il drago, il custode, lo straniero

 

Titolo: Il Drago, il Custode, lo Straniero
Autore: Enrico Pompeo
Editore: Edizioni Creativa
Anno di pubblicazione: 2016
Pagine: 171
Link all’acquisto: cartaceo/e-book

3gufetti

 

 

 

Il Drago, il Custode, lo Straniero di Enrico Pompeo è la storia di uomo, o meglio delle tre anime dello stesso uomo. Un percorso di crescita, duro e sofferto, fatto di azioni e di decisioni spesso estreme, specchio di una o più interiorità in conflitto con il mondo esterno e con gran parte delle persone che lo popolano. Ma è anche un percorso di scoperta, di sé innanzitutto e e della miseria e della grandezza umana.

Il Drago è un uomo disincantato, che, come scritto nella sinossi, “azzanna la vita”, con un disprezzo nei confronti di ogni cosa o persona; in un tentativo di vivere al massimo, convinto della propria superiorità che lo differenzia da chi si lascia semplicemente trasportare dagli eventi, in realtà riempie il proprio vuoto personale con emozioni forti che, alla lunga, diventano una routine che non gli dà nulla. Il Drago è un personaggio scomodo, una figura antipatica di cui, se si può condividere l’analisi che vuole il mondo contemporaneo alienante, di certo non si può condividere il suo modo di reagire, perché sterile o peggio distruttivo.

Cancellare immediatamente ogni ricordo. Vivere nell’incoscienza del passato. Niente rimorsi, nessun rimpianto. Solo l’esigenza di bruciare il presente.

Il Custode è invece un uomo che resta sempre rinchiuso nel suo covo e da lì smercia droga, complice e vittima di un traffico da cui non riesce a staccarsi. Sono tanti e strani i personaggi che gli ruotano attorno, tra chi è senza scrupoli e chi non riesce a sostenere l’amarezza della vita. La stessa amarezza che scivola anche sul Custode, che rintanato nel suo antro osserva le esistenze altrui, finché quella prigionia forzata diventa insopportabile e nasce il desiderio di cambiamento, che si concretizza in una fuga, anche da quanto di bello si è incontrato.

Mi siedo su un muretto e aspetto. L’ho imparato dai ragni: ne ho visti tanti inerpicarsi su traiettorie imprevedibili per costruire ragnatele dove attendere l’arrivo del proprio pasto volante.

Infine, lo Straniero è un fuggitivo giunto in Brasile, dove viene fatto schiavo in una miniera: qui conosce la sofferenza e l’umiliazione, ma riesce scappare. Grazie a incontri a cavallo tra una spontanea umanità e secondi fini, si inoltra nella foresta amazzonica, dove incontra una comunità indigena. È qui, tra questa gente, che lo Straniero giunge alla fine del suo viaggio e della sua fuga, e, con nuova forza e motivazione, sceglie di prendere in mano la propria vita.

Io piango. Come fosse la prima volta nella mia vita. Poi tutto torna al consueto.

Il Drago, il Custode, lo Straniero è un romanzo decisamente sui generis, complice anche uno stile di scrittura a tratti quasi cinematografico, senza dubbio molto ricco e immaginifico, che si presta a una lettura lenta, ideale per veicolare i vari messaggi del romanzo, sui cui ne svettano due: da un lato la denuncia di un mondo basato sullo sfruttamento, in svariate forme, dall’altra quella della riappropriazione di sé. Se più volte il romanzo evidenzia come quasi tutta la società sia mossa dalla “legge del più forte”, dove vince chi “mangia” gli altri, è vero anche che da questo modo di fare si può uscire, “azzannando la vita” similmente al Drago, ma con una nuova consapevolezza frutto delle esperienze accumulate.

In conclusione, questo romanzo è una lettura interessante, una denuncia contro un mondo reso ingiusto da chi lo abita, un’analisi profonda di un uomo che, sbagliando, cerca di reagire.