feuilleton

Feuilleton di Maura Maffei

 

Titolo: Feuilleton
Autore: Maura Maffei
Editore: Edizioni della Goccia
Anno di pubblicazione: 2105
Pagine: 174
Link all’acquisto: cartaceo

3gufetti

 

 

 

Feuilleton di Maura Maffei è un breve romanzo ambientato nella Dublino di fine ‘800 o, come la stessa autrice a un certo punto afferma, una piccola parabola, che noi ci sentiamo di definire anche deliziosa. Perché questo libro, che richiama nel titolo il genere del feuilleton, forse meglio conosciuto come romanzo d’appendice, una pubblicazione a puntate su un giornale con il fine di incontrare i gusti del lettore medio e quindi facile a colpi di scena eclatanti e a tratteggiare personaggi un po’ sopra le righe, con trame spesso un po’ melense – per quanto alcuni capolavori della letteratura abbiano visto luce proprio sotto questa forma, come I Fratelli Karamazov di Dostoevskij -, è un gioco sapiente e divertito, che ricorda che la realtà ha un suo imprevedibile modo di parlarci e che il bene c’è, sempre, e ha anche un’identità precisa.

Ma prima di continuare con la nostra analisi, torniamo alla trama, dove le caratteristiche del romanzo d’appendice sono ben evidenti, con un triangolo amoroso e un, seppur particolare, colpo di scena. Sir Ardal Mac Corra, un giovane e ricco industriale, e sua moglie Sibéal, bella e infelice, con i loro litigi hanno ormai occupato la pagina che il quotidiano locale riserva al feuilleton. In effetti, danno molto da parlare: Ardal torna a casa saltuariamente, rintanato sempre nella sua fabbrica, e Sibéal frequenta in pubblico un altro uomo, il celebre giornalista Doug Doherty. Proprio Doug propone a Sibéal di andare a vivere con lui; lei non lo ama, anzi, ma si sente talmente sola che accetta. I ricordi affiorano: la scelta di sposare Ardal per fare ingelosire un altro uomo, l’avergli gridato la prima sera delle nozze che lo ha sposato solo per il denaro, la solitudine. Sibéal decide di chiedere il divorzio ad Ardal, ma lui rifiuta. La donna, convinta che il marito sia solo un bigotto, lo pedina per estorcerglielo. Ma scoprirà qualcosa che le cambierà per sempre la vita.

Proprio nella scoperta di Sibéal potremmo dire che si trova “l’imbroglio” ordito da Feuilleton di Maura Maffei, perché questa scoperta fa prendere al romanzo una svolta del tutto inaspettata, trasformandolo quasi in un’opera didascalica. E così il romanzo d’appendice diventa all’improvviso qualcosa di diverso e, pur mantenendo una parvenza giocosa, diventa serio, perché ciò che dice riesce a toccare nel profondo o se non altro a far nascere degli interrogativi. Che cos’é l’amore? Qual è il significato del matrimonio? E il valore del sacrificio? La figura di Sibéal ci guida nello svelare la risposte a queste domande, in un viaggio dentro un animo femminile ferito, in bilico, come dice Ardal, sulla lama da un rasoio: da un lato la perdizione, dall’altro la salvezza. E se la perdizione consiste nella vile rinuncia a quanto di buono e bello non si ammette di desiderare, nella disperazione di non comprendere di meritare la felicità, la salvezza è invece la piena accettazione di avere un valore, di appartenere a qualcuno, perché in prima battuta si appartiene a Qualcun altro. E così Dio entra all’interno delle pagine di questo romanzo, per quanto la sua presenza sia testimoniata sin da subito dalla figura di Ardal, la cui umanità è esemplare, evidentemente mossa non da una semplice filantropia, ma da un amore nei confronti del prossimo, visto come un fratello, che nasce come sfida, ma diventa offerta gratuita e sublime. Lo sguardo di Ardal nei confronti di Sibéal è lo sguardo di chi nutre un amore disinteressato e puro, attento al destino dell’altro, alla sua piena realizzazione: Ardal ama la moglie, ama il suo destino, ama tutto di lei.

Feuilleton di Maura Maffei è davvero un piccolo gioiello, che forse non toccherà la sensibilità di tutti, ma il cui valore è innegabile, e non solo per il messaggio, così stridente in questo mondo frenetico dove legarsi – legarsi per sempre! – fa tanta paura. Questo romanzo è pregevole anche per l’attenzione che l’autrice ha avuto nel costruire l’ambientazione irlandese, dipingendo con pochi e sapienti tratti una Dublino viva, grazie anche ad alcuni frasi in gaelico che rendono tutto più credibile.

Un’ultima parola la dedico allo stile, languido ed evocativo, che in alcune pagine pare tratteggiare sulla carta immagini poetiche e dense di significato. Forse non tutti i dialoghi sono credibili e possono risultare leggermente artificiosi, soprattutto nella parte finale dove vengono esposti alcuni pensieri densi di significato.

In conclusione, Feuilleton di Maura Maffei è un interessante libro che trae spunto dai romanzi d’appendice per giocare con un genere spesso guardato con sufficienza, proponendo una trama che può sembrare abusata, ma trasformandola in un’occasione per lanciare un messaggio profondo.

Era stata cieca in quegli anni e, scoprendo i contorni nitidi di sole e i simboli di semplice trascendenza con cui la realtà si esprime al di là degli eventi, era attonita, incapace di rassegnarsi all’abbaglio che l’aveva intrappolata. Possibile che si campi d’apparenza e che tanto ardua sia la conquista del significato di un respiro?