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Si potrebbero trovare miriadi di definizioni per l’opera I Miserabili di Victor Hugo: romanzo storico, romanzo di denuncia sociale, epopea popolare. Non esiste una definizione più corretta dell’altra. È indubbio che la componente storica sia una parte essenziale del romanzo quanto la tematica popolare che sfocia nella denuncia; questi collegamenti sono anzi ribaditi dallo stesso autore in poche righe poste ad apertura di pagina del libro:

Fin quando esisterà, per causa delle leggi e dei costumi, in piena civiltà, una dannazione sociale che crea artificialmente, in piena civiltà, degli inferni e che complica con una fatalità umana il destino, che è divino; fin quando i tre problemi del secolo, la degradazione dell’uomo a causa dell’indigenza, la rovina morale della donna a causa della fame e l’atrofia del fanciullo a causa delle tenebre che lo circondano, non saranno risolti; fin quando, in certe regioni, sarà possibile l’asfissia sociale; in altre parole, e, sotto un punto di vista ancora più esteso, fino a quando si avranno sulla terra ignoranza e miseria, i libri come questo non saranno forse inutili.

Ad ogni modo esiste un’ulteriore definizione che è opportuno aggiungere: I Miserabili sono la storia di un uomo, Jean Valjean. Chi è Jean Valjean? Eccone un breve ritratto, così come appare all’inizio della vicenda.

Jean Valjean è un ex galeotto uscito di prigione, in cui vi era entrato per aver rubato un tozzo di pane, nella speranza di poter sfamare la sorella e i figli di questa. Dopo aver subito un aumento della condanna a vent’anni a causa dei continui tentativi di evasione, Jean Valjean si trova finalmente fuori dal bagno penale. Tuttavia la prigione lo ha segnato, lo ha persuaso che la società umana è nata per fare del male e gli uomini per maltrattare. Come afferma l’autore, durante questi anni Jean Valjean si è convinto che la vita è una guerra, dove lui è il vinto; e non avendo altra arma che l’odio, ha deciso di affilare quest’arma in galera e di portarla con sé una volta uscito. La condanna spietata che ha dovuto subire lo ha trasformato in bestia. Una bestia che, nel suo girovagare, viene evitata e cacciata da tutti. Tutti, tranne uno. Ed è proprio dall’incontro con questo uno che inizia una trasformazione in Jean Valjean, trasformazione che segnerà non solo la sua persona, ma anche coloro che incroceranno il suo cammino.

Si può quindi dire che la storia abbia inizio da un incontro, e così si sviluppa, seguendo una serie di tappe che non sono nient’altro che ulteriori incontri che Jean Valjean compie nel suo percorso di redenzione. Perciò è forse più giusto precisare che I Miserabili sono non solo la storia di un uomo, ma anche della sua espiazione.

Primo incontro: Jean Valjean e monsignor Bienvenu

Nel suo girovagare Jean Valjean giunge a Digne, dove cerca un alloggio ma nessuno vuole ospitarlo. L’unica porta aperta, fisicamente e non, è quella del vescovo, monsignor Bienvenu. Il vescovo accoglie Jean Valjean in casa propria senza domandargli nulla in cambio e soprattutto senza condannarlo. La cosa sconvolge Jean Valjean:

«Signor curato», disse l’uomo, «siete molto buono: non mi disprezzate. Mi ricevete in casa vostra. Fate accendere le candele apposta per me. Eppure io non vi ho nascosto da dove vengo e sapete che sono uno sciagurato.»

E la risposta che riceve a questa obiezione lo sconvolge ulteriormente:

«Potevate non dirmi chi siete. Questa non è casa mia, è la casa di Gesù Cristo. Questa porta non domanda a chi entra se ha un nome, ma soltanto se ha un dolore. Voi soffrite; avete fame e sete; siate il benvenuto. […] Che bisogno ho di sapere il vostro nome? Del resto, anche prima che me lo diceste io sapevo come vi chiamavate. […] Vi chiamate mio fratello».

L’accoglienza e la pietà del vescovo colpiscono molto profondamente Jean Valjean, tanto che non se ne capacita. È un paradosso: durante il bagno penale Jean Valjean ha imparato a odiare ed essere odiato, desiderando invece completamente l’opposto, o in ogni caso sperando di vedere un poco di umanità in chi gli stava di fronte; tuttavia, proprio nel momento in cui questa umanità irrompe nella sua vita, lui si tira indietro, seguendo quell’istinto da bestia in cui è stato trasformato. Quella fiducia che è riposta in lui da monsignor Bienvenu lo spaventa, e la paura è ancora troppa perché Jean Valjean possa comprendere cosa il vescovo gli sta chiedendo.

