Harry Potter e la Maledizione dell'Erede

 

Titolo: Harry Potter e la Maledizione dell’Erede
Autori: J.K. Rowling, John Tiffany, Jack Thorne
Editore: Salani
Anno di pubblicazione: 2016
Pagine: 380
Link all’acquisto: cartaceo/e-book

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Harry Potter e la Maledizione dell’Erede, ancora prima che iniziassi a leggerlo, ha suscitato in me sensazioni decisamente contrastanti: da un lato c’era l’entusiasmo per questa nuova avventura della saga che mi ha accompagnato durante l’adolescenza, dall’altro un brutto presentimento che mi suggeriva che, almeno in parte, mi avrebbe deluso. Ecco, il presentimento diceva il vero. Questo nuovo Harry Potter non è brutto, non sto dicendo questo: la lettura scorre veloce, i dialoghi, come ci si aspetta da una pièce teatrale, sono brillanti, buona parte delle didascalie sono intessute di una fine ironia, anche la storia di per sé è piacevole. Eppure, a lettura ultimata, non ho potuto che domandarmi se questo ottavo libro fosse effettivamente necessario. E la risposta è stata no, perché, la storia di Harry, Ron e Hermione aveva già trovato la sua conclusione con i Doni della Morte, sul binario 9 e 3/4, con quelle parole, semplici eppure dense di significato, che ci dicevano che “andava tutto bene”: Voldemort sconfitto, niente più dolore alla cicatrice da diciannove anni, una moglie e tre figli, gli amici di sempre al proprio fianco. Ma è proprio da questa conclusione che riparte La Maledizione dell’Erede.

TRAMA

La vicenda ha inizio là dove ci aveva lasciato l’epilogo del settimo romanzo della saga: Harry saluta il suo secondogenito, Albus Severus, prima che parta per il suo primo anno a Hogwarts, il ragazzino gli confessa il timore di essere smistato in Serpeverde e il padre lo rassicura. Tuttavia, la sua paura si realizza, e in fretta assistiamo ai suoi primi anni di scuola, dove diventa un’emarginato e porta il peso di un cognome che lo fa sentire inadeguato. Nelle prime scene, assistiamo anche alla nascita dell’amicizia tra Albus e Scorpius, il figlio di Draco Malfoy, che agli occhi di tutti è un po’ “sfigato”. Il rapporto di Albus con Harry non è dei migliori: i due non riescono a comprendersi l’un l’altro e, nonostante gli sforzi di Harry, Albus resta chiuso in se stesso.

Un giorno, dopo aver origliato una conversazione di suo padre con Amos Diggory, si mette in testa di salvare Cedric Diggory. Insieme a Scorpius, usa una Giratempo per modificare il passato, dando inizio a una serie di eventi che sconvolgeranno il mondo magico e faranno lottare fianco a fianco figli e genitori.

Harry Potter e la Maledizione dell'Erede

foto: Warner Bros. Pictures

PERSONAGGI

Sono tanti i personaggi della saga che riappaiono in Harry Potter e la Maledizione dell’Erede, anche se senza dubbio gran parte della vicenda è incentrata sulla nuova generazione incarnata da Albus e Scorpius. I due sono un po’ due outsider, due ragazzi che sentono gli occhi degli altri sempre su di sé e che si sentono giudicati e anche per questo diventano amici. Il loro rapporto è puro e sincero, come era (ed è) quello che lega Harry, Ron e Hermione. Scorpius, studioso e imbranato, ma coraggioso e leale, è la controparte di Albus, arrabbiato e testardo. Sono loro che di fatto ci conducono lungo le scene più cruciali della vicenda, ad esclusione di poche eccezioni, una su tutti il discorso sull’amore che Harry ha con il ritratto di Silente, e senza dubbio sono due personaggi efficaci.

Per quanto riguarda il resto, Harry, Ron (poco presente, purtroppo, e forse troppo relegato al ruolo di macchietta comica) e Hermione sono quelli che abbiamo conosciuto nei libri. Una menzione particolare va a Draco Malfoy, che ho apprezzato in particolare: il suo positivo cambiamento, che già avevamo intravisto nell’ultimo libro, qui diviene palese, anche se non per questo Draco si trasforma in una persona affabile, ma senza dubbio questa sua immagine matura, in più sensi, è bella. Ginny non mi ha convinto nella saga e non mi convince nemmeno qua.

STILE

Poche parole sullo stile; come già detto, la lettura è scorrevole e i dialoghi brillanti. Non si sprecano parole, non ci sono frasi scialbe, ma è tutto calibrato. Ho apprezzato molto alcune didascalie, perché mi hanno ricordato, in piccolo, la potenza descrittiva che contraddistingue la penna della Rowling.

GIUDIZIO

E quindi cosa dire su questo Harry Potter e la Maledizione dell’Erede? In conclusione, diciamo che non aggiunge niente a quanto già era stato narrato nella saga, da cui attinge abbondantemente presentando situazioni note, come l’uso della Pozione Polisucco per infiltrarsi nel Ministero oppure l’utilizzo della Giratempo stessa (senza contare che nei romanzi è evidente che il tempo sia una linea continua dove una modifica fatta al passato è già stata fatta – per cui Harry nel terzo libro salva se stesso con il Patronus perché si è già salvato con il Patronus -, mentre qui si creano realtà parallele). Certo, il libro ci ricorda il valore dell’amicizia, ci rammenta che essere genitori ed essere figli non è sempre semplice, che può essere difficile comprendersi a vicenda, ma che, se ci si ama, un punto di contatto lo si trova sempre.

I fasti dei romanzi sono purtroppo lontani e alcune situazioni sembrano scritte per far felici i fan, come quella che riguarda Piton. Ed è proprio per questi motivi che Harry Potter e la Maledizione dell’Erede lascia l’amaro in bocca e non supera la votazione di due gufi su cinque, pur restando una lettura piacevole.

Serpeverde, Grifondoro, qualunque etichetta ci mettano addosso, io so per certo che il tuo cuore è buono.