, i due attraverseranno l’Europa, per giungere sino in Norvegia, cercando di risolvere un antico mistero.

Valerio e Hiwi sono due personaggi che si sostengono l’uno con l’altra: il loro amore, iniziato con uno scambio di sguardi in un mercato di schiavi in una provincia dell’Impero romano e poi continuato di reincarnazione in reincarnazione, eccezione per l’ultima, dove i due sono stati separati, è intenso, poetico e scaturigine di una forza che permette loro di affrontare le difficoltò che incontrano. È un sentimento, nonostante i (molti) anni trascorsi, fresco, giovane, sotto certi versi giocoso, che rimanda a un’umanità viva, nonostante il loro ruolo di guardiani. A ben guardare, tutti i guardiani – i cui nomi non riuscirò mai a ricordare – non possiedono la calma serafica degli angeli, ma sperimentano una sorta di “passionalità”, di tendenza a lasciarsi guidare dai sentimenti e dalle intuizioni, pur avendo ben chiara la propria missione. E questo è un lato positivo perché, con il discorso dell’ascesi personale affrontato nel primo romanzo, il rischio di rendere i guardiani come un gruppo serioso di predestinati c’era. Ma l’uomo è forte proprio per l’umanità che possiede, che è limite, certo, ma non obiezione, e nell’abbracciare la propria umanità, nonostante gli inevitabili privilegi “magici” che la condizione di guardiano comporta, sta la forza dei personaggi, per i quali non viene meno per esempio il desiderio di maternità o paternità, non viene meno la paura e nemmeno il senso dell’umorismo.

Ho trovato molto interessante la volontà dell’autore, che già si era palesata nel libro precedente con i racconti di Mika-el, di creare una propria cosmogonia, che qui si amplia ulteriormente, andando ad inglobare una serie di miti e leggende – la già citata Atlantide, ma anche Mu o la storia delle divinità antiche – . Tutto trova una collocazione all’interno di Luce e Tenebre. Portali, ma a volte si crea della confusione, perché i riferimenti sono davvero molti e calarli dal proprio inevitabile immaginario personale a quello dell’autore non è sempre semplice. Un discorso simile può essere fatto per il mistero che Valerio e Hiwi devono risolvere per trovare il portale; in particolare, mi sono trovata in difficoltà con la mitologia norrena e i rimandi ai vichinghi, complici anche le mie idee non troppo chiare al riguardo, ma molto spesso alcune informazioni che avevo appena memorizzato si trovavano sommerse da altre rivelazioni, per cui alla fine un po’ di confusione era inevitabile, anche se la curiosità di sapere a cosa avrebbe condotto ogni nuova scoperta era molta.  Ad ogni modo, la cura che l’autore ha messo per costruire la propria storia, che si riflette anche nell’attenzione per le varie ambientazioni sparse per il globo, è ammirevole e anche il fatto che il mistero principale desti molta curiosità è un punto a favore del libro.

Lo stile, come nel primo romanzo, è ricco e preciso, ma in alcuni punti non riesce a creare l’empatia necessaria con i personaggi, in particolare con quelli che non sono i protagonisti o che si vedono di meno, e lascia che siano le azioni a parlare, più che i pensieri. Il ritmo della narrazione è prevalentemente lento, fatto dovuto alle frequenti parentesi storiche – che per mio gusto personale suonano troppo spesso come uno “spiegone” – che interrompono la storia principale per chiarire eventi passati.

Per concludere, Luce e Tenebre. Portali è un piacevole seguito che abbandona il carattere riflessivo del suo predecessore per regalarci una storia all’insegna dell’avventura e dei misteri da svelare, preparandoci per un terzo capitolo dove le Tenebre scopriranno le loro carte e ai guardiani toccherà l’arduo compito di salvare il mondo.

E poi c’erano quegli occhi. Quegli occhi nocciola così profondi, in cui non si sarebbe mai stancato di specchiarsi e da cui sempre aveva attinto la forza per affrontare le avversità. Quegli stessi occhi da cui si era malvolentieri dovuto separare, ma che presto avrebbe potuto rivedere.