Jean Valjean, nel pieno dello smarrimento, prova prima il desiderio di uccidere monsignor Bienvenu, poi gli ruba l’argenteria e tenta di fuggire, ma viene catturato e ricondotto in presenza del vescovo, che per scagionarlo dice che l’argenteria è stata un suo regalo. E a questo punto monsignor Bienvenu pronuncia delle parole che, nonostante il timore, non possono non toccare Jean Valjean:

«Non dimenticate, non dimenticate mai che mi avete promesso d’impiegare questo argento per diventare un uomo onesto. […] Jean Valjean, fratello mio, voi non appartenete più al male, appartenete al bene. Io ho comprata la vostra anima: la sottraggo ai pensieri neri e allo spirito della perdizione, e la regalo a Dio».

È la prima volta che Jean Valjean conosce il perdono, e tale perdono è come un attacco mosso dal vescovo nei suoi confronti: lo spinge a rinunciare all’odio di cui gli uomini gli avevano riempito il cuore e a cui si era abituato. Nonostante in un primo momento permanga ancora l’istinto, per cui Jean Valjean ruba una moneta a un bambino, quasi subito il cuore e l’intelligenza si ribellano al galeotto che porta con sé l’odio e lo chiamano a diventare un uomo nuovo.

Guardò la sua vita, e gli parve orribile; la sua anima, e gli parve spaventosa. Tuttavia sorgeva un’alba di dolcezza su quella vita e quell’anima.

Ha inizio il cammino di redenzione di Jean Valjean, in cui il salvato diventa salvezza per gli altri.

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Secondo incontro: Jean Valjean e Fantine

Fantine è una giovane madre che, abbandonata dall’amante, è costretta ad affidare la figlia di pochi anni a una famiglia di locandieri, a cui deve pagare un contributo mensile che aumenta sempre più. Dopo aver perso il posto presso la fabbrica dove lavorava, Fantine, che ormai è malata a causa della miseria in cui vive, inizia un percorso di degradazione, che scandito da tre tappe che la portano a rinunciare a qualcosa di sé. Per poter pagare il contributo vende prima i suoi capelli, dopo i suoi denti davanti e dopo ancora il suo corpo. Fantine è convinta di aver ormai esaurito il proprio destino, e non le importa di nulla se non di sua figlia.

Fantine viene poi arrestata per avere risposto a degli insulti che le venivano porti da un signore; tuttavia viene subito liberata per ordine del sindaco, che in realtà è Jean Valjean sotto falso nome. Infatti, dopo aver scoperto la storia della giovane, Jean Valjean prova pietà nei suoi confronti e promette di prendersi cura di lei e della sua bambina:

«[…] Vi darò tutto il necessario. E ridiventerete onesta ridiventando felice. E, in fondo, se tutto è come avete detto, e non ne dubito, vi dirò che non avete mai cessato di essere virtuosa e santa dinanzi a Dio. Siete soltanto un’infelice!».

Nonostante le premure di Jean Valjean, la malattia di Fantine peggiora; e anche i tentativi di ricondurre la bambina alla madre falliscono: i locandieri si approfittano della generosità di Jean Valjean per guadagnare più denaro. Nel frattempo la vera identità di Jean Valjean ritorna a galla, per sua stessa opera, in quanto non poteva sopportare che un innocente venisse condannato al suo posto. A questo punto la polizia irrompe nella stanza di Fantine, dove Jean Valjean si trova e, date le condizioni di salute della giovane, le sta raccontando che sua figlia è ormai arrivata. Fantine, alla vista della polizia e alla scoperta che in realtà la sua bambina non è lì, ha un tracollo e muore.

Jean Valjean, col cuore colmo di pietà, prima di lasciarsi arrestare, prende commiato da Fantine, parlandole sottovoce.

Che cosa le disse? Che cosa poteva dire quell’uomo che era condannato, a quella donna che era morta? Che parole saranno state? Nessuno le udì sulla terra. E la morte le udì? Ci sono certe illusioni commoventi che sono forse realtà sublimi. È certo almeno che suor Simplice, unico testimone di quella scena, ha spesso raccontato che nel momento in cui Valjean parlò all’orecchio di Fantine, vide distintamente spuntare un ineffabile sorriso su quelle labbra pallide e su quelle pupille senza sguardo già piene dello stupore del sepolcro. 

Jean Valjean ha ora una promessa da mantenere: salvare la figlia della donna che considera una martire. E questa promessa, cioè la volontà di rendere giustizia a una madre e di fare in modo che il suo sacrificio non sia stato vano, lo spingono a fuggire dalle mani della polizia.

