Nella prefazione al Cromwell di Hugo è contenuta la sistemazione teorica della poetica del dramma romantico. L’autore si proclama contrario alla bellezza astratta fondata sulla distinzione tra i generi. Al suo posto emerge, oltre ovviamente alla teoria del grottesco e del sublime, il concetto di “color locale”, che si sposa con la passione che il Romanticismo possiede per la rivisitazione delle epoche lontane. All’interno dei lavori teatrali di Hugo questa idea si esprime nell’ambientazione delle vicende in periodi storici più o meno distanti nel tempo e nei personaggi presenti sulla scena, che non sono solo di fantasia, ma anche storici.

Un altro elemento importante è l’amore: quasi tutti gli intrecci sono basati su di esso e, nel caso in cui l’amore non sia la scaturigine delle vicende, spesso gioca una grande parte che finisce per influenzare in modo evidente i fatti.

Dopo aver analizzato il CromwellErnani Il re si diverte, vediamo Ruy Blas:

La trama: Ruy Blas (1838)

Ruy Blas

Spagna, fine Seicento. Ruy Blas, il protagonista, è il lacchè di Don Sallustio, un uomo costretto all’esilio dalla regina per aver disonorato una delle sue protette. Don Sallustio ha un cugino, Don Cesare di Bazan, che ha sperperato il proprio patrimonio. Don Sallustio convoca il cugino per comunicargli che intende aiutarlo, a patto che con lui si vendichi della regina. Al suo rifiuto, Don Sallustio inganna il cugino e lo fa imbarcare verso l’estero.

Don Sallustio ordina quindi a Ruy Blas di fingersi Don Cesare e lo obbliga a siglare un patto di obbedienza. Poi gli dà il compito di diventare l’amante della regina, che già lui ama.

Avviene un salto temporale: il re è malato e il governo viene retto dalla regina e da Ruy Blas, che condanna i nobili perché interessati solo ad arricchirsi a danno della Spagna. Intanto, la regina dichiara a chiare lettere il proprio amore a Ruy Blas.

Don Sallustio riappare e rivela a Ruy Blas di volersi vendicare sulla regina e di averlo sfruttato. A tale scopo Ruy Blas non può opporsi, a causa del patto che ha siglato con il suo padrone; decide quindi di avvelenarsi con una fiala in suo possesso, ma a questo punto fa irruzione in scena la regina, che dice di aver ricevuto una sua lettera in cui la invitava a raggiungerlo. Prima che Ruy Blas possa spiegarle la situazione, arriva Don Sallustio, che minaccia di rendere nota a tutti la loro relazione. Ma Ruy Blas rivela tutta la verità e uccide Don Sallustio. Poi chiede perdono alla regina per averle mentito e, dato che lei glielo nega, beve il veleno. Ma, non appena la regina si rende di quello che ha fatto, lo perdona e gli ribadisce il proprio amore. Alla fine, Ruy Blas muore tra le sue braccia.

Grottesco e sublime: Ruy Blas

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Una delle realizzazioni basilari del grottesco è la deformazione: tale deformazione può avvenire non solo nel corpo o nell’animo di un personaggio, ma anche a livello della trama. Per esempio in Ruy Blas alcune delle scene in cui è presente Don Cesare risultano essere grottesche: la natura comica del personaggio introduce nel clima tragico del dramma delle parentesi grottesche. Quando Don Cesare ruzzola giù dal camino e appare nella camera da cui Ruy Blas si è appena allontanato, dopo aver preannunciato l’arrivo di Don Sallustio, si sviluppa una scena grottesca: infatti Don Cesare si appropria di un mantello e di un paio di stivali per ricollocarsi nel suo rango nobile, ma il fatto che poi mangi con foga e tracanni il vino lo riporta ad una dimensione di basso corporale e quindi grottesca. Inoltre Don Cesare dà vita a una scena in cui questa dimensione corporale viene da lui equiparata ad un culto religioso: infatti l’uomo si inginocchia davanti al tavolo, che Hugo nelle didascalie del testo chiama non a caso “altare”, creando una dissonanza tra le sue azioni materiali e basse e il rito mistico a cui dà vita.

Ruy Blas è un personaggio grottesco, un lacchè che viene obbligato a recitare la parte del nobile. Ma dentro di sé lui è davvero nobile, in contrasto con la propria identità di servitore e soprattutto con la personalità crudele e bassa di Don Sallustio: viene a crearsi una contrapposizione tra quello che Ruy Blas recita, che in fondo è il vero se stesso, e quello che Ruy Blas è in realtà, un lacchè, che, come emerge dai comportamenti degli altri servitori presenti nel dramma, è un impiego degradante.

La grandezza dell’animo di Ruy Blas viene riconosciuta dalla regina.  Ruy Blas si sente così riconosciuto per quello che è; ma il passo non è completo, e infatti nell’atto finale quello che più gli preme nel momento della morte è che la regina lo chiami con il suo vero nome e non con quello falso di Don Cesare.

Il grottesco di Ruy Blas è quindi nella dicotomia che vive tra la propria realtà interiore e la sua effettiva condizione: la nobiltà travestita da lacchè. Al polo opposto di Ruy Blas troviamo Don Sallustio, un nobile che ha in sé una natura vendicativa. Anche in questo caso il ruolo sociale e la verità interiore sono in conflitto. Ruy Blas con la sua sublime integrità, che anche davanti alla proposta allettante di fuggire con la regina preferisce proclamare la verità, e Don Sallustio con la sua grottesca diabolicità, che non esita a far assassinare il cugino: la presenza dell’uno esalta quella dell’altro, come la teoria di Hugo presuppone.