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l'ala del corvo

 

Titolo: Dietro la tenda. L’ala del corvo
Autore: Maura Maffei e Rónán Ú. Ó Lorcáin
Editore: Parallelo45 Edizioni
Anno di pubblicazione: 2016
Pagine: 206
Link all’acquisto: cartaceo

3gufetti

 

 

 

L’ala del corvo è il secondo romanzo della trilogia Dietro la tenda, iniziata con La fragilità della farfalla, che si contraddistingueva per riuscire a lanciare uno sguardo poetico e appassionato su un Irlanda lontana nel tempo. E lo stesso sguardo ritorna anche qui, in queste pagine dedicate al colonnello Bran O’ Brolchàin, fiero, combattivo e testardo.

La storia riprende dove l’abbiamo lasciata, con Bran che sceglie di chiedere in moglie Labhaoise, non per amore, come sostiene, ma per vendetta nei confronti del padre di lei, Colla Clare, e per nuocere a Hugony Newman, il pastore anglicano per il quale, nonostante chiunque, persino suo nonno, si fidi di lui, non riesce a provare fiducia. Ma la scoperta che Bran non può avere Labhaoise, a meno che non rinneghi la fede cattolica, è l’inizio della consapevolezza di essere animato da un amore totalizzante per lei e della messa in discussione di quel Dio che sino a quel momento ha guidato i suoi passi. E così l’ala del corvo, quell’ala che è il braccio di Bran, che sicuro dovrebbe guidare i propri uomini nella difesa dei preti cattolici che svolgono la propria vocazione in incognito, ma che è anche l’ala della sua fede, quell’arto che dovrebbe essere la parte più forte del suo corpo per reggerlo e sorreggerlo, si trova tarpata, e Bran diviene un uomo incapace di agire e di pensare. Questo suo ristagnare nella convinzione che Dio lo abbia abbandonato, perché di fatto non gli concede quanto desidera, rende le sue azioni maldestre, il suo impegno per la causa macchinoso, il giudizio nei confronti degli amici duro e impietoso. Intanto, il progetto di ripristinare la messa per i fedeli procede, ma quella che per Bran era una causa per cui sacrificare la vita è ormai un mero accumularsi di azioni che, nella razionalità che nel delirio gli rimane, è cosa buona e nobile, ma per lui risulta vuota e sterile.

È indubbio che in questo secondo romanzo della trilogia Dietro la tenda l’azione subisca una parziale battuta d’arresto: la crisi esistenziale di Bran è l’elemento centrale del volume; una scelta che causa un rallentamento nella trama e che toglie dinamicità alla storia, a causa anche dei numerosi dialoghi a stampo teologico-morale. Ma è anche vero che non si può non sentirsi partecipi dei tormenti di Bran, i cui meandri dell’anima vengono indagati con delicatezza e attenzione, trasformando il soldato sicuro di sé e autorevole in un uomo distrutto. E come rialzarsi da questa distruzione? Con l’amore, ma non con il semplice, se così vogliamo definirlo, amore tra uomo e donna, nel quale Bran riversa le proprie disperate speranze, ma con un amore divino. E se Labhaoise ha avuto il coraggio di abbracciare questo amore, scegliendo persino di espiare al posto del padre, Bran si crogiola nella propria pochezza, finché le parole di un saggio amico (un santo, mica poco!) gli ricorderanno che tutto di lui è già stato salvato. E Bran si riscoprirà nuovo, rinnovato, pronto a rivestire di nuovo il proprio ruolo, ma non con la supponenza di un colonnello abituato a dare ordini, ma con la docilità di un uomo pronto a seguire la volontà di quel Dio dal quale ha riscoperto la propria dipendenza.

Come nel primo romanzo, anche L’ala del corvo ci presenta questa meravigliosa Irlanda che è sfondo e controparte dei sentimenti e delle emozioni che muovono Bran; un paesaggio vivo, vibrante, la cui bellezza tuttavia non lenisce i tormenti di Bran, come non ci fa scordare il rischio che corrono Caoimhín, Pius e tutti gli altri.

In conclusione, questo romanzo, pur mancando del ritmo del primo capitolo, è senza dubbio un buon secondo libro per questa poetica trilogia e ci lascia con molta curiosità per gli avvenimenti che interesseranno l’ultimo libro, L’astuzia della volpe. Riusciranno Bran e Labhaoise a sposarsi? Che ne sarà dei sacerdoti? E che cosa trama Hugony Newman?

Era rimasto solo sotto il cielo che s’ammantava di nembi. Il lamento del vento tra i rami dell’ontano, il verso sgraziato di un corvo in lontananza, un sogno infranto…
Non aveva più voglia d’andare avanti.
Non ce la faceva più.
Qualcosa si era definitivamente rotto, in lui.
Eppure… Come il sole stentava, ma trovava nella cortina di nuvole un pertugio per un raggio albicante, così le parole di Labhaoise avevano riattizzato uno scopo nella cenere del suo sconforto.
L’amore di lei, che né le avversità né i ricatti e nemmeno le colpe del passato avevano estirpato, era un dono sublime che continuava a fiorire nel deserto dell’anima.
Sarebbe bastato, per riscattare la sua vita?