Terzo incontro: Jean Valjean e Cosette

Cosette è la figlia di Fantine e a soli otto anni è la serva della locanda dove la madre è stata costretta a lasciarla. Una notte è obbligata ad andare a prendere un secchio d’acqua: Cosette, vestita appena di stracci, è obbligata a sfidare il freddo e a portare un secchio troppo pesante per lei. E nel buio della notte la paura non tarda ad arrivare.

Tuttavia la povera creaturina disperata non poté trattenersi dal gridare: «Oh mio Dio!… mio Dio!…». In quel momento sentì, improvvisamente, che il secchio non pesava più. Una mano che le parve enorme, aveva preso il manico del secchio che lei portava. Vi sono istinti in tutte le occasioni della vita. La bimba non ebbe paura. 

È la mano di Jean Valjean; è lui che risponde al grido di soccorso della bambina e che la riconduce alla locanda dove, pagando, riesce a liberala e la conduce con sé a Parigi. E qui per la prima volta da quando la madre l’ha lasciata, Cosette conosce l’amore. Cosette diventa per Jean Valjean figlia così come lui diventa padre per lei. Fra i due nasce un rapporto di simbiosi.

Col passare del tempo Cosette cresce, e la sua infanzia diviene un ricordo sfuocato, un abisso da cui è consapevole che Jean Valjean la ha salvata. Per questo motivo Cosette ama quello che per lei è diventato suo padre, e Jean Valjean non può, e non vuole, chiedere di più: è grazie a quell’amore che si sente bene.

Il pover’uomo trasaliva inondato da una gioia angelica; […] egli si diceva che veramente non aveva sofferto abbastanza per meritare così tanta felicità, e ringraziava Dio, dal più profondo dell’anima, di aver permesso che fosse amato così, lui miserabile, da quell’essere innocente.

Tuttavia Jean Valjean ha timore che questo amore possa essergli sottratto, e quando si rende conto che Cosette è innamorata di un giovane, Marius, la allontana da lui, tentando di preservare l’unica felicità che ha potuto gustare.

 

Quarto incontro: Jean Valjean e Marius

Marius è un giovane barone, povero per aver rifiutato di abbracciare le idee politiche del nonno, follemente innamorato di Cosette; quando scopre che questa sta per partire per l’Inghilterra col padre, disperato dopo aver scoperto che non può sposarsi perché il nonno gli rifiuta un aiuto economico. Sconfortato, Marius decide di partecipare ad una sommossa popolare, convinto che lì troverà la morte e così porrà fine alla sofferenza causata dalla separazione da Cosette. Le scrive una breve lettera per annunciarle la sua prossima morte, ma tale lettera viene intercettata da Jean Valjean. In un primo momento, Jean Valjean gioisce della notizia della morte vicina di Marius: ora più nessuno potrà allontanargli Cosette. Ma Jean Valjean sa di non poter egoisticamente bearsi dell’amore di Cosette, sa di non poter costruire la propria felicità sul dolore di due persone.

Jean Valjean si dirige verso la barricata dove si trova Marius. Nel mezzo delle fucilate, Jean Valjean riesce ad allontanarsi con Marius, che è svenuto perché ferito da una pallottola. I due giungono a casa del nonno di Marius e qui il giovane viene curato.

Di seguito viene celebrato il matrimonio di Cosette e Marius, e Jean Valjean è consapevole di essere il creatore di quella felicità. Ma ormai sente necessario allontanarsi dai due giovani, non far pesare loro il suo passato da galeotto, anche se per lui perdere Cosette è un ritorno nel nulla, il nulla senza amore. Jean Valjean, disperato ma deciso, si sente escluso dal resto del mondo.

«In famiglia! No. Io non faccio parte di nessuna famiglia, né della vostra, né di quella di tutti gli uomini. Nelle case dove si vive in dimestichezza io sono di troppo. Esistono le famiglie, ma non per me. Io sono lo sventurato, l’escluso. Ho avuto un padre e una madre? Quasi ne dubito. Il giorno un cui ho dato marito a quella fanciulla tutto è finito; vidi ch’era contenta, che stava con l’uomo amato, che c’era un buon vecchio, che formavano l’unione di due angeli, che la casa era colma di gioia, che tutto era bene, e allora dissi a me stesso: “Tu non entrerai!”. […]».

Jean Valjean è l’uomo che si sacrifica in nome della felicità di coloro che ama. Il suo percorso di redenzione è quasi giunto al termine, termine che arriva solo nel momento io cui si rende conto che Cosette e Marius continuano ad amarlo, e che anzi non lo amano malgrado il suo passato, ma proprio in nome di quello.