dostoevskij

Dostoevskij è uno degli scrittori russi, e non, più celebri della letteratura mondiale. Nato a Mosca nel 1821, frequenta la scuola del genio militare di Pietroburgo, anche se una volta terminati gli studi di ingegneria militare abbandona il settore, per dedicarsi alla letteratura. Frequenta i circoli rivoluzionari e nel 1849 viene arrestato e condannato a morte, ma la pena viene commutata in quattro anni di lavori forzati in Siberia, un’esperienza che lo segna per sempre. Terminata la pena, torna alla letteratura, scrivendo alcuni dei capolavori dell’Ottocento.

Dostoevskij muore il 28 gennaio 1881, lasciandoci in eredità un repertorio letterario che ha saputo scandagliare l’animo dell’uomo, che ha colto in tutta la sua complessità e enigmaticità, portando alla luce tutta quelle domande che affollano il nostro cuore.

Ecco quali sono i tre libri di Dostoevskij da leggere assolutamente:

Delitto e castigo

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Delitto e castigo (1866) è la storia di Raskol’nikov, uno studente che uccide una vecchia usuraia. Il protagonista è mosso da ragioni etiche: è convinto che uccidere la vecchia coincida con un uccidere un principio, quello dell’ingiustizia sociale, per cui si persuade che non avrà rimpianti. Tuttavia, così non avviene e Raskol’nikov diventa vittima di sensi di colpa, timori, angoscia e teme di essere scoperto.

Partendo da questi presupposti, Dostoevskij ci trascina nell’analisi interiore ed esistenziale di Raskol’nikov, in un processo di presa di consapevolezza di sé e di come l’unico modo per trovare pace sia attraverso l’espiazione, fatta di sofferenza, e l’amore per Sonja, una giovane animata da una fede profonda. Sarà proprio lei, con la sua fiducia nel Signore e nel futuro, a salvare Raskol’nikov, a convincerlo a credere a Dio e nella sua redenzione e quindi costituirsi e scontare la propria pena, nell’ottica di un futuro gioioso insieme.

L’idiota

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L’idiota (1869) racconta del principe Myskin e del suo arrivo a Pietroburgo, dove, a causa delle sue convinzioni, basate sulla compassione, sull’accettazione del prossimo e sulla semplicità d’animo, crea sgomento. La sua presenza, la sua mentalità che lo rende una contraddizione vivente agli occhi delle altre persone, che ce lo fa identificare come una creatura metà umana metà angelica, che laddove vorrebbe portare salvezza porta tragedia.

Dostoevskij in questo romanzo cerca di descrivere un uomo totalmente buono, e questo uomo totalmente buono non può che essere malato, perché troppo distante dalla realtà. Eppure, nella sua pietosa malattia, il principe Myskin non può che essere un richiamo alla grandezza, vestita di semplicità e di amore per il prossimo, a cui l’uomo può aspirare.

I fratelli Karamazov

karamazov

I fratelli Karamazov (1879) è, a nostro parere, il capolavoro di Dostoevskij. È incentrato su una famiglia composta da un padre lussurioso e corrotto e da quattro figli: Dimitrij, libertino come il padre ma con una morale, Ivan, mosso da una razionalità che lo divide tra il desiderio di credere in Dio e l’ateismo, Alesa, un novizio di un monastero, e l’illegittimo Smerdjakov, il servo della casa, nato da una relazione del padre con una demente. All’inizio della vicenda, il padre viene ucciso: è questo solo il pretesto per Dostoevskij per indagare l’animo dei suoi personaggi, per farci comprendere la potenza del bene (indimenticabile la figura dello Starec Zosima), la natura del male, il concetto di colpa, il valore dell’accettazione della sofferenza e della libertà di scelta, nonché per porci il quesito dell’esistenza di Dio.