La masseria delle allodole

 

TitoloLa masseria delle allodole
Autore: Antonia Arslan
Editore: Rizzoli
Anno di pubblicazione: 2004
Pagine: 236
Link all’acquisto: cartaceo

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La masseria delle allodole di Antonia Arslan è uno di quei romanzi che colpiscono come un pugno nello stomaco: drammatico e terribile, ma al tempo stesso bellissimo, una volta letta l’ultima pagina lascia i brividi sulla pelle. Perché è una storia vera, e non una di quelle che si scorda facilmente. Il libro tratta del genocidio armeno perpetuato dall’impero ottomano tra il 1915 e il 1916, concentrandosi sul destino di una famiglia che vive in una piccola città dell’Anatolia, parenti della stessa autrice. Il romanzo ci introduce in questa famiglia, facendoci sin dalle prime pagine conoscere queste persone piene di vita, legate alle tradizioni del loro popolo e della loro casa, segnata da un’allegria un po’ chiassosa. Questa casa, dopo quasi quarant’anni, è pronta a riaccogliere Yerwant, che solo tredicenne ha lasciato la famiglia per studiare a Venezia. Per il suo ritorno, l’intera famiglia si sta adoperando a rendere la masseria delle allodole, la loro dimora di campagna sulle colline dell’Anatolia, un luogo splendido. I preparativi fervono, guidati da un’euforia che ravviva le placide e liete giornate della famiglia: del farmacista Sempad, uomo onesto e buono, delle sorelle Anziv e Veron, prese dai loro sogni d’amore, di Shushanig, la madre attenta, e dei bambini.

Ma Yerwant non tornerà mai nel paese natio: è il 1915 e l’Italia entra in guerra, chiudendo le frontiere, mentre i Giovani Turchi dell’impero ottomano desiderano creare uno stato turco, dove le minoranze non sono ben accette. E sulla famiglia di Sempad si scateneranno l’orrore e la morte.

Uccisi gli uomini in modo spietato, proprio in quella masseria che agli occhi dei turchi è simbolo della ricchezza degli armeni, per le donne e per un bambino della famiglia, scambiato erroneamente per una femmina, inizia una lunga marcia segnata dalla fame, dalla sete, dalle umiliazioni, dalla crudeltà, dove molte persone se non sono uccise si lasciano morire perché senza più nulla.

In questo terribile viaggio, le donne armene si aggrappano alla vita con disperazione, senza perdere la speranza di salvare almeno i bambini; e grazie al loro sacrificio e all’aiuto di alcune persone che non possono accettare la violenza che stanno subendo, i bambini si salveranno e potranno raggiungere proprio Yerwant.

La masseria delle allodole è un romanzo colmo di nostalgia per un tempo perduto, per un sogno spezzato e soprattutto per una famiglia distrutta, ma è al tempo stesso dolce come una fiaba, nonostante l’orrore che racconta. Un affresco che tratteggia il dramma di un popolo, incarnato nel destino di una famiglia come tante, che ricorda uno dei drammi della storia troppo spesso dimenticato. Ogni anima che si incontra in questo libro lascia inevitabilmente un segno, per il suo destino, per il suo coraggio, per la sua disperazione: entrano così nel cuore personaggi che fanno delle brevi apparizioni, come la madre a cui viene ucciso il figlio appena nato e che riuscirà a sopravvivere, oppure Haparzum, il nonno della famiglia, che in punto di morte ha il presagio della tragedia imminente e prega affinché almeno il nipote più piccolo sia salvo (e così avverrà) o la cuoca Araxy, dedita alla famiglia, incapace di perdonarsi di essere scampata allo sterminio.

In conclusione, La masseria delle allodole è un libro che deve essere letto.

Zio Sempad è solo una leggenda, per noi: ma una leggenda su cui abbiamo tutti pianto.