ishtar

 

Titolo: Le lacrime di Ishtar
Autore: Laura Fornasari
Editore: –
Anno di pubblicazione: 2015
Pagine: 825
Link all’acquisto: e-book

4gufetti

 

 

 

Non ricordo esattamente come mi sono imbattuta ne Le lacrime di Ishtar di Laura Fornasari, romanzo fantasy auto-pubblicato dall’autrice, ma si è trattato di un incontro decisamente piacevole. Questo libro dalla mole notevole è stato in grado di catturare la mia attenzione sin dalle prime pagine, riuscendo a trasportarmi in un universo dove la magia è una componente essenziale e a farmi affezionare a buona parte dei suoi personaggi. Ma partiamo da capo e facciamo qualche accenno alla trama.

Hennet è un adolescente che vive nella parte libera dell’Ablamar, uno dei quattro reami su cui Dinadus, re crudele dell’altra parte dell’Ablamar, desidera espandere il proprio dominio. Ma Hennet ha altri pensieri rispetto alla guerra, almeno finché un uomo misterioso giunge al suo villaggio e una notte lo rapisce. Ha inizio così per Hennet un incubo, dove le certezze che sino a quel momento hanno fondato la sua vita vengono infrante: il sangue di Hennet non è umano, non del tutto, almeno. E proprio questo sangue lo rende un’arma che i suoi nemici vogliono usare proprio contro le terre libere dove è cresciuto.

Ma la storia narrata ne Le lacrime di Ishtar non è solo la storia di Hennet, per quanto il giovane sia il protagonista attorno al quale ruota buona parte delle vicende principali, ma è anche la storia di molti altri personaggi, alcuni comprimari, come il mezzorco Arakun, alcuni che si affacciano sulla scena per meno capitoli ma si imprimono nella mente di chi legge, come il mezzelfo Aravar o lo scoiattolo mannaro Bratt. Un discorso a parte va fatto per Lyrah, unico personaggio femminile di spessore insieme alla madre di Hennet, le cui vicende seguono uno sviluppo a sé, aprendo scenari per il secondo capitolo della trilogia.

Quasi ogni personaggio ha quindi una sua complessità, un cammino da percorrere per cambiare e maturare, per raggiungere nuove consapevolezze e, sopratutto in Hennet, ma anche in Arakun, questo cammino è all’insegna dell’accettazione di sé, di quel sangue misto che, prima di lasciare un segno nel corpo, ha scalfito il cuore. È questo il tema portante del romanzo, insieme a quello della diversità, una diversità che crea distanze con la famiglia, con gli amici di sempre, con quelli che sono stati i riferimenti di una vita, ma al tempo stesso cerca disperatamente nuovi legami, nuove radici, nuove fondamenta sulle quali edificare un futuro nel quale non si crede.

foto: lelacrimediishtar.blogspot.it

foto: lelacrimediishtar.blogspot.it

Tutti questi risvolti psicologici rendono Le lacrime di Ishtar un romanzo affascinante, dove la componente fantasy, per quanto sia forte, con la magia, con la presenza di fate, di elfi e di draghi, con le battaglie dal sapore quasi epico, non è l’unica. Le due componenti sono ben bilanciate, come dimostra il finale che toglie il respiro e fa anche commuovere.

Certo, il romanzo ha dei limiti, primo tra tutti il fatto che in alcuni punti certe descrizioni, per quanto rendano il mondo dell’autrice estremamente vivido, rompono il ritmo della narrazione; certe scene, anche belle, risultano un di più che distoglie dallo svolgersi degli eventi, facendo cadere la tensione che si è creata. Il secondo limite è, in certe pagine, la presenza del narratore onnisciente: ogni tanto si salta dalla testa di un personaggio all’altro in modo repentino, pena la mancanza di immedesimazione.

Un’ultima parola la voglio dedicare allo stile dell’autrice, che ho trovato efficace e curato, in grado di rendere la lettura scorrevole, e al personaggio di Rayanath, il drago che è una leggenda nel mondo di Hennet, la cui storia all’interno del romanzo varrebbe un libro a sé e la cui complessità e sorprendente umanità lo rende di gran lunga il personaggio più riuscito.

Le lacrime di Ishtar è dunque un esordio interessante, la premessa per una nuova saga fantastica che può lasciare il segno.

La luce della fiamma rivelò qualcosa che gli occhi non avevano saputo vedere. Sul viso e sulle braccia grassocce della neonata il bagliore aranciato mostrò un sottile disegno di scaglie, come la pelle di un rettile. Gli occhi di Marian si allargarono per lo stupore, Karyan con gesto rassegnato abbassò la mano e mosse lentamente le dita mentre la fiamma si spegneva così com’era apparsa, svanendo nel nulla.
La bambina si era addormentata fra le sue braccia, ignara di tutto.
Umana?
Davvero si era illuso a tal punto.