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Titolo: Bestie
Autore: Nerina Codamozza e Lucia C.  Silver
Editore: È scrivere
Anno di pubblicazione: 2016
Pagine: 37
Link all’acquisto: e-book

 

 

 

Bestie è la seconda uscita della collana di racconti gratuiti ESCrivere, curata dalla community per scrittori È scrivere (vi avevo parlato di questa interessante iniziativa nella recensione del primo racconto). Il volume è composto da due brevi racconti che si divorano velocemente. Il primo, scritto da Nerina Codamozza, è intitolato La Fabbrica di occhi, i pesci e i formicaleoni, mentre il secondo, di Lucia. C. Silver, è La bestia e l’uomo.

I due racconti, almeno all’apparenza, paiono molto diversi tra loro: il primo è incentrato su una bambina bloccata in una fabbrica un po’ inquietante, mentre il secondo si concentra sulla frenetica e disperata corsa di un lupo tra le fronde di un bosco. Ma in realtà, e infatti sono stati posti all’interno dello stesso volume, hanno molto in comune: a partire dalla presenza di “bestie” – che poi che è davvero “bestia” in queste storie? – sino all’atmosfera opprimente, al senso di perdita che comunicano e alla tematica della prigionia, mentale prima che fisica.

In La Fabbrica di occhi, i pesci e i formicaleoni ci troviamo quindi rinchiusi in questa fabbrica, che osserviamo con gli occhi di una bambina, il cui sguardo sul reale perde i connotati dell’innocenza tipici dell’infanzia per divenire, terribilmente, disilluso. Questa bambina, di cui non sappiamo il nome e conosciamo pochissimo, ci racconta di vivere su un’isola, che pare separata dal resto del mondo, dove tutto ruota attorno alla fabbrica di occhi, comprese le gite scolastiche. E questa fabbrica si rivela essere una prigione, come una prigione è l’isola, e la bambina non è che una delle tante creature, tra umani e bestie, che sono costrette a vivere lì, in trappola. E su questa condizione forzata aleggia, per tutti, proprio quel senso di perdita cui accennavo sopra: la vita sull’isola dominata dalla fabbrica è privazione di quello che si aveva e si ha perduto (per gli occhi dei pesci il mare, per i pesci-sirene le gambe, un amico per la bambina) e per quello che non si potrà mai avere.

Così adesso che nessuno sa dove mi trovo, e sono chiusa nel bagno della Fabbrica, pensare a queste cose mi fa sentire che ho ancora potere. Mi sembra quasi che non sarebbe tutto finito neanche se rimanessi qua in eterno perché potrei ascoltare i miei ricordi e allora li ripasso uno per uno così non c’è il rischio di dimenticarli.

Il secondo racconto, La bestia e l’uomo, è la storia, brevissima ma non per questo meno profonda, di un lupo e della sua caccia, una caccia che vuole essere un’immersione nella bestialità, intesa come naturale istinto animale, ma che è in realtà velata da una maledetta umanità, concepita come negativa perché associata a sentimenti come odio e rimorso. E questa caccia non è che l’espressione della nostalgia per un passato che è stato estirpato e della disperazione per un presente in cui non ci si rispecchia e in cui ci si sente intrappolati. Ma non solo: è anche la constatazione che, nella solitudine, non c’è speranza di cambiamento.

Il lupo rallentò la corsa fino a progredire con cautela fra le radici esposte degli alberi, attento a non farsi notare dalla preda. Si muoveva con eleganza nel buio della notte. L’odore di carne si fece più intenso, riusciva persino a udire il battito del cuore del cerbiatto, a pochi metri di distanza. La caccia stava per iniziare.
Ululò, pur sapendo che nessun branco lo avrebbe raggiunto.