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L'orizzonte delle dimensioniTitolo: Oltremondo. L’orizzonte delle dimensioni
Autore: Marta Leandra Mandelli
Editore: Edizioni A.Car
Anno di pubblicazione: 2015
Pagine: 704
Link all’acquisto: cartaceo

 

 

 

 

Oltremondo. L’orizzonte delle dimensioni di Marta Leandra Mandelli è il secondo capitolo della trilogia fantasy iniziata con Petali di rosa e fili di ragnatela. E, sin da subito, ci accorgiamo come la situazione sia del tutto mutata: dei quattro ragazzi spensierati e spaesati che nel primo volume avevano lasciato Milano ora non ne rimane che un ricordo lontano. I quattro eredi di Oltremondo, Siobhan, Adrian, Rowan e Ian, sono pronti a farsi carico del futuro delle dimensioni, per le quali intraprenderanno un viaggio alla ricerca di misteriosi strumenti magici e di alleati per sanare la Fiamma, l’essere che permette l’esistenza del multiverso, e per combattere l’imminente attacco di Selwyn, il gemello di Siobhan. La vicenda si divide così in quattro rami, trasportandoci in altrettante dimensioni diverse, dove comunque Milano continua, in qualche modo, ad aleggiare sullo sfondo, e seguiamo gli eredi cercare di portare a termine la missione loro affidata, tra incertezze che però verranno sopperite dal coraggio e soprattutto dalla volontà di sacrificare se stessi in nome di qualcosa di più grande. Non solo: in questo secondo romanzo incontriamo anche due nuovi personaggi che ci accompagneranno per gran parte della vicenda, rivestendo un ruolo fondamentale; da un lato abbiamo Damian, un ragazzo che soffre di asma, insoddisfatto della propria vita e soprattutto di se stesso, che coglie un’occasione insperata, e agli occhi del lettore nefasta, per cambiare, mentre dall’altro lato c’è Tyler, il leader di una band, un ragazzo tormentato che cerca rifugio nella droga e in quanto lo aiuti a non pensare a ciò che davanti ai suoi occhi si rivela sempre più come una realtà parallela.

Oltremondo. L’orizzonte delle dimensioni si arricchisce quindi di nuovi punti di vista e situazioni, ma la ricchezza di questo romanzo non sta solo nella sua movimentata e godibile trama, su cui non sveliamo altro. Infatti, intorno alla narrazione ruotano una serie di tematiche che, a seconda dei casi, entrano con prepotenza nella storia oppure restano appena ai margini, ma non per questo non si insinuano in chi legge: si parla di ambiente, di tecnologia, di responsabilità, di coscienza di sé, di famiglia, di amicizia, di amore. E come i protagonisti viaggiano da una dimensione all’altra, così viaggiano queste tematiche, riflettendosi nelle ali speculari degli angeli e dei demoni o nella sabbia del deserto dove vaga Rowan, perdendosi nel fumo dell’ennesima sigaretta di Tyler oppure tra gli scaffali di un un negozio di fotografie. Ma, in ogni caso, sono due i temi che svettano sugli altri. Il primo è il raggiungimento della piena coscienza di sé, dei punti di forza e di quelli di debolezza, compresi quei lati oscuri che si vogliono tacere, iniziato nel primo romanzo e qui concluso con i quattro viaggi paralleli, dove Siobhan, Adrian, Rowan e Ian scavano dentro se stessi per affrontare la situazione che hanno davanti. Il secondo è l’amore: da una parte Siobhan e Adrian vivono il dramma di un sentimento che, nonostante le paure e i divieti, necessita farsi carne, dall’altra parte Selwyn affronta un altro dramma, precipitando in un’ossessione in cui si bea e alimenta il proprio odio.

La figura si Selwyn è senza dubbio la più affascinante dell’intero romanzo, grazie alla sua complessità che, se nel primo capitolo era intuibile, qui esplode in tutte le sue sfaccettature: il gemello di Siobhan, che arde di un amore malato per lei, plasma la realtà a suo piacimento per raggiungere il proprio scopo, incurante degli altri e delle dimensioni che proprio a Siobhan sono state affidate. Dal canto suo, la ragazza non perde la tendenza ad oscurare gli altri con le proprie sofferenze, una cosa che nel primo capitolo della saga mi aveva un po’ infastidito, ma guadagna però in risolutezza, divenendo quella figura senza la quale tutti, amici e notabili, si sentono sperduti.

Lo stile dell’autrice è convincente, più maturo di come lo ricordavamo nel primo romanzo: sono abili le pennellate che dipingono l’animo dei protagonisti e pesati i tratti che disegnano le ambientazioni. La lettura è scorrevole, complice la scrittura che, pur essendo evocativa, resta semplice. Continuo a non apprezzare del tutto la narrazione al presente, ma questo è un mio gusto personale.

Per concludere, L’orizzonte delle dimensioni è una lettura complessa e appassionante, dove il genere fantastico lascia spazio a suggestioni fantascientifiche, un viaggio che ci trasporta verso un finale che ci lascia con il fiato sospeso, desiderosi di gettarci tra le pagine del terzo e conclusivo volume.

Siamo in pieno autunno. L’oceano è il blu più intenso che io possa immaginare, zaffiro impetuoso che canta la nostra musica. Le lunghe onde si avvicendano contro la scogliera senza fetta; sanno che arriveranno e che si ritireranno e continueranno a farlo anche quando tutto sarà finito e quando i miei sospiri saranno solo un ricordo lontano.